Il Governo impugna la legge umbra sull’editoria | Premeditazione o imperizia?

Il Governo impugna la legge umbra sull’editoria | Premeditazione o imperizia?

Niente soldi già dopo la condanna in primo grado, Roma: illegittimo | E la legge si impantana ancora

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Il Governo ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge regionale dell’Umbria per il sostegno all’editoria, approvata lo scorso novembre dopo un iter partecipativo particolarmente lungo e complesso.

Per l’esecutivo nazionale, la legge umbra viola il principio di non colpevolezza, sancito dall’art. 27 della Costituzione, nell’articolo  in cui esclude dall’accesso ai finanziamenti pubblici le imprese editoriali i cui titolari siano stati condannati già in primo grado per frode contro la pubblica amministrazione o il bene pubblico. Una condanna quindi non definitiva, cosa che per il Governo risulta invasiva della competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di ordinamento penale.

Per Palazzo Donini si tratta di una norma a garanzia degli interessi pubblici, per evitare che i soldi dei contribuenti vadano a chi ha già riportato condanne penali per frodi contro la pubblica amministrazione. Tra l’altro “copiata” dalla legge sull’editoria già in vigore in Emilia Romagna. Una presa di posizione forte ma che purtroppo è figlia di notevoli devastanti esperienze nell’editoria umbra.

Questo aspetto era stato però contestato, già in sede di partecipazione, dalla Fieg (la Federazione italiana editori giornali) durante le audizioni in I Commissione ed era divenuta materia di scontro politico anche all’interno della maggioranza, durante la votazione in Consiglio, con Brega (Pd) e Rometti (Socialisti) che avevano espresso dubbi sulla legittimità di questa norma. Come del resto avevano fatto vari rappresentanti della minoranza, tra le fila del centrodestra e tra i pentastellati. Dopo il dibattito però la legge era stata votata all’unanimità eccezion fatta per la componente pentastellata che si era espressa contraria.

Alla luce di quanto accaduto ieri al Consiglio dei Ministri, è proprio il centrodestra ora ad attaccare Palazzo Donini e la maggioranza di centrosinistra in Umbria, con l’accusa di aver inserito una norma palesemente illegittima per indurre terze parti, il Governo nazionale in questo caso, a fermare una legge sugli incentivi all’editoria per la quale non sarebbero ancora state trovate le necessarie risorse economiche. Ma a ben osservare, la ‘premeditazione’ potrebbe anche lasciare spazio a una ben più ‘semplice’ imperizia tecnica, considerando che solo dalla I commissione questa sarebbe la quinta legge ad essere impugnata dal Governo nell’arco di pochi anni.

Sul piano politico si apre dunque un altro braccio di ferro tra Roma e Perugia. Dopo gli appunti fatti arrivare a Palazzo Donini, tramite il prefetto di Perugia, sul protocollo contro le discriminazioni di genere e l’omofobia, dopo il ricorso presentato anche dalla Regione Umbria contro il decreto “Sicurezza” del ministro Salvini relativamente allo status dei richiedenti asilo, è la volta del Governo a contestare un impianto normativo dell’amministrazione di centrosinistra che governa in Umbria.

di Sara Cipriani e Massimo Sbardella

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