Guarire dalle leucemie, la speranza concreta dal convegno del Chianelli

Guarire dalle leucemie, la speranza concreta dal convegno del Chianelli

Redazione

Guarire dalle leucemie, la speranza concreta dal convegno del Chianelli

Dom, 16/10/2022 - 10:00

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Luminari a confronto a Perugia, dove la ricerca ha portato ad altri successi nella lotta a queste forme di malattia

Guarire dalle cosiddette leucemie invincibili si può, grazie al trapianto di midollo da donatore incompatibile. A dimostrarlo alcuni dei più grandi ematologi a livello internazionale, che si sono dati appuntamento al Residence “Daniele Chianelli” per il congresso “Leucemie Acute ad Alto Rischio: Recenti Progressi nel trapianto Allogenico”. A fare gli onori di casa il presidente del Comitato, Franco Chianelli e il professore emerito Massimo Fabrizio Martelli.

“Ancora una volta ha commentato Chianelli – viene dimostrato come la realtà dell’Ematologia perugina sia una eccellenza a livello mondiale. Ce lo hanno detto il professor Locatelli, il dottor Antony Stain e la dottoressa Francesca Bonifazi, ricercatori eccezionali che da anni collaborano con il nostro centro”.  D’altra parte, tutto ha avuto origine da Perugia. Il Centro di Trapianto di Midollo Osseo di Perugia, infatti, ha raggiunto, nel corso degli anni, una riconosciuta notorietà internazionale e rappresenta un Polo di attrazione per tanti pazienti provenienti da altre regioni italiane ed anche dall’estero.

Il trapianto da donatore compatibile

Negli anni 90 questo gruppo di ricercatori guidato dal professor Massimo Fabrizio Martelli dimostrò per la prima volta al mondo come fosse clinicamente fattibile il trapianto da donatore familiare parzialmente compatibile. Scoperta questa pubblicata nelle più prestigiose riviste internazionali (New England Journal of Medicine, Blood, Science, etc.) e che ha avuto una grande eco anche nei media internazionali (New York Times, Wall Street Journal).

Il lavoro svolto in questi ultimi anni ha portato oggi a risultati ancora migliori, definibili come straordinari. Al Congresso, il dottor Antonio Pierini, ricercatore dell’Ematologia di Perugia, ha sottolineato come ben il 75 per cento dei pazienti affetti da leucemia mieloide acuta ad alto rischio e trapiantati da familiare parzialmente compatibile siano guariti. Questa sopravvivenza è nettamente superiore a quella del 45 per cento usualmente descritta nei Centri Europei e Nordamericani ed è dovuta essenzialmente alla bassissima incidenza di recidive (appena il 10 per cento) nella casistica di Perugia (contro circa il 40 per cento della letteratura).

Sulla base di questi risultati, si è deciso di applicare la stessa strategia trapiantologica anche ai trapianti da donatore familiare compatibile e da donatore volontario compatibile da Registro. I risultati iniziali sono ancora più eclatanti e fanno prevedere una sopravvivenza priva di malattia di circa il 90%.

Il motivo dei recenti successi descritti da Pierini è l’aver utilizzato, per la prima volta al mondo, un’innovativa composizione del materiale trapiantato, suggerita dagli studi nei modelli sperimentali, che è in grado di esercitare una potentissima azione antileucemica. Una vera e propria terapia cellulare di precisione, un tipico esempio di medicina traslazionale che porta i risultati della ricerca dal laboratorio al letto del paziente.

La nuova arma

Ma l’altra arma vincente è costituita anche da una particolare macchina di radioterapia, che la professoressa Cynthia Aristei, direttore della Radioterapia oncologica dell’Università e dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, impiega per trattare il paziente immediatamente prima del trapianto con il fine di facilitarne l’attecchimento e contribuire a distruggere la leucemia. Contrariamente ai comuni acceleratori lineari che irradiano tutto il corpo, questo strumento è incredibilmente preciso nella sua azione. Irradia potentemente tutte le ossa e quindi il midollo con le cellule leucemiche ivi contenute.

Al contempo il danno a tutti gli altri organi e tessuti dell’organismo è fortemente ridotto. Ne trae beneficio l’intera procedura trapiantologica che risulta essere molto meno tossica. Ciò consente di estendere il trapianto salva-vita anche ai pazienti di 60-70 anni.

Questa strategia radioterapica per il trapianto di midollo viene utilizzata abitualmente solo da un altro Centro nel mondo, la City of Hope (Duarte, California), che ha avuto il merito di svilupparne la tecnologia nei modelli sperimentali e propugnarne l’impiego clinico. Il professor Anthony Stein, nella sua lettura introduttiva al Congresso di Perugia, ha riportato gli ultimi sviluppi raggiunti alla City of Hope in questo settore e ha sottolineato come la tomoradioterapia elicoidale rappresenti un grande progresso, tale da imporsi, a confronto di metodologie tradizionali, quale fondamentale base nella preparazione del paziente al trapianto di midollo osseo.

La presenza di Stein a Perugia contribuisce, inoltre, a rafforzare l’esistente cooperazione scientifica tra Perugia e Duarte e a favorire lo scambio di tecnologie tra le due Istituzioni.

L’importanza della giornata è sottolineata anche dalla presenza del professor Franco Locatelli, grande ricercatore e innovatore nel settore del trapianto in pediatria e pioniere in Italia della ricerca sulle CAR T, nonché presidente del Consiglio Superiore di Sanità, e della dottoressa Francesca Bonifazi, uno dei massimi esperti nazionali ed internazionali sulle complicanze del trapianto, nonché presidente e vicepresidente del GITMO, Gruppo italiano trapianto di midollo osseo.

Riconoscimento internazionale

Un importante riconoscimento internazionale, conferito nel 2021 dalla Fondazione DKMS, sottolinea, nelle motivazioni del premio, la visione pionieristica dei ricercatori e dei clinici del gruppo di Perugia ed indica come straordinariamente fruttuoso il lavoro da loro svolto per lo sviluppo della scienza medica nel settore del trapianto da donatore non compatibile.

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