Lirico Sperimentale, debutta la chinoiserie Ba-Ta-Clan | Applausi a scena aperta e bis

Lirico Sperimentale, debutta la chinoiserie Ba-Ta-Clan | Applausi a scena aperta e bis

Divertente e frizzante regia di Giorgio Bongiovanni e Lisa Nava | Cast meraviglioso | Ultima replica questo pomeriggio

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Novantadue minuti di applausi. Se il compianto Fantozzi, Rag. Ugo, avesse partecipato con noi alla prima di Ba-Ta-Clan, messa in scena ieri pomeriggio, 10 agosto, per la 72^ Stagione del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto al Teatro Caio Melisso, avrebbe senza dubbio sentenziato, “Per me Ba-Ta-Clan…è una cialtronata pazzesca!”.

Naturalmente nulla a che vedere con la famigerata Corazzata Potemkin che per Fantozzi era qualcosa d’altro. Ma con Ba-Ta-Clan, prima operetta buffa di successo composta da Jacques Offenbach nel 1855 su testo di Ludovic Halevy (prima di allora il compositore di Colonia ne aveva all’attivo altre 12, ma tutte dagli esiti alterni), ci troviamo al cospetto di un campionario assortito di vera buffoneria, al limite appunto del ciarlatano, messa nero su bianco dal duo Offenbach-Halevy con sapiente, quanto deliziosa, maramalderia, da teatranti di lungo corso.

L’operazione è così descritta dal celebre musicologo Alberto Basso“Con questa chinoiserie l’esotismo fece il suo ingresso nell’operetta, della quale sarebbe stato uno dei pilastri (basti pensare all’operetta di Lehar “Das Land des Lächelns”, Il paese del sorriso, apparsa nel 1929 e anch’essa ambientata in Cina); naturalmente, il travestimento esotico servì a Offenbach e al suo librettista Halévy per alludere grottescamente all’opera italiana (l’inno cinese viene cantato su un pasticcio di parole italiane), alle solenni e pompose operistiche di moda all’Opéra (la satira era diretta in particolare contro Meyerbeer) e, secondo lo  stile di Offenbach, per affascinare il pubblico con un pezzo di musica destinato alla popolarità: il valzer di Ba-ta-clan restò come emblema melodico dell’operetta”.

La storia? La descrive l’elegantone Giorgio Bongiovanni, regista e autore dell’allestimento scenico, insieme a Lisa Nava, del lavoro spoletino, per l’occasione sorta di chaperon-narratore in frac e come sempre presenza preziosa nei lavori dello Sperimentale. Ci troviamo in un paese “…cinese, con alberi cinesi, tetti cinesi, cappelli cinesi, strade cinesi…”, e via elencando.

Su come andrà a finire dunque non v’è alcun dubbio. Per chi ne avesse, però, ecco i nomi dei protagonisti: Fé-an-nich-ton-Susanna Wolff, nel ruolo di Ké-ki-ka-ko-Alessandro Fiocchetti, nel ruolo di Ko-ko-ri-ko-Giordano Farina e nel ruolo di Fé-ni-han-Emanuel Bussaglia. Con loro in scena un manipolo di congiurati, Zdislava Bočková, Daniela Nineva, Emanuela Sgarlata e Noemi Umani. che più che terrore, trasmettono un senso di tenerezza.

L’azione si svolge nel paese immaginario, cinese, di Che-i-no-o, e in un tripudio di onomatopea che anticipa straordinariamente certa letteratura futurista, ecco un esempio di dialogo in apertura dell’operetta, che non lascia scampo al pubblico presente al Caio Melisso: “Maxalla chapallaxa, rapataxa rafaxa, danaraxa fanaxa, canarata sanaxa”, cinguetta la mandarina Fé-an-nich-ton. Gli risponde un imbranato Ké-ki-ka-ko “Bibixi midirixi, fitilliti grississi, ripitissi crinissi, biribixi grissini”.

L’imperatore Fé-ni-han compendierà poco dopo il profondo pensiero, cinese, con la seguente allocuzione “Axaxo tapioca, macaroni frituro, priero laco, ra-ca-hout”. Manca solo la celeberrima, “come se fosse antani …” e il gioco è fatto. E con un certo largo anticipo sulla “tarapia tapioco”, dell’indimenticabile Conte Mascetti.

Detto questo, tutto il resto non è che una conseguenza inevitabile. O meglio, è indispensabile per come lo Sperimentale ancora una volta la fa in barba ai blasonati festival, qui e là, mettendo in scena qualcosa che è quasi dimenticato e resuscitando miracolosamente tutta la forza innovativa di una fantastica presa per i fondelli della paludata, si fa per dire, opera lirica ottocentesca.

Manca un dettaglio, in verità, che lascia spazio anche ad una riflessione seria, in epoca di nazionalismi beceri e volutamente cialtroni, quanto l’operetta stessa. I protagonisti in realtà, altro non sono che maramaldi finti cinesi, di fiere origini francesi, che si mimetizzano nel costume orientale, tra l’interesse personale e la disperazione da fuggiaschi in debito di qualcosa con qualcuno. Sembra che il tempo si sia dilatato a tal punto da non vedere grosse differenze tra il 1855 ed oggi.

Su una certa debolezza, inevitabile, del testo e della stessa musica, si innesta però la frizzante messa in scena del duo Bongiovanni-Nava che riesce a scrivere una storia nella storia con i cantanti che si tramutano in divertenti attori comici, dalla mimica facciale e gestuale esilarante. E questa sì, una vera operazione bongiovannesca più che maramaldesca.

Nel canto, tuttavia, non mancano occasioni per far capire a che punto si è con la preparazione vocale post-concorso. Ma su questo argomento non ci sono quasi mai sorprese perchè a Spoleto c’è davvero il meglio delle nuove voci nel canto operistico. Ed i nostri protagonisti, per un paradosso storico al contrario marmaglia finto cinese, sono tutti di una bravura esemplare. Come è straordinariamente puntuale e magistrale la conduzione ed esecuzione al pianoforte solo di Mariachiara Grilli, che suda le proverbiali sette camice per tenere a bada la corte orientale con tutti i congiurati. Bravissima anche la costumista Clelia De Angelis che con i consueti pochi mezzi a disposizione mette in opera degli scintillanti vestimenti Qing con copricapi da applauso.

Lo Sperimentale, anche se in difficoltà economiche, lascia la solita “zampata” graffiante nella ricca anteprima della stagione che precede il clou di settembre ricco di altre leccornie musicali (attesa per il ciclo Opera Nuova e gli Intermezzi del ‘700) e il cui apice sarà la messa in scena de La Traviata.

Motivo in  più per sostenere  questa emerita Istituzione che non ha pari per storia e capacità  creativa.

Al termine della rappresentazione applausi a non finire, fiori alla protagonista e persino un  bis inusuale di una delle arie dell’operetta.

Questo  pomeriggio, 11 agosto, alle ore 18, al Teatro Caio Melisso, replica conclusiva di Ba-Ta-Clan, assolutamente da non perdere.

Riproduzione riservata

Foto: Tuttoggi.info (Carlo Vantaggioli)

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