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Novelli, il piano di Alimentitaliani | A Terni ultimatum della proprietà ai dipendenti, scatta lo sciopero

Sara Fratepietro

Novelli, il piano di Alimentitaliani | A Terni ultimatum della proprietà ai dipendenti, scatta lo sciopero

Il piano degli esuberi per ogni sito del Gruppo Novelli, azzerati benefit e scatti di anzianità | I Greco: "Risposte entro oggi o agiremo di conseguenza" | Aggiornamenti
Mer, 29/03/2017 - 10:15

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Novelli, il piano di Alimentitaliani | A Terni ultimatum della proprietà ai dipendenti, scatta lo sciopero

Aggiornamento alle 12:30 – I lavoratori del sito di Terni della Novelli sono in assemblea con le organizzazioni sindacali, mentre nelle prossime ore dovrebbe essere proclamato lo sciopero. Sono le ripercussioni di quanto avvenuto nello stabilimento ternano questa mattina, dove i lavoratori – tutti amministrativi – sono stati contattati uno ad uno dalla proprietà e messi davanti ad un ultimatum sul loro futuro. Un comportamento antisindacale – anche se preannunciato di fatto nell’ipotesi di accordo diramata ieri sera dalla stessa Alimentitaliani – che ha provocato subito la presa di posizione degli stessi dipendenti.

I lavoratori sono quindi usciti e si sono riuniti in assemblea (che era stata già convocata dopo il tavolo al Mise di ieri), al termine della quale dovrebbe essere proclamato lo sciopero. La protesta per ora sta interessando soltanto lo stabilimento di Terni, ma non è escluso che nelle prossime ore potrebbe propagarsi agli altri siti umbri, a Spoleto ed Amelia.


Sacrifici ancora maggiori per i lavoratori del Gruppo Novelli passati ad Alimentitaliani: è la richiesta avanzata ieri al ministero dello Sviluppo economico che ha portato a far saltare la trattativa tra le parti. Ed ora si preannunciano proteste e possibili scioperi se le cose non dovessero cambiare nelle prossime ore. Ma anche Alimentitaliani alza il tiro e chiede risposte entro 24 ore.

Al tavolo al Mise le organizzazioni sindacali si sono ritrovate ieri davanti ad un’ipotesi di accordo contenente una brutta sorpresa: i 68 licenziamenti ipotizzati dall’azienda due settimane fa sono diventati 79. Con anche ulteriori sacrifici, come l’azzeramento degli scatti di anzianità. Ancora una volta si è cercata quindi una mediazione, che, nonostante la lunga giornata di confronti, non è riuscita. Questa volta anzi la rottura sembra totale tra la proprietà che ha acquisito le società ed i dipendenti del gruppo Novelli (il gruppo Greco) ed i sindacati nazionali e locali. A meno di improbabili colpi di scena, quindi, si preannunciano a breve proteste e mobilitazioni (scioperi in primis) da parte dei lavoratori.

>> Articolo correlato: Novelli, meno tagli ma 68 licenziamenti | Polemiche e retroscena sull’anomala vertenza

I sindacati: proposte irricevibili

In una nota diramata ieri sera, quindi, Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil nazionali spiegano che “si è svolto al Mise l’incontro tra il coordinamento sindacale, le istituzioni e la proprietà di Alimentitaliani rinviato nell’ultima riunione per cercare di addivenire a una soluzione comune della vertenza. Il Mise ha proposto un’ultima bozza di accordo che le oo.ss. hanno giudicato irricevibile in quanto contenente sia esuberi, in numero peraltro superiore agli ultimi dichiarati, che sacrifici economici (azzeramento scatti anzianità). Le oo.ss. e il coordinamento hanno quindi elaborato alcune controproposte al fine di spingere la proprietà a valutare ogni possibilità offerta dagli ammortizzatori sociali per i vari siti (anche Cisterna di Latina) e a rimandare la dichiarazione di esubero al termine dei periodi di trattamento nei vari siti. Oltre a questo le oo.ss. hanno chiesto ad Alimentitaliani di inserire nella bozza di accordo i dettagli sul piano per Muggiò qualora si realizzasse l’acquisto dell’immobile. La proprietà, preso atto delle richieste sindacali, non le ha condivise rendendo impossibile proseguire il confronto. Il Ministero ha dichiarato che nel momento in cui le parti vorranno riprendere il confronto sarà a disposizione. Sulla base delle eventuali determinazioni aziendali – concludono i sindacati – decideremo nelle prossime ore le azioni opportune da mettere in campo. Nel frattempo è confermato lo stato di agitazione per tutto il gruppo”.

