Niente soldi per i professionisti della ricostruzione, l’allarme del Comune di Spoleto

Niente soldi per i professionisti della ricostruzione, l’allarme del Comune di Spoleto

L’assessore Flavoni sottolinea le difficoltà che ingegneri, architetti, geometri e tutto il tessuto imprenditoriale del settore sta vivendo a causa dei ritardi legati all’erogazione delle risorse

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“Le imprese edili ed i professionisti dello spoletino sono esasperati. Il sistema della ricostruzione così non va”. Torna sulla situazione post sisma 2016 l’assessore all’urbanistica Francesco Flavoni, sottolineando le difficoltà che ingegneri, architetti, geometri e tutto il tessuto imprenditoriale del settore sta vivendo a causa dei ritardi legati all’erogazione delle risorse.

“Si tratta di una situazione paradossale, con tanto lavoro da portare avanti ma, a distanza di tre anni, pochissime risorse messe a disposizione per far sì che il sistema funzioni. Dalla progettazione agli interventi, quei pochi lavori che sono partiti finora non danno ossigeno alle imprese ed ai tecnici, fatto questo che sta creando moltissime difficoltà nel nostro territorio”.

La problematica su cui pone l’accento l’assessore Flavoni riguarda l’impossibilità, per i tecnici privati, di ricevere pagamenti fin quando non viene erogato il contributo e, conseguentemente, sui tempi di erogazione del contributo stesso, fatto questo che sta provocando notevoli difficoltà legate alla mancanza di liquidità.

“Di fatto il sistema della ricostruzione, che finora si é retto sull’anticipo delle spese derivato dal lavoro svolto gratuitamente dai professionisti e dalle imprese che hanno fatto sondaggi, si sta bloccando ulteriormente. La grande mole di lavoro generata dalle necessità burocratiche non si traduce in pagamenti verso i privati, né in tempi certi per quanto riguarda gli interventi veri e propri – ha aggiunto l’assessore Flavoni – in più a Spoleto le inagibilità hanno interessato edifici molto grandi rendendo ancora più complesse le pratiche, rispetto alle quali i tecnici hanno l’esigenza di avere risposte certe”.

“Tutto questo va anche a scapito dei cittadini – ha concluso Flavoni – che continuano a vivere fuori dalle proprie abitazioni”.

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