Lavora tra l'amianto per 33 anni e muore di tumore | Enel condannata a risarcire famiglia - Tuttoggi.info

Lavora tra l’amianto per 33 anni e muore di tumore | Enel condannata a risarcire famiglia

Redazione

Lavora tra l’amianto per 33 anni e muore di tumore | Enel condannata a risarcire famiglia

Mar, 30/01/2024 - 12:57

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Franco Galantini di Gualdo Tadino era morto nel giugno 2018 a 72 anni, dopo 33 anni di lavoro nella centrale di Gualdo Cattaneo | Alla vedova e alle due figlie 130 mila euro ciascuna

Il Tribunale Ordinario di Roma ha condannato Enel a corrispondere un risarcimento ai familiari di Franco Galantini (nella foto), ex operaio della nota multinazionale dell’energia, deceduto nel giugno 2018 all’età di 72 anni a causa di un mesotelioma maligno derivante dall’esposizione professionale all’amianto. Alla vedova Antonietta Vitali e alle figlie Alessandra e Simona è infatti andata una somma “pro quota” di 129.150 euro.

Galantini, nato a Gualdo Tadino (Perugia), – fa sapere l’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) – aveva prestato servizio nella centrale Enel di Gualdo Cattaneo per ben 33 anni, lavorando come manutentore di officina meccanica e linee elettriche, occupandosi di riparare e rimuovere sagome in lamiera e operare su tubi, valvole e altri elementi contenenti amianto che, per via delle elevatissime temperature, spesso si sfaldavano rilasciando nell’aria fibre letali.

“Fino al 1990 l’uomo e gli altri operai non disponevano di adeguate misure di protezione individuale, come mascherine altamente filtranti, né erano a conoscenza della presenza delle fibre nocive e del loro impatto sulla salute. Durante le pause pranzo, inoltre, Franco consumava i pasti nel cantiere e riportava a casa indumenti contaminati di amianto mettendo a rischio anche la salute dei familiari. Le microscopiche fibre d’amianto, penetranti e letali, rimangono anche intrappolate nei vestiti e nei capelli”.

Nel 2016 Galantini ha manifestato i primi sintomi della malattia, diagnosticata inizialmente come “versamento pleurico”, e nel 2017 la terribile conferma di mesotelioma, tumore che lo porterà alla morte 8 mesi dopo. “L’Enel, in sede giudiziaria, – sottolinea Ona – aveva negato qualsiasi nesso causale tra l’esposizione al patogeno e lo sviluppo della malattia, smentendo di fatto che l’uomo fosse venuto a contatto con la fibra killer.

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia, ha tuttavia dimostrato il contrario. “Il giudice ha infatti confermato come la nota società abbia violato gli obblighi relativi alla sicurezza sul lavoro con ‘negligenza, imprudenza e imperizia‘” e, lo scorso 15 gennaio, è arrivata la conseguente richiesta di risarcimento.

Inevitabile, quanto certo, il ricorso in appello di Enel che ha ritenuto opportuno evidenziare come l’azienda abbia “sempre adottato le misure di protezione e di salvaguardia inerenti la tutela delle condizioni di lavoro nel rispetto della normativa nel tempo vigente“. Enel precisa inoltre che l’ex dipendente, dopo aver lavorato quale elettricista presso aziende di impianti elettrici, ha poi svolto l’attività come manutentore alla Centrale termoelettrica di Bastardo (Gualdo Cattaneo) e, successivamente, presso la sede di Gualdo Tadino con qualifica di operaio e manutentore di linee elettriche. L’azienda ha infine confermato che si riserverà ogni più approfondita valutazione a valle del deposito delle motivazioni della sentenza, anche ai fini di un possibile appello.

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