Giustizia in Umbria tra droga, ricostruzione e corruzione | “Norme su appalti sacrificano efficienza”

Giustizia in Umbria tra droga, ricostruzione e corruzione | “Norme su appalti sacrificano efficienza”

Inaugurato l’Anno giudiziario 2018 della Procura generale di Perugia | Il nodo della sicurezza dei tribunali e la situazione della criminalità in Umbria


share

Qualcosa si muove, seppur con grandi lentezze causate dalla burocrazia, per garantire sicurezza all’interno dei Tribunali dell’Umbria. A fare il punto della situazione è stato il procuratore generale di Perugia Fausto Cardella, in occasione dell’apertura dell’Anno giudiziario. Il suo intervento è stato aperto infatti dal tema dell’aggressione avvenuta all’interno del Tribunale di Perugia il 25 settembre scorso (qui tutti gli articoli sulla vicenda).

La sicurezza nei tribunali dell’Umbria

Cardella ha voluto quindi esprimere un pubblico elogio al dottor Umberto Rana ed all’ausiliario Giuseppe Alessandriniper il coraggio e la prontezza di riflessi” ed alla dottoressa Francesca Altrui ed ai suoi familiari “per la compostezza con la quale hanno reagito, durante e doto, segno di virtù individuale ma anche della alta considerazione in cui tengono la funzione di giudice“. Quindi ha voluto elogiare anche “il personale del mio Ufficio, quello amministrativo, senza la cui dedizione ed efficienza non sarebbe stato possibile governare i molteplici effetti dell’evento” e quello di polizia giudiziaria, “per il pronto intervento, che ha portato all’immediato arresto dell’aggressore, e per il prezioso supporto”. Occasione anche “per avere conferma della concreta solidarietà degli apparati dello Stato”, dalla Prefettura al Comune, dall’Avvocatura dello Stato al Foro di Perugia.

Fausto Cardella ha poi ricordato come in attesa dell’installazione degli impianti fissi per garantire sicurezza nei palazzi di giustizia, presso le Procure di Perugia e Spoleto è presente un presidio dell’Esercito.

Organici carenti e riforma del processo penale

Nel mirino del procuratore generale anche l’insufficienza degli organici del personale amministrativo, che riguarda tutte le procure del distretto di Perugia, “pur se si deve dare atto al Ministero della Giustizia di aver bandito un concorso per assumere personale di cancelleria, interrompendo il ventennale, inconcepibile, blocco delle assunzioni, che per anni ancora proietterà i suoi nefasti effetti“.

Cardella ha anche toccato il tema della riforma del processo penale dovuta alla legge 103 del 2017, che incide sul processo d’appello e sul giudizio di Cassazione. Norme migliorabili, ma che “vanno nel senso giusto, quello cioè di una accelerazione dei tempi del processo penale, salvando, anzi potenziando, le garanzie dell’imputato, con l’effetto di rendere i principi che governano il processo di secondo grado un po’ più coerenti ed omogenei a quelli del primo grado“.”Anche l’azione normativa di contenimento del vergognoso fenomeno di una corruzione dilagante – ha osservato il magistrato – fa registrare alcune significative novità legislative, quali la recente legge a tutela dei dipendenti che segnalano i reati, l’estensione della confisca preventiva dei beni alla corruzione ed altri reati collegati, nonché ai reati ambientali, alla corruzione privata, e una più efficace disciplina dei sequestri nel cosiddetto reato di caporalato”. “Certo siamo ancora lontani – ha aggiunto – da misure veramente efficaci, quali, ad esempio, una disposizione premiale per chi rompa il pactum sceleris tra il corrotto e il corruttore, che buoni risultati ha dato contro il terrorismo e contro la criminalità organizzata; ma non si può negare che ci sia una chiara inversione di tendenza rispetto ad anni passati, quando si depenalizzava di fatto il falso in bilancio e si aumentavano a dismisura i termini di prescrizione, con l’effetto di buttare al macero lunghe e costose indagini”.

Norme sugli appalti, servono davvero contro la corruzione?

Dubbi, invece, sulle norme sugli appalti (sebbene “l’attività di prevenzione, rivitalizzata dal potenziamento dei poteri dell’Anac, è sicuramente utile“): “c’è da chiedersi se le farraginose, e piene di deroghe, e complicate norme previste dalla normativa sugli appalti, servano davvero a prevenire la corruzione, mentre è certo che sacrificano efficienza e celerità. Quel che manca – ha detto ancora – è la piena consapevolezza sociale del danno che arreca a tutti noi la corruzione; manca ancora la sanzione sociale verso il corrotto e la diffusa percezione del disvalore della sua condotta. Questo spetta a noi, a noi tutti come cittadini”.

