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Omicidio Bellocchio, l’assassino non parla. L’amica della vittima: “La picchiava”

Sara Minciaroni

Omicidio Bellocchio, l’assassino non parla. L’amica della vittima: “La picchiava”

Francesco Rosi si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ora è in carcere in stato di arresto |Il Commento di Catiuscia Marini
Gio, 26/11/2015 - 00:38

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Omicidio Bellocchio, l’assassino non parla. L’amica della vittima: “La picchiava”

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Francesco Rosi, “reo confesso” (come spiegato dagli inquirenti) dell’omicidio della moglie Raffaella Presta, avvenuto ieri pomeriggio (25 novembre) intorno alle 16 nella villa di famiglia in via del Bellocchio 1 a Perugia. Dopo essere stato portato via dagli inquirenti è stato visitato in ospedale e dopo una quarantina di minuti trascorsi al Santa Maria della Misericordia è arrivato in procura davanti al pm Valentina Manuali.

“La picchiava, la stava isolando”. Intanto quello che emerge dai primi racconti di persone vicine alla vittima è un quadro agghiacciante “a giugno l’aveva anche obbligata a lasciare il lavoro. Non voleva parlarne ma alla fine ha ammesso che la picchiava. Violentemente. Le aveva anche provocato ferite per le quali sarebbe dovuta andare in ospedale ma poi l’aveva convinta lui a non andarci. Così come poi l’ha convinta a smettere di lavorare. Non aveva molte amiche, perchè lui non voleva e non voleva nemmeno che la chiamassimo. La stava isolando. Ora penso solo a quel bambino (il figlio della coppia, ndr) così bello e così perfettamente educato. Un bambino molto intelligente. Sono sconvolta ma il pensiero è per lui”. Eppure quella che appariva all’esterno era l’immagine della “famiglia perfetta – continua il racconto – non avrei mai immaginato vedendoli da fuori quello che lei stava passando”.

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L’assassino non ha parlato. “Non era in condizione di farlo” ha spiegato il suo legale, l’avvocato Luca Maori. E poi è stato portato in carcere a Capanne dove lo attende entro 48 ore l’interrogatorio di garanzia. Eppure solo poche ore prima era arrivata la confessione al telefono “venite ho fatto una cosa tremenda a mia moglie”, aveva spiegato al 112.

Due colpi di doppietta. Il medico legale Laura Paglicci Reattelli ha effettuato una prima ispezione del corpo. Ma i colpi esplosi dalla doppietta che impugnava il 43enne perugino potrebbero essere addirittura due, diretti all’addome. Ma questo lo chiarirà l’autopsia che si terrà nelle prossime ore.

IL VIDEO 

L’arma del delitto. Francesco Rosi non aveva un porto d’armi. Non risulterebbe infatti che lo abbia mai conseguito. Eppure ha sparato e lo ha fatto con un fucile. Una doppietta. Un’arma da caccia che probabilmente era già nella villa di via del Bellocchio. Questi particolari sono al vaglio degli inquirenti, ma non è escluso che il fucile appartenga al padre del reo confesso per l’omicidio di Raffaella Presta. Risulterebbe infatti che Fernando Rosi, noto pediatra perugino, padre di Francesco sia in possesso non solo del porto d’armi ma anche di un’arma compatibile con quella che ha ucciso la donna.

Il bambino affidato ai parenti. Nella imponente casa di tre piani, di colore rosso mattone, di oltre mille metri quadrati, dove vive tutta la famiglia Rosi al momento della tragedia c’erano anche il padre Fernando e la figlia che vivono su piani diversi. Il rumore dello sparo li ha fatti accorrere, poi la drammatica scoperta. Nella casa a quanto si apprende si trovava anche il figlio minore della coppia. Un bambino di sei anni e mezzo che attualmente è stato affidato alle cure degli zii in attesa che da Brindisi arrivino i nonni, i genitori della vittima che era appunto originaria della Puglia. Di lei emerge il ricordo di una donna forte, impegnata, un ottimo avvocato esperta nel diritto di famiglia. Un tragico particolare del destino.

Il commento della Presidente della Regione Catiuscia Marini. “Nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, piangiamo una giovane donna perugina uccisa dal marito. E come volete chiamarlo se non femminicidio? Questa è una vera emergenza sociale e culturale”. Sono le riflessioni che la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ha scritto in un post sul suo profilo Facebook dopo la notizia dell’omicidio avvenuto oggi a Perugia.
“Dobbiamo fermare – dice la presidente – questa strage delle donne uccise solo perché donne da uomini che dovrebbero garantirle relazioni civili, affettive ed umane. Nei prossimi giorni, d’intesa con altre istituzioni, assumerò una iniziativa pubblica per azioni concrete utili a tutelare le donne”.
“Oggi – scrive ancora la presidente Marini – il mio pensiero doloroso va a quel piccolo bambino di appena 6 anni che si trova la mamma uccisa da chi avrebbe avuto il dovere di proteggere il piccolo e la mamma. Sono addolorata come donna e come Presidente di una regione che non riesce a fermare questa odiosa strage di donne”.

(modificato h 09,48 del 26-11)

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