Lettera anonima a ragazzo gay di Perugia | Il racconto di Francesco

Lettera anonima a ragazzo gay di Perugia | Il racconto di Francesco

Esclusiva, parla a TO la vittima | PD per riconoscimento matrimoni, Radicali contro la violenza omofoba


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Complimenti per tuo figlio Francesco, è davvero un gran bel ragazzo, il più bel frocio di Perugia”. Inizia così la lettera anonima indirizzata al padre di un ragazzo gay, Francesco, 27 anni, residente a Perugia da molti anni. Parole vergate bianco su nero, che avrebbero potuto ferire la sensibilità di chiunque. Invece Francesco non si è fermato, e ha denunciato immediatamente il fatto attraverso l’associazione Omphalos di cui fa parte.

La testimonianza – Francesco ha raccontato a Tuttoggi.info della lettera arrivata alla madre, imbucata nelle sua cassetta delle lettere della casa nel suo paese di origine, in Calabria. Un foglio inviato con l’intento di provocare una reazione negativa ed utilizzare l’orientamento sessuale di Francesco come arma per colpirlo direttamente. La madre ha raccontato l’episodio al figlio solo un anno dopo l’accaduto. Lui non si è lasciato intimidire, non si è fermato, convinto che episodi del genere possono fare del male a ragazzi e ragazze più deboli, potendo sfociare, come accaduto recentemente, anche in drammatici fatti di cronaca. Dopo il coming-out con la sua famiglia avvenuto diverso tempo fa, ha risposto alla lettera così, con un status su Facebook all’anonimo autore: “io, al contrario tuo, non ho paura di essere quello che sono, sono fiero di me stesso e cammino a testa alta. Ho una famiglia che mi appoggia, mi vuole bene e mi rispetta; un pagliaccio da due lire, che agisce nell’anonimato, non mi spaventa, anzi, mi fa solo ridere.”  A  Tuttoggi.info aggiunge: “sono una persona fortunata. Lavoro nelle discoteche di Perugia, studio giurisprudenza, ho una famiglia al mio fianco. La lettera è stata scritta dalla mano di un codardo. Voglio che la mia esperienza serva ad altre persone. Mi difenderò con l’educazione che i miei genitori mi hanno insegnato“.

Immediata anche la risposta da parte di Omphalos: “di lettere anonime e minacce simili ne abbiamo viste tante in questi vent’anni di attività – commenta Patrizia Stefani, co-presidente di Omphalos – possiamo dire che gli omofobi si dividono in due brutte categorie, gli ipocriti e i vigliacchi che cercano di creare difficoltà alle persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, scrivendo alle famiglie o ai datori di lavoro. Non tutti sono pronti a rendersi visibili, soprattutto in una società che ancora discrimina e crea disparità. L’outing, cioè la pratica di rivelare l’orientamento sessuale di un’altra persona, rappresenta un atto di omofobia che può essere molto pericoloso e causare sofferenza e dolore, specialmente in un paese dove l’omosessualità può essere ancora percepita come un elemento disonorante”.

Sono ancora tanti gli episodi di omofobia e transfobia che finiscono all’attenzione delle associazioni LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) e raccontano un Paese in cui l’odio e l’avversione nei confronti delle persone gay, lesbiche e trans assume forme molto diverse e si manifesta negli ambienti più disparati, dalle strade, alle famiglie, alle aule del Parlamento. Arcigay compila da anni un report annuale sugli episodi di omo-transfobia, utilizzato anche da istituzioni e organismi europei, vista l’assenza di un monitoraggio ufficiale sul fenomeno.

Le istituzioni non possono rimanere in silenzio di fronte a questa piaga sociale – dice Emidio Albertini, co-presidente di Omphalos – hanno il dovere di elaborare risposte concrete e aiutarci nel lavoro culturale che la nostra associazione porta avanti da oltre vent’anni. Con la legge regionale contro l’omofobia, in discussione in queste settimane in Consiglio Regionale, l’Umbria ha un’ottima occasione per mettere in campo azioni di prevenzione e informazione importantissime per creare un ambiente più sereno, di accettazione e rispetto per tutte e tutti”.

Ma Omphalos non è sola: il Pd di Perugia ha presentato un ordine del giorno per il riconoscimento e la tutela delle coppie formate da persone dello stesso sesso. Il Partito fa riferimento in particolare alla legge europea vigente, considerando che “il Parlamento Europeo ha chiesto più volte agli Stati dell’Unione di rimuovere “gli ostacoli frapposti al matrimonio di coppie omosessuali ovvero a un istituto giuridico equivalente, garantendo pienamente diritti e vantaggi del matrimonio e consentendo la registrazione delle unioni”. Il fatto scatenante è stato sicuramente il matrimonio di Stefano e Antonio, regolarmente celebrato a Londra, ma che il sindaco di Perugia, Andrea Romizi, ha deciso di non trascrivere.
La legislazione all’estero prevede che, dal maggio 2015, l’Irlanda è stato il primo paese al mondo ad aver introdotto il matrimonio egualitario tramite referendum. Il matrimonio è previsto in altre aree del mondo: Canada, Repubblica Sudafricana, Argentina, Uruguay, Nuova Zelanda, il distretto federale di Città del Messico, la capitale americana Washington DC ed in ben trentadue Stati USA su cinquanta; altri Paesi hanno deciso di estendere alle coppie omosessuali alcuni o tutti i diritti del matrimonio attraverso nuovi istituti giuridici analoghi al matrimonio: così in Germania, Finlandia, Svizzera, Austria, Repubblica Ceca, Andorra, Ungheria, Slovenia, Estonia. In Europa occidentale l’Italia è rimasta fra i pochi Stati (insieme a Repubblica di San Marino, Principato di Monaco, Città del Vaticano e Grecia) a non prevedere alcun riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso. In Italia invece numerosi Comuni italiani, tra cui il Comune di Perugia, già dagli anni’90, hanno dato vita a Registri delle Unioni civili o rilasciano Attestati di costituzione di famiglia basata sui vincoli affettivi come risposta alla crescente richiesta di tutela da parte delle coppie di conviventi di fatto, soprattutto sulla spinta delle coppie gay e lesbiche a cui è ad oggi negato il diritto  al riconoscimento giuridico della loro relazione. Per questo il Pd di Perugia ha chiesto al sindaco Romizi e alla Giunta di “mettere in campo tutte la azioni politiche ed istituzionali per chiedere al Parlamento di rispondere al più presto all’invito rivoltogli dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 138 del 2010 approvando subito una disciplina di carattere generale, finalizzata a regolare diritti e doveri delle coppie di persone dello stesso sesso e delle famiglie omogenitoriali, riconoscendo un diritto fondamentale“.

E non rimangono in silenzio neanche i Radicali di Perugia, che ieri (come si vede nelle foto) hanno organizzato una conferenza stampa a Palazzo Cesaroni, per promuovere una legge regionale contro la violenza omofoba e le discriminazioni sessuali. Al tavolo, anche il consigliere regionale Giacomo Leonelli. Una legge proposta già nella precedente legislatura, che vede in prima fila anche l’assessore Barberini e il consigliere Chiacchieroni, contro le discriminazioni di ogni genere e in particolare contro quelle legate all’orientamento sessuale. Nelle parole dei Radicali di Perugia, “c’è bisogno di coltivare una cultura del rispetto e della non discriminazione, di un impegno fermo e costante non solo nelle istituzioni, ma nella società, a partire dalla scuola per arrivare ai luoghi di lavoro, alla pubblica amministrazione, agli ambiti formativi e sanitari“.

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