Si è tolto la vita impiccandosi nel supercarcere di Maiano di Spoleto. E' quanto messo in atto nella tarda mattinata di oggi da un 29enne di Norcia, Ivano Volpi, arrestato sabato scorso per aver aggredito i propri genitori e, poco dopo, anche la pattuglia dei carabinieri che era intervenuta sul posto per cercare di riportare la calma. Il suicidio, stando alle prime indiscrezioni (la procura della Repubblica di Spoleto ha già aperto un fascicolo e avrebbe affidato le indagini ai carabinieri coordinati dal capitano Pasquale Megna), si sarebbe verificato nell'infermeria della struttura penitenziaria dove il ragazzo era ricoverato. Il giovane, a quanto è dato sapere, aveva dei problemi, sembra di natura psichica anche se c'è chi sostiene fosse dipendente da alcoolismo, che lo portavano spesso a comportamenti violenti. Già a marzo dello scorso anno era stato fermato e arrestato dai carabinieri sempre per una violenta lite in famiglia. Il tribunale lo aveva condannato a 10 mesi da scontare presso una struttura sanitaria. Detenzione che era finita pochi giorni fa e che aveva visto il ragazzo fare ritorno in casa.
Con quello di Volpi, salgono a sette le persone che dall'inizio dell'anno hanno messo in atto un gesto estremo nelle sovraffollate carceri italiane. Una situazione al limite del collasso e che ha portato il Consiglio dei Ministri a decretare lo stato di emergenza. Durissimo il commento del sindacato. “La situazione è drammatica” dice Fabio Donati, segretario regionale Cisl “il sovraffollamento crea tante problematiche sia alla popolazione carceraria, sia a noi operatori della Polizia Penitenziaria. Occorrono misure urgenti e il carcere di Maiano non è da meno di altre situazioni a rischio”: Appena ieri a Roma si è tenuta una riunione durante la quale si è dibattuto sul rischio suicidi nei penitenziari. Un vertice, presieduto dal capo del Dap, Franco Ionta, conclusasi con l'impegno ad impartire disposizioni che possano garantire una maggiore assistenza psicologica ai detenuti.