Islam progressista e Isis si scontrano nel toccante Lettere a Nour

Islam progressista e Isis si scontrano nel toccante Lettere a Nour

A Spoleto61 il drammatico dialogo tra Nour e suo padre, uno scontro generazionale e culturale messo in scena dagli eccezionali Franco Branciaroli e Marina Occhionero

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L’Islam buono, tollerante, progressista, che predica la libertà, contro l’Isis, la jihad, le esecuzioni, la religione conservatrice. Sono i due mondi che si incontrano e si scontrano in Lettere a Nour, accanto allo scontro generazionale padre – figlia, tra certezze che vacillano, amore ma anche orrore, che permeano il teatro.

E’ un toccante dramma che ti entra nell’anima Lettere a Nour, lo spettacolo di prosa andato in scena, nel secondo week end del Festival dei Due Mondi, al Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi per la regia di Giorgio Sangati e con gli straordinari Franco Branciaroli e Marina Occhionero, accompagnati sul palco dalle note – ora lievi come una nenia, ora così improvvise e forti da far sussultare gli spettatori – del Trio Mothra.

Un atto unico che porta alla scoperta dei contrasti del mondo islamico, vissuti attraverso il padre, un professore di filosofia credente e progressista, vedovo, e la figlia ventenne, attaccatissima al genitore che gli ha fatto da padre e madre allo stesso tempo, che improvvisamente sposa la causa della jihad, la guerra santa, scappando in Iraq per sposare un uomo conosciuto su internet e combattere l’Occidente. Lui, di cui non si conosce il nome, né dove vive, finirà in ospedale pur di difendere le proprie idee progressiste; lei, Nour, che in arabo significa luce, si fa incantare da degli ideali che ritiene di libertà e cerca in ogni modo di convincere il genitore a raggiungerla.

L’uno cerca di convincere l’altra delle proprie idee: il padre le scrive la mostruosità dei massacri ad opera dei combattenti islamici, ricordandole che gli insegnamenti di Allah (in cui lui non perderà mai la fede) sono altri, invitandola a scappare, a tornare da lui; la figlia spiega invece il suo punto di vista, che la guerra santa contro l’Occidente è giusta, che giustifica la morte degli infedeli. Quasi due anni di lettere, dal febbraio 2014 al novembre 2015 (oltre ad un’ultima al cielo, un anno dopo), che attraversano non solo le vicende umane dei due, ma anche vicende di cronaca, come l’attentato al giornale francese Charlie Hebdo o i video delle esecuzioni da parte dell’Isis diramati in tutto il mondo.

Fin quando, lettera dopo lettera, la giovane – che nel frattempo dà alla luce una bimba, chiamata con il nome evocativo Jihad – cambia, si accorge delle atrocità, sulla sua pelle e su quella degli altri, ed è costretta a confermare al padre che aveva ragione lui. Ormai, però, non può più tornare indietro. Il suo destino è segnato, ma non quello di sua figlia, che affida, insieme ad un’ultima lettera, al nonno, destinato a crescerla da solo, come fatto con lei. Ma dimostrando prima di aver compreso, questa volta veramente, gli insegnamenti del padre.

“‘Allahou akbar’ , ‘Allah è il più grande!’, è un formidabile grido d’amore e d’umiltà. Nonostante ciò che si pensi, ciò che si dica, ciò che si faccia. Allahou akbar, Allah è il più grande di tutto. E’ sempre al di sopra, al di là delle rappresentazioni umane. Ma di questo appello all’umiltà, ne hanno fatto un urlo di odio, di sufficienza, di orgoglio imbecille e ignobile. Che caricatura! Nella loro bocca, Allahou akbar non è che un grido di guerra ripugnante. L’odio è la collera dei codardi” scrive il padre alla figlia il 23 agosto 2014.

Nour, però, lo capirà soltanto un anno dopo, e lo scriverà al padre nella sua ultima, toccante, lettera, datata 22 novembre 2015. Ad aprirle gli occhi, oltre alla segregazione, alle violenze ed ai tradimenti del marito, la terribile uccisione della sua unica vera amica, incinta di 8 mesi, squartata ed appesa ad un palo di Falluja. Per Nour è impossibile scappare, ma riesce a negoziare con il marito la salvezza della piccola. “Mi sacrifico perché la mia Jihad possa vivere. Me ne vado tranquilla, l’odio è la collera dei vigliacchi“.

Lettere a Nour

di Rachid Benzine
traduzione italiana a cura di Anna Bonalume

regia Giorgio Sangati

con Franco Branciaroli, Marina Occhionero
e con il trio Mothra
Fabio Mina flauto, flauto contralto, duduk, elettronica
Marco Zanotti batteria preparata, percussioni, elettronica
Peppe Frana oud elettrico, godin multioud, elettronica

assistente alla regia Virginia Landi

scene Alberto Nonnato
luci Vincenzo Bonaffini
musiche originali trio Mothra
costumi Gianluca Sbicca

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Centro Teatrale Bresciano, Teatro de Gli Incamminati
in collaborazione con Ravenna Festival

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