Legambiente: "Il Nodo di Perugia non serve né a Perugia né all'Umbria" - Tuttoggi.info

Legambiente: “Il Nodo di Perugia non serve né a Perugia né all’Umbria”

Redazione

Legambiente: “Il Nodo di Perugia non serve né a Perugia né all’Umbria”

Legambiente denuncia come l‘Umbria in questi anni, mentre si spopolava di residenti, non abbia mai smesso di riempirsi di asfalto e cemento.
Mer, 29/04/2026 - 17:48

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L’Umbria è già la regione con più strade pro capite del Centro Italia. Lo dice l’ultimo rapporto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: 47,3 km di strade regionali e provinciali ogni 10.000 abitanti, più del doppio della media nazionale. Eppure, in questi giorni, diverse dichiarazioni tornano a evocare il Nodo di Perugia come opera «strategica» e infrastruttura «indispensabile» per la competitività del territorio.

«Dobbiamo scongiurare il rischio di perdere altro tempo e soldi ad inseguire soluzioni semplici a problemi complessi» dichiara Maurizio Zara, presidente di Legambiente Umbria. «In un momento in cui l’instabilità energetica globale ci impone di ragionare sull’affrancamento da petrolio e gas e di razionalizzare la mobilità, proporre un’opera da 1,6 miliardi di euro già annunciata da decenni è una risposta sbagliata, a un problema mal posto».

 

Una regione che si svuota ma continua a cementificare

Nel decennio 2012–2023 l’Umbria ha perso 33.000 abitanti — come se fosse scomparso l’intero comune di Gubbio. Nello stesso periodo, secondo i dati ISPRA, sono stati impermeabilizzati 1.140 ettari di territorio: una superficie più grande dell’intero comune di Attigliano. Le infrastrutture di trasporto — strade e parcheggi — rappresentano quasi il 40% di tutto il suolo consumato. Le grandi superfici commerciali sono aumentate del 25% nello stesso decennio. La domanda è semplice: per chi si costruisce il Nodo? Per una regione che si svuota demograficamente ma continua ad espandersi fisicamente come se crescesse?

 

1,6 miliardi: cosa si potrebbe fare invece

Sono tante le infrastrutture che mancano e che giustamente vengono richieste da più parti: la digitalizzazione, la banda larga, l’alta velocità ferroviaria sono fattori decisivi per la competitività dell’Umbria. Ma non comprendiamo perché nei ritardi e mancanze umbre non si citino quelli sulle rinnovabili e ci si mobiliti invece per un’opera viaria da 1,6 miliardi i cui benefici sono contestati, i tempi di realizzazione incerti e i cui costi ambientali sono certi.

Con 1,6 miliardi di euro si potrebbero invece finanziare anni di investimenti in connettività digitale, trasporto pubblico locale, comunità energetiche, impianti da fonti rinnovabili, riqualificazione urbana e servizi per le aree interne. Sono investimenti che si ripagano in pochi anni, creano occupazione qualificata e riducono strutturalmente la spesa energetica di chi vive e produce in Umbria.

 

La difesa del paesaggio non può ridursi alla difesa del parcheggio

C’è una contraddizione che emerge con forza nel dibattito regionale: la stessa classe dirigente trasversale che si mobilita nel nome del paesaggio contro impianti eolici e fotovoltaici ha presieduto in questi anni all’impermeabilizzazione di ettari di suolo tra strade, supermercati e capannoni. Questa non è difesa del paesaggio: è difesa del parcheggio. L’Umbria ha bisogno di un cambio di passo che punti con decisione ad esempio sul trasporto ferroviario, sulla tutela del suolo, sulla transizione energetica e sul ridare servizi alle comunità locali. Non di un’altra grande opera stradale che pretende di risolvere i problemi del passato ignorando le sfide del presente.

Legambiente Umbria chiede un confronto pubblico aperto e franco che metta sul tavolo tutte le infrastrutture che servono realmente alla nostra regione. Il territorio umbro merita scelte chiare, ma anche scelte giuste e ben pensate.



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