Si è tenuto giovedì 13 novembre Gabriella Luccioli nel ciclo di eventi del caffè letterario, l’incontro con una delle autrici del libro “Le appassionate”, Simonetta Fiori, edito da Feltrinelli e pubblicato a maggio del 2025. Ha moderato la Professoressa Carla Arconte. Ospite la magistrata nata a Terni Gabriella Luccioli. Una delle dieci protagoniste del libro e prima donna insieme ad altre 7 a entrare in magistratura in Italia.
Unica rivoluzione è stata quella delle donne
“Le appassionate” di Feltrinelli è uscito a maggio di 2025 e raccoglie dieci interviste a donne appassionate, coraggiose che hanno rotto il “tetto di cristallo” molti anni fa. Pioniere in un mondo in cui il maschile era il solo paradigma riconosciuto. Donne partigiane, sindacaliste, dottoresse. Sconosciute per lo più. Simonetta Fiori una delle autrici (l’altra è Maria Novella De Luca) è giornalista di Repubblica sottolinea come in un paese in cui non c’è stata una rivoluzione, l’unica rivoluzione è stata quella delle donne. “Ma c’è ancora tanto da fare, alcune volte sembra un tornare indietro. C’è l’esigenza della memoria e della storia che può aiutarci a capire dove andiamo e ad avere speranza nel futuro“.
Gabriella Luccioli
Una di queste è Gabriella Luccioli, nata a Terni. Nel 1963 vince il concorso in magistratura insieme a altre 7 donne e inizia a lavorare nel 1965. 60 anni dalla sua entrata in magistratura. Nella sua carriera si è occupata di importanti sentenze come quella storica di Eluana Englaro. “Ho apprezzato (nel libro) la scoperta di donne sconosciute. Alcune le conoscevo come la Rettrice della Sapienza, ma di altre come Carmen Carollo la madre di dj Fabo, ma non ne sapevo molto, o Ilaria Spolverato prima donna oncologa in Italia. O Giovanna Del Giudice a 25 anni chiamata da Basaglia per lavorare con lui per l’abolizione dei manicomi. Ci sono le donne, ma bisogna avere la capacità e la voglia di cercarle. Bisogna crederci”.
Superare i pregiudizi
“Pochi giorni fa sono state invitata a un convegno sulla separazione delle carriere organizzato da Unicusano, e nella nota tra i 19 relatori non c’era neppure una donna. Dobbiamo avere consapevolezza di questo” evidenzia Luccioli. Un problema che oggi si riscontra nel patriarcato, in un maschilismo sottile ma presente in ogni ambito. “Le 10 interviste del libro non sono biografie ma colloqui e questo da freschezza alle cosa dette. Tutte hanno un’affinità straordinaria e hanno in comune la consapevolezza di esserci e nella difficoltà superare pregiudizi e stereotipi della società“. Si tratta di un impegno che non è dovessimo ma “impegno a non sottrarsi, è responsabilità e impegnarsi in qualcosa in cui si crede“.



La passione non basta
Il titolo ricorda Luccioli “è bello, indicativo, ma la passione non basta occorre professionalità, impegno e la dimostrazione che si è brave e più degli uomini. Oggi per essere riconosciuta uguale agli uomini una donna deve lavorare molto di più“. Le donne ricorda Gabriella Luccioli devono essere portatrici di valori che hanno fondamento nella Costituzione: la pari dignità è un principio che la legge non può violare. Nel lavoro di magistrata una bussola è stata la laicità “significa che il giudice amministra non in base a un credo ma in base a valori delle carte sovranazionali“. Non solo all’epoca ma accade ancora molte donne seguono il modello maschile dominante e questo “annullava il mio essere donna“
La sentenza 33 del 1960
“Eravamo solo 8 in magistratura, la legge lo vietava, precludeva l’accesso agli uffici per le donne”. Gabriella Luccioli si è laureata nel 1962 e non c’era possibilità di diventare giudice. “Poi è arrivata la sentenza della Corte Costituzionale n.33 del 1960 che dichiarava incostituzionale la legge Sacchi del 1919 secondo cui alle donne era vietata la carriera prefettizia (uomini e iscritti al fascismo, erano le condizioni). Il tutto fu possibile grazie a una donna. Andò dal suo professore che accettò la difesa e andò a giudizio davanti al Consiglio di Stato“. Ebbe ragione.