La nuova proprietà: senza accordo agiremo di conseguenza

A parlare per la prima volta ufficialmente, però, è la Alimentitaliani srl, con una brevissima nota: “Il giorno martedì 28 Marzo 2017 il ministero dello Sviluppo Economico ha formulato un’ipotesi di accordo tra l’azienda Alimentitaliani srl e le organizzazioni sindacali. La società Alimentitaliani srl si è resa disponibile alla firma del suddetto accordo, e ha comunicato che attenderà 24 ore per avere risposta dalle Organizzazioni Sindacali. In mancanza, Alimentitaliani srl si riserverà di agire di conseguenza“. 

Al comunicato stampa viene allegata la proposta di accordo tra Alimentitaliani, Fattorie Novelli, Novelli Services e Cantine Novelli da un lato (tutte in mano alla famiglia Greco) e le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali. Nell’atto si ricordano i vari step della vicenda, dal concordato preventivo all’amministrazione controllata del Gruppo Novelli fino alla cessione – il 22 dicembre – di “tutte le attività e passività, nonché tutte le società controllate del Gruppo Novelli alla società Alimentitaliani del Gruppo iGreco”, ma anche la richiesta di concordata avanzata dalla stessa Alimentitaliani presso il tribunale di Castrovillari un mese fa.

Il piano di sviluppo: 30 milioni di investimenti, riaprono capannoni chiusi

Quanto al piano industriale, vengono sviscerate le tematiche dello sviluppo dei volumi di vendita, l’ottimizzazione della filiera produttiva e distributiva, la riorganizzazione interna. “Il Nuovo Gruppo – viene spiegato nell’ipotesi di accordo, come già trapelato nei mesi scorsi – intende rilanciare i volumi di vendita attraverso una strategia di differenziazione dei prodotti già venduti e la reintroduzione della linea pet food, attualmente non operativa”. Principali interventi sono la riorganizzazione della ‘forza commerciale’ del Gruppo al fine di recuperare ‘vecchie’ commesse, conquistare nuove quote di mercato. Questo appunto integrando l’attuale portafoglio dei prodotti e riprendendo attività oggi non più operative. Sono previste anche ottimizzazioni della filiera produttiva e distributiva, con interventi sul ciclo produttivo (messa a norma dei capannoni per quanto riguarda il settore delle uova, rinnovamento degli stabilimenti di Amelia ed ammodernamento di quello di Latina per il pane, riattivazione dello stabilimento di Terni per il pet food), ma anche sul ciclo distributivo, con partnership strategiche con alcuni dei principali fornitori della grande distribuzione.

Sulla carta sono previsti importanti investimenti, per oltre 30 milioni di euro. Nel settore degli allevamenti avicoli in campo si ipotizzano 17,2 milioni di euro: 1,7 subito, entro la fine del 2017, per i capannoni B5 e B6 di Boscaccio. Quindi dal 2018 al 2019 si passa al B3 e B4 di Boscaccio, ai capannoni L1, L2, L3 Le Lame, da V1 a V6 di Valle Cupa e capannoni P1 e P2 di Builano. Per quanto riguarda invece la panificazione, si parla di altri 13,28 milioni di euro di investimenti: 8,23 milioni per Amelia e 5,05 per Cisterna di Latina, con nuove linee produttive ed il trasferimento della linea del pane grattuggiato da Terni ad Amelia. Progetto che però è legato “alla chiusura della procedura di concordato avviata da Alimentitaliani srl“.

