L'Aeroporto si prepara al post Covid: il piano industriale

L’Aeroporto si prepara al post Covid: il piano industriale

Massimo Sbardella

L’Aeroporto si prepara al post Covid: il piano industriale

Sab, 23/01/2021 - 10:33

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L’Aeroporto si prepara al post Covid: il piano industriale

Obiettivo 600 mila passeggeri per superare altri scali minori del Centro Italia | Aerotaxi, l'hub scelto è Monaco di Baviera

L’Aeroporto San Francesco d’Assisi guarda al post Covid. A quando si tornerà a viaggiare, confidando nell’immunità assicurata dai vaccini, in Italia e nel resto del mondo.

L’Assemblea dei soci

L’Assemblea dei soci Sase (questa volta partecipata anche da soggetti che da tempo erano rimasti sulla soglia dell’uscio o vi erano entrati svogliatamente) ha provveduto ad approvare il nuovo Piano industriale. Che fissa l’obiettivo a 600 mila passeggeri, in 4 anni, superando Pescara. Perché lo scalo umbro punta ambiziosamente a diventare il primo tra gli scali minori del Centro Italia. Una “sfida” da giocare, oltre che con Pescara appunto, con Ancona e Forlì.

Le destinazioni

E allora, si punta con decisione alle mete turistiche del Sud Italia: Olbia, Lamezia, Trapani, Catania. E ovviamente sulle rotte internazionali, soprattutto per quelle politiche di incoming che interessano di più ai comuni, su tutti Assisi e Perugia. Rotterdam, Vienna, Bruxelles, Barcellona. E Bucarest, rotta che interessa particolarmente agli imprenditori che investono nell’Europa dell’Est.

Aerotaxi: si punta su Monaco di Baviera

Ma la vera scommessa è data dall’aerotaxi, servizio ritenuto chiave per dare un reale valore aggiunto che differenzi l’aeroporto San Francesco di Assisi. L’hub su cui si punta è l’aeroporto di Monaco di Baviera. Perché raggiungibile in un’ora e 10 minuti di volo. E perché, pur essendo il terzo hub internazionale in Europa dopo Londra e Francoforte, costa sensibilmente meno.

Tra l’altro, dalla Germania del sud proviene (o transita) circa la metà dei turisti che arrivano in Umbria.

I soldi

Le idee per far decollare l’aeroporto dell’Umbria ci sono. E sono state messe nero su bianco in un piano industriale ritenuto solido e credibile.

E i soldi? Innanzi tutto, c’è da ripianare il milione e mezzo di deficit del 2020, un anno segnato dalla pandemia che ha tenuto a terra gran parte degli aerei.

In condizioni normali, servono 5 milioni l’anno. La Regione farà la sua parte. I Comuni hanno fatto capire che, per le cifre loro richieste in base alle quote e con una reale prospettiva di impulso al turismo, possono continuare ad essere della partita.

La Camera di commercio

Il punto debole, in questo momento, è la Camera di commercio. Che tra l’altro ha appena avviato il suo nuovo corso regionale. Probabile che veda scendere la sua partecipazione (ora al 40%). Due milioni di euro per quattro anni sono una cifra importante. Sulla quale, tra l’altro, ora avrà voce in capitolo anche la componente ternana. Che ha negli scali romani e di Viterbo un servizio aereo più agevole.

Il nuovo socio

Gli altri soci sono pronti a fare la loro parte, ma aumentare ulteriormente le quote è altra cosa. Ecco perché si guarda al possibile ingresso di un nuovo socio del settore. Partita alla quale sta lavorando in particolare UniCredit, divenuta di fatto advisor. Anche nel proprio interesse: vendere quote di un aeroporto in salute rende ovviamente di più.

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