Interventi per 26 milioni di euro, ecco come cambierà Ponte San Giovanni

Interventi per 26 milioni di euro, ecco come cambierà Ponte San Giovanni GALLERY

Redazione

Interventi per 26 milioni di euro, ecco come cambierà Ponte San Giovanni GALLERY

Gio, 25/03/2021 - 08:51

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Dalla riqualificazione dell'ex Margaritelli al Cva, viabilità e aree verdi: i due progetti per cambiare Ponte San Giovanni

Due interventi per complessivi 26 milioni di euro per cambiare Ponte San Giovanni. Tra recupero edilizio, nuova viabilità, aree verdi.

Progetti che sono stati presentati dall’amministrazione comunale di Perugia al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nell’ambito del Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare (PINQUA). E che il sindaco Romizi e l’assessore Margherita Scoccia hanno illustrato alla città.

“Il quartiere – spiega Romizi – diverrebbe, così, il fulcro di una imponente opera di riqualificazione che mira al miglioramento della qualità dell’abitare dei cittadini puntando a una mobilità sostenibile, alla qualità e all’identità degli spazi pubblici, all’energia pulita, al miglioramento dei servizi, alla riqualificazione delle aree verdi”.

PSG5G

Il primo intervento, denominato PSG5G, prevede una spesa di 17.025.160 euro. Questi gli interventi:

  • Acquisizione e recupero del complesso edilizio ex Palazzetti Margaritelli, con il concorso di ATER Umbria. Demolizione per sottrazione chirurgica di una parte del complesso.
  • Valorizzazione del limitrofo sito archeologico etrusco dell’Ipogeo dei Volumni, comprensivo dell’area verde della necropoli del Palazzone e del relativo spazio di parcheggio in collaborazione con la Direzione Regionale Musei Umbria.
  • Introduzione di fonti energetiche rinnovabili nell’area parcheggio Conad di Via Adriatica, a ridosso del complesso “ex Palazzetti”, grazie alla collaborazione della società PAC2000.
  • Creazione di mix di alloggi ERS (edilizia residenziale sociale, a canone concordato, alloggi di edilizia libera), uffici, servizi di quartiere, spazi di relazione.

Ponte San Giovanni da periferia a città

L’altro progetto, denominato “Ponte San Giovanni da periferia a città”, prevede una spesa di 18.946193 euro. In questo caso gli interventi sono:

  • Riqualificazione dell’asse centrale di Via Cestellini e degli spazi ed edifici pubblici di proprietà comunale (CVA, piazza del mercato, nuovo edificio comunale, plesso scolastico G. Mazzini, aree verdi).
  • Creazione di un’estesa rete ciclopedonale che interessa l’abitato residenziale di Ponte San Giovanni, collegandosi alla ciclovia sul Tevere e a quella esistente di Via Bonucci, e di miglioramento della accessibilità alla stazione di Ponte S. Giovanni.
  • Efficientamento energetico e la riqualificazione degli immobili di edilizia residenziale pubblica.
  • Valorizzazione dell’Ipogeo dei Volumni e della necropoli del Palazzone.Pubblica illuminazione, videosorveglianza e WiFi.•Valorizzazione del verde e alla riqualificazione ambientale.
  • Eco-Isole Informatizzate (PR2) proposte da Gesenu Sp.A.

Romizi: orgoglioso del lavoro presentato

Soddisfatto il sindaco Romizi: “Sono veramente orgoglioso del lavoro che è stato rappresentato questa mattina e la mia piena riconoscenza va a tutti gli attori coinvolti in queste progettualità: il Comune con l’assessore Margherita Scoccia e tutti gli uffici rappresentati in conferenza dall’Architetto Marini, l’Università degli Studi di Perugia con Paolo Belardi, Franco Cotana e Anna Laura Pisello e i loro team di lavoro, Ater Umbria con il presidente Emiliano Napoletti e il direttore Luca Federici e i relativi uffici. Un ringraziamento va anche a tutte le aziende, le associazioni e i cittadini che hanno offerto contributi di idee e manifestato interesse e disponibilità”.

ponte san giovanni conferenza stampa

“Da ferità a modello di sostenibilità”

“In questi anni da sindaco – ha concluso Romizi – c’è una cosa che ho imparato: quando ci sono le idee il modo per realizzarle si trova sempre. E con queste idee noi non vogliamo semplicemente recuperare dei luoghi, ma intendiamo stravolgere il paradigma: una ferita del territorio può diventare un modello per sostenibilità, vivibilità, servizi e qualità dell’abitare”.

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