“Pieno mantenimento dei livelli occupazionali”, ma ci sono esternalizzazioni e tagli

Da chiarire c’è la questione degli esuberi, con la Alimentitaliani che sembra smentirsi da sola: se da una parte si parla di “pieno mantenimento dei livelli occupazionali”, dall’altra viene dettagliato invece un piano di esuberi e si parla più volte di “risorse considerate ridondanti” da eliminare. Qualcosa non torna.

“A livello di organico, – si legge nella proposta di accordo – si prevede il pieno mantenimento dei livelli occupazionali in essere, e l’implementazione di azioni che consentiranno di conseguire significativi saving di costo“. E’ previsto quindi il trasferimento delle attività di logistica da Novelli Servizi ad una specifica cooperativa: “internazionalizzazione sotto il controllo del Gruppo di logistica primaria e secondaria; tale attività sarà gestita direttamente o indirettamente da una società del Gruppo. Previsto l’accentramento delle attività di distribuzione nella piattaforma di Roma est (via Collatina)”. Poi la “riqualifica dei rapporti contrattuali con l’organico in essere: definizione di accordi con le organizzazioni sindacali e con i singoli dipendenti di tutte le società del Gruppo finalizzati al contenimento del costo del lavoro mediante l’eliminazione delle ridondanze occupazionali”. Quindi la “esternalizzazione dei dipendenti amministrativi: affidamento ad una società terza dei servizi amministrativi, commerciali etc, nella quale confluiranno tutte le risorse portatrici di competenze manageriali ed impiegatizie quantitativamente funzionali a tutte le aziende del gruppo, al netto delle risorse considerate ridondanti”.

Ed il piano dei tagnovelli-esuberili prevede qualche pagina più avanti appunto 79 esuberi: per la Alimentitaliani srl 7 ad Amelia, 33 a Terni, 20 a Latina, 1 a Roma e 5 a Sp
oleto (39 impiegati, 7 quadri, 4 dirigenti e 16 operai); per la Fattorie Novelli 9 licenziamenti tra Spoleto, Montefalco e Casalta (8 impiegati e 1 quadro); per la Novelli Service 4 tra Terni, Torino e Muggiò (3 impiegati e un quadro).

Viene poi specificato che “l’azienda, nell’ambito del contesto qui definito, ed alla luce di quanto attualmente verificabile, ritiene di non dover ricorrere oggi, per il sito di Terni Sede Generale facente capo alla società Alimentitaliani srl, a riduzioni di personale ai sensi della legge 223/91 e di privilegiare i seguenti interventi:

  • voltura con modifiche del contratto di solidarietà, già in capo a Gruppo Novelli srl con prosecuzione fino alla data del 31 ottobre 2017 ed utilizzando i massimali di sospensione previsti dalle correnti leggi;
  • ricorso alla mobilità volontaria
  • sospensione a zero ore di coloro che maturano il diritto di quiescenza”.

“Qualora alla data del 31 luglio 2017 non si dovessero raggiungere gli obiettivi occupazionali sopra indicati e la effettiva riduzione della occupazione, – viene evidenziato – l’Azienda fin da ora dichiara che utilizzerà ogni strumento di legge funzionale al raggiungimento dei citati obiettivi occupazionali”.

Previsti infine interventi sul costo del lavoro, come azzeramento dei superminimi, benefit di qualsiasi natura, assegni ad personam e altri elementi personali erogati a qualsiasi titolo” e “annullamento e ripartenza del conteggio del valore economico degli scatti di anzianità”, oltre all’“annullamento di tutti i precedenti accordi”.

>> L’ipotesi di accordo al Mise, scarica il testo

Il ‘concordato nel concordato’ sotto la lente, creditori non soddisfatti

Entro oggi, quindi, la Alimentitaliani attende una risposta. Ma i sindacati hanno già giudicato la proposta irricevibile. E se la vertenza davanti al Mise ha subìto di fatto un brusco stop, quanto sta accadendo al Gruppo Novelli è sotto il mirino della magistratura per vari aspetti. Oltre alle due procedure di concordato – quella davanti al Tribunale di Terni che rimane in piedi per il vecchio Gruppo Novelli, svuotato di tutto tranne che dei debiti, e quella avanzata al Tribunale di Castrovillari – ci sono anche le azioni legali intraprese dalla vecchia proprietà e da alcuni creditori. L’obiettivo comune sembra essere ora quello di chiedere l’annullamento della vendita (avvenuta simbolicamente al costo di 1 euro). Ma sotto la lente ci sono anche le recenti cessioni di due società del Gruppo – le Fattorie e la Cantina Novelli – passate a febbraio da Alimentitaliani ad altre società e membri del gruppo iGreco.

