IL COMUNE DI TODI IN PRIMA LINEA CONTRO GLI SPRECHI DEL CONSORZIO DI BONIFICA TEVERE-NERA - Tuttoggi.info

IL COMUNE DI TODI IN PRIMA LINEA CONTRO GLI SPRECHI DEL CONSORZIO DI BONIFICA TEVERE-NERA

Redazione

IL COMUNE DI TODI IN PRIMA LINEA CONTRO GLI SPRECHI DEL CONSORZIO DI BONIFICA TEVERE-NERA

Mer, 30/06/2010 - 11:34

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“In Italia ci sono 165 consorzi di bonifica che impongono tributi per oltre 400 milioni di euro l'anno. Tra questi il Consorzio di Bonifica Tevere-Nera che interessa 23 comuni in provincia di Terni, tre in quella di Perugia e nove in quella di Viterbo, per un totale di 84.667 contribuenti. Questi consorzi finanziano lavori per circa 500mila euro a fronte di contributi dei cittadini superiori ai 2,5 milioni: quasi 1,5 milioni, infatti, sono attribuiti a spese per il personale, in grandissima parte con mansioni di carattere amministrativo, legale, contabile. Nonostante la Giustizia Tributaria Regionale abbia con oltre 300 sentenze dichiarato illegittimo il contributo, il Consorzio continua a mandare la richiesta di pagamento mettendo oltre 80.000 tra famiglie, imprese e enti nella condizione di pagare una richiesta illegittima o fare ricorso alla giustizia sopportando spese che, solo per le marche di bollo, sono superiori all'entità del contributo richiesto”.

È quanto afferma in una nota stampa il vice sindaco del Comune di Todi, l'avvocato Moreno Primieri, “E' proprio il fatto che nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di contributi minimi che induce la gente, per non sopportare ricorsi di maggior costo, a pagare un contributo illegittimo. In Umbria questo contributo è imposto dalla Regione solo ai residenti nella provincia di Terni ed a quelli di Spoleto, Foligno e Todi, mentre invece sul restante territorio perugino tutto è posto a carico della fiscalità generale. Si registra persino il caso, assai diffuso, che a fronte di un contributo dovuto di 0,03 euro si finisca con il chiedere, aggiungendovi una quota minima di 10.80 euro, la somma di 10.83 euro. Insomma a questo cittadino viene chiesto di pagare una somma di ben 360 volte maggiore dello strettamente dovuto: applicando correttamente il regolamento regionale questo contribuente dovrebbe pagare invece una volta ogni 400 anni. Ma di esempi di tal fatta ce ne sarebbero a migliaia. Recentemente la dicitura contributo minimo è stata sostituita con “gestione contribuenza e formazione ruolo”. Gli avvisi che stanno attualmente arrivando riguardano, in molti casi, 4 annualità. Così un cittadino che avrebbe dovuto pagare 0.03 euro per ciascun anno (2006-2009) vede aggiunta per ogni annualità la richiesta di 10.80 per “gestione contribuenza”, arrivando a pagare 40.44. Le norme vigenti, peraltro, vietano la richieste di tributi per quote inferiori ai 12 euro (art 1 c. 168 legge 27/12/2006 n. 296); sono invece molti gli avvisi di pagamento che, pur comprendendo il contestato importo minimo di 10.80 euro, non raggiungono comunque la somma di 12 euro. La commissione tributaria regionale, con oltre 300 sentenze, ha dato ragione ai ricorrenti ma i costi legali, a danno del Consorzio e quindi dei cittadini, hanno raggiunto svariate decine di migliaia di euro. I cittadini si sono anche mobilitati con oltre 14mila petizioni e manifestazioni di protesta in tutta Italia ma senza risultati. Si ha l'impressione di essere considerati sudditi; quello che indigna non è il pagamento di un contributo spesso di modesta entità ma l'arroganza di chi impone una contribuzione ingiusta contando sul fatto che il costo di difendersi in giudizio è maggiore del contributo stesso e di una Regione che impone solo a una parte dei suoi cittadini una contribuzione aggiuntiva. L'argomento “contributo di bonifica” suscita molto interesse, a fronte di una Regione di 900mila abitanti in cui esistono ben tre consorzi di bonifica che intervengono sulla stessa materia insieme a cinque comunità montane, la Regione, tre Ati, due Province, 92 Comuni, lo Stato ed altri enti minori. Tra le Regioni ove c'è più mobilitazione in materia, con la presenza di diversi comitati di cittadini, la Toscana e il Lazio. La proposta è quella della chiusura con il trasferimento di competenze agli enti territoriali e quindi l'abrogazione o la modifica della legge regionale n. 30 del 23.12.2004 che ne disciplina le attribuzioni. Auspicheremo una proposta di legge in tal senso da parte dei consiglieri regionali dell'opposizione; nel frattempo come Comune stiamo verificando la possibilità di fare ricorso contro il balzello che ci viene richiesto”.


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