di Carlo Vantaggioli
Assume una dimensione inaspettata per la città di Spoleto la chiarissima affermazione di sabato scorso del potente Presidente degli albergatori fiorentini, Riccardo Zucconi, nonchè VicePresidente di Confindustria Firenze. Intervistato da Olga Mugnaini (La Nazione) per tracciare un bilancio dell'estate fiorentina, in merito a presenze e movimento turistico, il Presidente Zucconi, dopo aver detto che le cose potrebbero andare meglio, sollecitato sul modello da seguire, afferma: “L'estate dobbiamo riuscire a trasformare Firenze in una sorta di Salisburgo o di Spoleto: immagino musica nelle piazze, musei aperti, bei locali, gente che si muove da un concerto all'altro.”
Ora, per chi a Spoleto ci vive, sorge spontaneo ricordare le innumerevoli discussioni su “la Spoleto morta dopo il Festival”, o su quella che avrebbe dovuto “vivere tutto l'anno”, perchè in realtà “non c'è niente da fare tutto l'anno”. Concentrandoci sull'estate però, c'è da dire che negli ultimi anni il tentativo di animare i mesi di agosto e settembre c'è stato ed è anche riuscito. Di certo chi è venuto in città da fuori (tralasciamo la criticità cronica degli indigeni), qualcosa da fare la sera l'ha sempre trovato. Qualche dubbio sui bei locali spoletini ci potrebbe essere, ma del resto questo è uno di quei discorsi che lascia ampio margine discrezionale su ciò che si intende per bello e ciò che non lo è. Un discorso a parte lo si potrebbe fare sulla kermesse in corso, quel “Sogno d'estate….” firmato da Vincenzo Cerami che sta registrando (com'era prevedibile e previsto) ben poco pubblico, con l'unica eccezione di quei pochissimi eventi in cartellone come la danza e Baustelle.
Ma l'intervista a Zucconi ci dice qualcosa di importante. Ad esempio (e non è cosa di poco conto) che rimane intatto il valore del nome “Spoleto” che ancora oggi è nell'immaginario di molti addetti del settore come un microcosmo di equilibrio tra offerta turistica, cultura, benessere e certamente gastronomia. Un patrimonio che a questo punto andrebbe tutelato con un Dop, o un Doc, o con qualche targa particolare.
Ci torna in mente la provocatoria battuta di un amico che non c'è più e che sosteneva che per far diventare immortale Spoleto, sarebbe bastata una ricerca, ovviamente ben pagata, di qualche università americana famosa che certificava che l'aria di Spoleto poteva allungare la vita di una decina di anni. Era il tempo dell'aria di Napoli in barattolo, ma la provocazione di quell'amico aveva un senso. E se lo conferma la dichiarazione di uno come Riccardo Zucconi, che non è propriamente “micio-micio”, magari c'è da lavorarci sopra, con rinnovata convinzione ed anche senza partigianerie tipo “quelli di sopra e quelli di sotto”. Altrimenti è Spoleto in se che finirà in barattolo! Conserva più, conserva meno…
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