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Omicidio Cenerente, in aula torna l’orrore del massacro

Sara Minciaroni

Omicidio Cenerente, in aula torna l’orrore del massacro

L'imputato parlerà nella prossima udienza / Oggi sentita la fidanzata
Gio, 08/05/2014 - 17:44

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Questa mattina in aula alla presenza delle parti civili (la famiglia Scoscia assistita dall’avvocato Alessandro Vesi e il Comune di Perugia tutelato dall’avvocato Ghirga) sono state ripercorse la fasi delle ispezioni autoptiche sulle vittime dell’assalto al casolare degli Scoscia.

Il delitto

Il massacro. Sergio Scoscia è morto asfissiato, strangolato dopo esser stato colpito a martellate alla schiena e al volto, con lo stesso martello recuperato dagli inquirenti sul luogo del delitto, abbandonato in bella vista sul letto. Almeno dodici i colpi sferrati, nessuno dei quali fatali. E alcuni colpi sarebbero stati inflitti dopo che l’uomo era già a terra, privo di conoscenza. Una violenza inaudita con cui Sergio, l’ex orafo è stato ucciso a martellate. Con svariati colpi che lo hanno devastato, anche al volto. Lasciandolo a terra, riverso nel suo stesso sangue a pochi centimetri dalla madre, Maria Raffaelli, morta in seguito al malore che l’ha colta alla vista del figlio torturato e allo spavento per l’assalto di incredibile violenza. Particolari agghiaccianti illustrati alla corte per dare conto del tipo di aggressione che subirono madre e figlio dal gruppo di criminali che “cercavano l’oro”, E che alla fine del massacro si spartirono secondo l’accusa un bottino di poco più di trecento euro a testa. I risultati della prima ispezione cadaverica sul luogo del delitto e delle successive autopsie sono stati spiegati in aula dal medico legale Anna Maria Verdelli.

Il processo

La testimone. Nella giornata di oggi è stata sentita anche la fidanzata dell’imputato Alfons Gjergji difeso dal legale Luca Maori (sostituito in aula oggi dall’avvocato Aldo Poggioni). Davanti ai giudici Mautone e Narducci (a latere) della corte d’assise di Perugia si è tenuta l’udienza del procedimento a carico dell’unico imputato che ha scelto la via del rito ordinario. La difesa infatti sostenendo che a differenza degli altri, non ci sono tracce genetiche del Gjergji all’interno del casolare della mattanza non ci sarebbero elementi sufficienti per collocare l’imputato sulla scena del “massacro”. La donna, di origine Ungherese ha spiegato i movimenti dell’uomo a lei noti nelle ore precedenti e successive l’omicidio. Spiegando che per quanto ne sapeva lei il Gjergji era uscito la sera prima per andare a prendere un amico ed era rientrato il giorno successivo con un’altra persona.

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E’ stata invece rinviata la deposizione dell’imputato, fissata al prossimo 22 maggio.

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