Manifatturiero, segnali di ripresa in Umbria / Critica l'edilizia - Tuttoggi

Manifatturiero, segnali di ripresa in Umbria / Critica l’edilizia

Alessia Chiriatti

Manifatturiero, segnali di ripresa in Umbria / Critica l’edilizia

Settore da traino contro la disoccupazione / I dati dell'Aur
Ven, 13/02/2015 - 19:12

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Manifatturiero, segnali di ripresa in Umbria / Critica l’edilizia

Segnali di fiducia per una diffusa ripresa dell’economia arrivano da Confindustria Umbria, e in particolare dall’organo di indirizzo politico dell’associazione, presieduto da Ernesto Cesaretti, del quale fanno parte circa 50 tra gli imprenditori più rappresentativi della regione, espressione dei diversi territori e categorie produttive.
I dati sono emersi nel corso di una riunione, come riferisce una nota di Confindustria: il dato più importante riguarda le imprese proiettate sui mercati internazionali, ma non va peggio per i settori legati al mercato interno.
Critica l’edilizia – Rimane, invece, ancora critica la situazione del comparto dell’edilizia e dei settori ad esso collegati, che rappresentano complessivamente quote importanti del sistema produttivo regionale. Anche se c’è attesa per l’attivazione di una serie di possibili interventi nel campo delle infrastrutture e della riqualificazione del territorio. E’ stata in particolare messa in rilievo dagli imprenditori che fanno parte della giunta la performance delle numerose imprese che, anche in questi lunghi anni di crisi, sono riuscite a realizzare risultati assai positivi, ed è stato espresso l’auspicio che esse riescano a svolgere un’azione di traino per altre imprese del territorio.

I dati dell’Aur – Il dato sul settore manifatturiero era già stato ben chiarito dal Rapporto Economico e Sociale dell’Aur, nella ricerca su “L’Umbria nella lunga crisi” prodotta appunto dall’agenzia regionale. Già nel 2010, in base allo studio effettuato da Elisabetta Tondini, il valore aggiunto manifatturiero umbro era stimato a 2.929 milioni di euro, attestandosi al 15% del totale regionale generato in quell’anno. Un settore che ha dimostrato tuttavia di essere andato in crisi coumnque, dato che nel 2007, come del resto nei primi anni 2000, sempre secondo la ricerca di Tondini, la quota del manifatturiero si attestata al 19%. Importanti i risultati, inoltre, per settori quali le industrie tessili, l’abbigliamento, pelli e la produzione di accessori.
In calo la disoccupazione – C’è poi la probabilità che la ripresa della crescita della produzione delle imprese locali possa determinare, anche grazie alle riforme introdotte di recente nel mercato del lavoro, un recupero significativo dell’occupazione e in particolare di quella giovanile e qualificata. Il dato nazionale, relativo al dicembre 2014, è a riguardo sintomatico: nell’area Ocse, l’Italia ha segnato la riduzione più consistente della zona euro, -0,4% a 12,9%, nonostante resti la nota dolente dei giovani senza lavoro, tra i livelli più alti dei paesi della moneta unica al 42%. A riguardo, Confindustria Umbria si è detta pronta ad attivarsi “in ogni modo possibile, anche attraverso interventi nei confronti del sistema creditizio, per promuovere e facilitare da parte delle imprese interventi sul versante dell’innovazione e dell’internazionalizzazione e per stimolare la crescita di nuove iniziative imprenditoriali, in particolare in quei territori dove la crisi industriale ha maggiormente inciso”.
“La giunta di Confindustria – è detto ancora nella nota – ha auspicato che il governo regionale voglia dare rapida attuazione alle politiche, recentemente programmate, orientate alla crescita delle attività produttive e volte a favorire la realizzazione di progetti di investimento in tecnologie, innovazione e ricerca da parte delle imprese” ed ha messo in evidenza la necessità che nella regione si crei “un contesto complessivo più attrattivo per le imprese e più favorevole al loro lavoro, tanto più necessario in un momento in cui le aziende, prostrate da una crisi interminabile, hanno bisogno di sentire apprezzato e valutato il ruolo che esse svolgono e che, nella consapevolezza della loro responsabilità sociale, intendono continuare a svolgere per il benessere della comunità regionale”.

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