Nel distretto giudiziario dell’Umbria, ha quindi osservato il procuratore generale, i procedimenti in materia di corruzione o fattispecie affini, sono in lieve crescita, ma sempre in quantità assolutamente trascurabile. Questi dati però sono scarsamente significativi, perché la corruzione è uno di quei reati cosiddetti a cifra nera, ossia sommersa, non visibile perché nessuna delle due parti in causa ha interesse a denunciarla né il corrotto né il corruttore, dato che entrambi andrebbero incontro alla stessa pena; occorrono indagini invasive, lunghe e difficoltose: ecco perché sarebbe urgente prevedere una forte attenuante o meglio una esenzione di pena per chi dei due denunci il patto corruttivo.

Mafia, terrorismo e ricostruzione post terremoto

Sulla criminalità organizzata, la situazione del distretto non evidenzia la stabile, radicata presenza di forme di criminalità organizzata di tipo mafioso ha spiegato Cardella. “Tuttavia i risultati di talune indagini hanno documentato come l’Umbria richiami gli interessi economici di organizzazioni criminali, che agiscono reimpiegando i proventi di attività illecite, senza l’attuazione, allo stato, di tentativi di controllare il territorio e di infiltrazioni nel tessuto politico – amministrativo. In tale ottica i lavori di ricostruzione, legati al recente sisma, rappresentano sicuramente un obiettivo appetibile per le organizzazioni criminali di qualunque tipo che, come storicamente è dimostrato, sono particolarmente attive nel settore della movimentazione della terra, dell’edilizia, del ciclo del cemento ed in quello dello smaltimento dei detriti e dei rifiuti”. Anche la crisi economica, con molte aziende costrette a chiudere, secondo Cardella “rappresenta l’humus perfetto per le infiltrazioni delle organizzazioni criminali“, attraverso la concessione di crediti usurari agli imprenditori in difficoltà e dando luogo a pericolose estorsioni e acquisendo numerose attività in diversi settori.

L’Umbria – osserva il procuratore – risulta interessata da ingenti investimenti di capitali da parte di imprenditori orientali, utilizzati per l’acquisizione di attività commerciali ed imprenditoriali. Cosa che potrebbe costituire “il presupposto per un sensibile aumento dei correlati rischi criminali”.

Attenzione anche al terrorismo internazionale: “negli ultimi anni si è rilevato che la minaccia può interessare anche piccole città, nelle quali è possibile che determinati soggetti abbiano appositamente scelto di soggiornare in stato silente”. In materia ambientale, invece, si è registrato, come segnalato dal procuratore distrettuale, un incremento dei delitti di traffico illecito di rifiuti.

Spaccio a Perugia, rischio ritorno al passato

A preoccupare in Umbria, e soprattutto a Perugia, è la situazione dello spaccio. Con il capoluogo di Regione che potrebbe tornare ai livelli preoccupanti del passato recente. “I fenomeni criminali legati al consumo ed alla diffusione di sostanze stupefacenti costituiscono le situazioni più allarmanti dell’intero territorio” ha spiegato il procuratore generale. “Occorre evitare che Perugia, città che in un recente passato è stata luogo nel quale il fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti aveva acquisito una particolare consistenza, piombi di nuovo in una situazione dalla quale è uscita con grande fatica. Allarmano i segni di un possibile ritorno verso il centro di spacciatori. Il deprecabile fenomeno delle locazioni in nero inevitabilmente finisce col favorire lo stazionamento nel centro storico anche di soggetti dediti a traffici di stupefacenti. L’organizzazione dello spaccio per gruppi etnici, con loro gerarchie interne, che operano stabilmente in specifiche aree della città, finisce per determinare una sorta di controllo del territorio, che inquieta i cittadini e ne acuisce la percezione di insicurezza”.

Infine i sequestri. Nei confronti dei soggetti, condannati dalla Corte di Appello di Perugia, per alcuni dei reati di particolare allarme sociale, si è proceduto al sequestro, finalizzato alla confisca, dei patrimoni illecitamente accumulati. L’analisi delle situazioni patrimoniali dei condannati è svolto dal personale della polizia giudiziaria stabilmente distaccato in procura generale, in collaborazione con i reparti territoriali; nel biennio appena trascorso, tale attivitò, particolarmente opera della Guardia di finanza, ha consentito il sequestro di beni, ubicati sul territorio italiano ed estero, per un valore complessivo di oltre 2 milioni di euro.

share

Commenti

Stampa