A quanto pare non tutti gradiscono le opere di Alberto Burri allo stesso modo. In questi giorni, infatti, a Milano è scoppiata la polemica che riguarda la ricostruzione del Teatro Continuo a Parco Sempione.
L’opera dell’artista tifernate, che rappresenta un palcoscenico con sei ‘quinte’ in acciaio dipinto alte 6 metri sopra una base di cemento lunga oltre 10, fu installata nel lontano ’73 in occasione della XV Triennale di Milano ma nell’ ’89 fu demolita su ordine del Comune per il suo progressivo stato di degrado e abbandono. Oggi, in occasione del Centenario del maestro e dell’Expo 2015, la struttura dovrebbe essere restituita ai milanesi entro la prossima Primavera, grazie alla Fondazione Palazzo Albizzini-Collezione Burri e allo Studio Legale Associato Ntcm, per un costo complessivo di 150mila euro.
Il condizionale, oggi più che mai, è diventato d’obbligo dopo la forte opposizione al ritorno dell’opera di numerose associazioni di residenti e cittadini che, oltre ad aver interpellato il sindaco e la giunta meneghina, hanno anche raccolto un migliaio di firme e presentato un esposto in Procura. Da non dimenticare il gruppo su Facebook, “Salviamo il Parco Sempione dal Teatro Continuo di Burri”, che raccoglie quasi 700 membri.
La protesta dei cittadini nasce soprattutto dal fatto che l’installazione venga ad impallare la suggestiva vista dell’Arco della Pace, frapponendosi lungo il cannocchiale ottico tra quest’ultimo e il Castello Sforzesco. Una possibile soluzione, secondo i vari comitati, sarebbe quella di collocare l’opera in un’altra zona della città, magari vicino ad uno specchio d’acqua che possa valorizzare ancor meglio la struttura oppure nei pressi dell’Expo. Quest’ultima possibilità scongiurerebbe anche eventuali atti vandalici, che in passato portarono alla rovina e alla rimozione dell’installazione.
I milanesi, inoltre, hanno dichiarato di essersi sentiti estranei alla questione e di aver subito come un’imposizione da parte del Comune la scelta di procedere ai lavori per la ricostruzione di quello che da alcuni è stato considerato un vero e proprio “scempio”.
Per tutti questi motivi la mobilitazione popolare meneghina è arrivata alla Procura della Repubblica, alla quale è stato chiesto di indagare anche su possibili vantaggi e ritorni pubblicitari per la fondazione Burri e per lo studio Nctm.
I lavori, intanto, proseguono…