“Guerra dei salumi”, azienda condannata per frode in commercio

“Guerra dei salumi”, azienda condannata per frode in commercio

Il titolare di una grande azienda di norcineria umbra aveva utilizzato il marchio “maiale brado di Norcia” di proprietà della famiglia Fausti che però non c’era nei suoi prodotti

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Quei salumi di una grande azienda umbra, in vendita anche presso supermercati, venivano venduti e pubblicizzati come realizzati con carne di suino allevato allo stato brado. Peccato però che le carni utilizzate erano diverse. Se ne era accorto Giuseppe Fausti, titolare del marchio registrato “maiale brado e semibrado di Norcia”, un prodotto di eccellenza della Valnerina ed unico, che aveva denunciato il fatto alle forze dell’ordine.

Portando così all’apertura di un’inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Perugia (l’azienda di norcineria ha infatti la sua sede legale nel circondario perugino), con accertamenti svolti dai Nas che avevano verificato che in quei prodotti venduti nei supermercati il “maiale brado” non c’era, come appunto sosteneva Fausti.

Il titolare rappresentante dell’azienda del perugino, quindi, è finito sotto processo per l’accusa di frode in commercio per aver appunto fornito ad un ipermercato del comprensorio di Perugia “una fornitura di salumi con marchio ‘suiné – suino brado di Norcia’ utilizzando materie prime di provenienza, origine e qualità diversa da quella raffigurata sul prodotto”. Nell’udienza del 9 marzo scorso, il giudice Rosa Lavagna ha quindi condannato l’imputato, dopo la richiesta di patteggiamento formulata dal difensore dello stesso, l’avvocato Michela Paganelli, a 4 mesi di reclusione (pena sospesa). Il giudice ha riconosciuto anche la liquidazione delle spese di lite in favore di Giuseppe Fausti, costituitosi parte civile attraverso l’avvocato Maria Grazia Patrizi.

Nelle motivazioni della sentenza, depositate in questi giorni, “ritiene il giudicante, sulla base degli atti, che la qualifica giuridica del fatto e l’applicazione delle circostanze prospettate dalle parti siano corrette”,  “non sussistendo elementi per la pronuncia di proscioglimento a norma dell’art. 129 c.p.p., stante anche l’implicito riconoscimento di responsabilità”. 

Il vero maiale brado di Norcia, insomma, è soltanto uno: quello della famiglia Fausti.

 

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