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Mismetti: ricostruzione al 98%, servono progetti mirati per chiudere

Redazione

Mismetti: ricostruzione al 98%, servono progetti mirati per chiudere

Mar, 02/10/2012 - 15:08

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Claudio Bianchini
Sono passati quindici anni dal tragico terremoto del '97 e la ricostruzione pesante non è ancora finita. Peggio ancora: non si riesce a venirne a capo. Questo il concetto espresso dal sindaco Nando Mismetti, nel corso del convegno nazionale sulla gestione delle crisi sismiche. La ricostruzione 'leggera’ stando ai dati forniti, si è chiusa alla fine del 2007 ma il resto è fermo al 98% e sbloccare la parte restante è diventato l'obiettivo prioritario. In tempi di ‘vacche magre’ cambia anche la strategia da parte del Comune di Foligno: ora si chiedono stanziamenti ed interventi mirati in base alle priorità. Una sorta di ‘exit strategy’ per chiudere la partita, focalizzando l’attenzione sulle 500 unità immobiliari ancora tagliate fuori. “Permangono situazioni irrisolte, cantieri che devono essere sbloccati e strutture che si reggono in piedi solo grazie agli interventi di messa in sicurezza di quindici anni fa – ha reso noto Mismetti – e questi casi paralizzano l’attività di consorzi, la sicurezza di altre abitazioni e la fruibilità dei piccoli centri. Le seconde case fuori dai Pir sono un ostacolo che deve essere superato”. Accanto al palco, il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli e la presidente della Regione dell’Umbria, Catiuscia Marini, ai quali il messaggio è arrivato forte e chiaro. Senza questi ultimi sforzi, l’incubo terremoto resterà purtroppo ancora vivo. Un incubo, che nei sette mesi della crisi sismica, ha fatto registrare qualcosa come mille scosse, portando allo sgombro di 3.360 nuclei familiari e lasciando circa 8000 persone senza un tetto. Vennero firmate 5.800 ordinanze di inagibilità e nel mese di ottobre 2007 furono allestiti una sessantina di campi accoglienza ove trovarono rifugio migliaia di persone, specialmente nella montagna. Poi fu la volta dei campi container, una cinquantina di villaggi dove furono sistemati 3.200 terremotati, mentre altri 4.800 riuscirono a sistemarsi in autonoma sistemazione entro la fine dell’anno. Infine, il passaggio dai container di lamiera alle casette di legno, ma anche nei 400 alloggi prefabbricati e nelle 412 abitazioni recuperate dallo IERP. Pesanti danni anche al patrimonio pubblico: 290 immobili flagellati, e quasi tutte le chiese della montagna e del centro storico. Per ricostruire tutto ci sono voluti qualcosa come 2000 miliardi delle vecchie lire, ed ora serve ancora uno sforzo per cancellare definitivamente anche le ultime ferite.

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