A tre mesi dall’acquisto di tutte le attività ex Novelli, infatti, non solo Alimentitaliani ha ceduto le due società ʼin bonisʼ del gruppo (Fattorie Novelli e Cantine Novelli) alla società semplice Greco Tommaso e all’impresa Poderi Greco Tommaso, ma il 24 febbraio ha fatto richiesta al tribunale di Castrovillari di concordato preventivo. Una situazione paradossale: Alimentitaliani acquista il gruppo Novelli assumendo gli impegni del concordato preventivo Novelli e, tre mesi dopo, a sua volta chiede il concordato preventivo che, se accettato, bloccherebbe i debiti. Ovvio che i 1.500 creditori del gruppo Novelli, i cui crediti erano appunto passati ad Alimentitaliani, abbiano drizzato le orecchie. In ballo, infatti, ci sono complessivamente oltre 100 milioni di euro riconosciuti ai creditori dal concordato Novelli, omologato dal tribunale di Terni.

Il Cda tecnico del Gruppo Novelli (guidato da Alessandro Musaio) pensava che con il 22 dicembre si sarebbe chiuso un capitolo e tutto passasse in mano alla nuova proprietà, il gruppo Greco appunto. Così però non è stato: il tribunale di Terni ha infatti rigettato la richiesta di chiusura del concordato preventivo accolta nel 2013. Nelle motivazioni il giudice ha evidenziato che “non può in altre parole affermarsi che lʼintervenuta cessione dellʼazienda si sia tradotta al contempo compiuto adempimento degli obblighi assunto nei confronti dei creditori concordatari, in quanto non risulta in alcun modo che gli stessi siano stati soddisfatti”. Ed anzi, proprio per stoppare i creditori, Alimentitaliani ha presentato la richiesta di un nuovo concordato, davanti al tribunale competente, questa volta Castrovillari, vista la sede societaria a Cariati (CS).

Documenti scomparsi e falsi, esposto in Procura

Tra i creditori più battaglieri c’è l’avvocato Luca Sbardella, per anni legale del Gruppo Novelli. “La decisione con cui il tribunale di Terni respinge la richiesta della Novelli per la chiusura del concordato  – evidenzia l’avvocato spoletino – è dell’8 febbraio e il 24 febbraio il gruppo Alimentitaliani presenta a sua volta richiesta di concordato al tribunale di Castrovillari. Una successione che fa sospettare che Alimentitaliani, che al momento dellʼacquisto a 1 euro di tutte le attività Novelli si era assunta lʼonere di rimborsare i creditori in 7 anni, in realtà non ha le risorse per farlo, né un piano da presentare”. Per questo Sbardella è pronto a chiedere ai giudici “lʼannullamento di tutto, dalla vendita del gruppo Novelli a due società di Alimentitaliani a quelle effettuate da Alimentitaliani delle due società in bonis appena rilevate dal Gruppo Novelli. A mio parere, visto come si sono messe le cose, si tratta di atti realizzati in pregiudizio delle ragioni dei crediti”. Per questo il legale ha anche presentato un’istanza di sequestro (che si aggiunge alle due istanze di fallimento avanzate da altri creditori).

E non è l’unica azione avanzata dall’avvocato: ha infatti anche presentato un esposto in Procura nei confronti del Cda uscente del Gruppo Novelli perché nel corso del procedimento – sostiene –  sarebbero stati presentati documenti falsi per ridurre la somma a lui spettante. Inoltre, Luca Sbardella ha dovuto presentare una denuncia contro ignoti per la scomparsa di documentazione durante lʼiter giudiziario che è riuscito comunque a ricostruire con fatica.

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