Funzionamento della discarica e ampliamento illegittimi | Tar accoglie due ricorsi - Tuttoggi

Funzionamento della discarica e ampliamento illegittimi | Tar accoglie due ricorsi

Sara Fratepietro

Funzionamento della discarica e ampliamento illegittimi | Tar accoglie due ricorsi

Guerra giudiziaria tra la proprietaria di parte dell'area e Regione Umbria | Annullata l'autorizzazione ambientale della Provincia: la VIA non si poteva evitare | Le polemiche politiche
Mer, 21/09/2016 - 15:31

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Bocciata l’autorizzazione al funzionamento della discarica di Sant’Orsola, così come il suo ampliamento. E’ una doccia gelata quella arrivata dal Tar dell’Umbria nei confronti della Regione con due sentenze che si inseriscono in una guerra di ricorsi da parte della proprietaria di metà dell’area dove sorge la discarica e di buona parte dei terreni confinanti. E se un ricorso contro l’esproprio del 50% posseduto dalla signora, per il mancato accordo sul valore economico, è stato bocciato dai giudici, lo stesso non è avvenuto per altri  due, ricorsi relativi al rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale per l’esercizio di discarica (ed agli atti collegati) e l’ampliamento della stessa discarica, con la ridefinizione degli argini. Accolti i ricorsi, gli atti impugnati sono stati annullati e, di conseguenza, pure la riapertura della discarica avvenuta un paio di anni fa, che doveva essere preceduta dalla valutazione di impatto ambientale.

La determina provinciale sull’AIA – Nel mirino dei due ricorsi fotocopia sono finite le autorizzazioni che hanno portato alla riapertura della discarica di Sant’Orsola, dopo il rafforzamento degli argini che ha consentito di recuperare volumetrie un paio di anni fa. Il primo ricorso avanzato è stato infatti contro la “determinazione provinciale n. 5036 del 30.6.2014 recante rinnovo autorizzazione integrata ambientale per esercizio discarica per rifiuti non pericolosi nonché delle presupposte determinazioni regionali n. 3120 del 13 maggio 2013 e n. 1143 del 17 febbraio 2014“. Mentre il secondo riguardava specificatamente soltanto i due atti regionali. In particolare con la con determinazione n. 3120 del 13 maggio 2013 della Regione Umbria era stato escluso dalla VIA (valutazione di impatto ambientale, ndr) il progetto di consolidamento della discarica, con diversa tecnica di copertura finale (da materiale vegetale a materiale sintetico) e conferimento di ulteriori rifiuti rispetto a quanto originariamente previsto con autorizzazione AIA (autorizzazione integrata ambientale, ndr) del 2008, ampliamento questo dovuto al minore ingombro costituito dalla nuova modalità di copertura finale dell’impianto (in questo caso, gli ulteriori conferimenti di rifiuti avrebbero potuto essere avviati soltanto “a conclusione” delle suddette opere di consolidamento strutturale). Con  la determinazione n. 1143 del 17 febbraio 2014, invece,  veniva modificato il precedente provvedimento del 2013 nel senso di prevedere la possibilità, nel rispetto di talune condizioni, di conferire nuovi rifiuti anche contestualmente (e non più successivamente) all’avvio delle previste opere di consolidamento. Determine recepite da quella provinciale datata giugno 2014, che aveva quindi rinnovato la AIA. Dando quindi l’ok per: modificare la copertura finale dell’impianto (da materiale naturale a materiale sintetico); conferire ulteriori rifiuti (dato il maggior spazio venutosi a creare per il minore ingombro della ridetta copertura); consolidare e adeguare il rilevato marginale (attuale abbancamento di rifiuti). Insomma con tale autorizzazione era stato di fatto possibile riaprire la discarica di Sant’Orsola, dopo un periodo di chiusura che aveva comportato il trasporto dei rifiuti in altre discariche con un aggravio di costi sia per la Vus che per i cittadini.

La VIA non si poteva evitare – Ma l’iter compiuto dalla Regione e dalla Provincia sarebbe invalidato dalla mancata comunicazione fatta delle determine in questione alla comproprietaria dell’area, nonché proprietaria dei terreni confinanti. Un “obbligo procedimentale che, pur in presenza di un soggetto come l’odierna ricorrente nei confronti della quale i provvedimenti finali erano destinati a produrre effetti diretti, – scrivono i giudici – non è stato pacificamente assolto dall’amministrazione regionale intimata, con ogni conseguenza in ordine all’accoglimento di tale specifica censura”. Nel mirino ci sono  anche le “valutazioni circa l’assenza o meno di potenziali impatti per l’ambiente” e la carenza di motivazioni a tal riguardo nelle determine. Ricorda il Tar che “il provvedimento 3120 del 2013, recependo sul punto l’avviso di alcuni servizi interni all’amministrazione regionale nonché di ARPA, aveva rilevato che il sito in questione rientra tra quelli ‘oggetto di procedura di bonifica’ e che una parte della discarica (rilevato arginale), nella sua attuale conformazione, si ritrova in uno stato di ‘precario assetto morfologico’. Ebbene pur in presenza di siffatte criticità di chiara matrice ambientale e territoriale il provvedimento si limita ellitticamente ad affermare che ‘dalle risultanze istruttorie del procedimento è emerso che il progetto in argomento non comporta impatti negativi e significativi sull’ambiente’”. E se è vero che l’assoggettabilità alla VIA del progetto può essere a discrezione dell’ente, i giudici evidenziano che il provvedimento “è comunque sindacabile, tra l’altro, sotto il profilo della palese assenza o insufficienza della motivazione o della manifesta carenza dei presupposti. Motivazione che, come ampiamente dimostrato in questa sede, nel caso di specie è stata del tutto obliterata o comunque formulata in modo alquanto lacunoso rispetto a taluni individuati presupposti. Motivazione che nel caso di specie era tanto più necessaria ove soltanto si consideri non solo la presenza delle ridette criticità ambientali (sito inquinato soggetto a bonifica ed in stato di precario assetto morfologico) ma anche la circostanza che si tratta pur sempre di una discarica, ossia di un particolare sistema di smaltimento collocato all’ultimo posto della scala gerarchica prevista dal legislatore interno per la gestione dei rifiuti (art. 170 codice ambiente) e che dunque non gode certamente di un particolare favor normativo”. E ancora: “l’esclusione dalla VIA richiede un determinato grado di certezza circa l’assenza di impatti negativi. In caso di incertezza o di impatto anche solo potenziale si ricorre sempre e comunque alla VIA. E ciò in ossequio al principio di matrice comunitaria di massima precauzione in materia di tutela dell’ambiente”.

Ora si aspettano le contromosse ma è polemica – Da qui la decisione del Tar dell’Umbria di annullare le tre determine (una della Provincia e due della Regione) in questione. Una sentenza che impone contraccolpi importanti per lo smaltimento dei rifiuti nell’area gestita dalla Valle umbra servizi. La prima azione probabilmente sarà ora il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza dei giudici di primo grado. Intanto sulla vicenda arrivano i primi interventi politici. La Lega Nord, infatti, attraverso i consiglieri regionali Fiorini e Mancini, annuncia che presenterà in Regione una interrogazione urgente sullo stato della discarica di Sant’Orsola di Spoleto e i provvedimenti che la Giunta intende adottare a seguito della sentenza. Mentre il Movimento 5 stelle ha diramato una nota congiunta dei consiglieri regionali Liberati e Carbonari insieme alla consigliera comunale di Spoleto Elisa Bassetti. Secondo i consiglieri di opposizione “nonostante la sostanziale presa d’atto degli effetti potenzialmente negativi sull’ambiente, si è comunque agito in violazione della norma, esercitando un ‘eccesso di potere sotto il profilo dello sviamento’, quando da tempo era viceversa stato evidenziato come quella zona fosse già fortemente inquinata dal percolato fuoriuscito a causa di rotture del telo, con grandi pericoli per la salute pubblica. Intanto l’impianto, già esercitato per anni in modo incongruo, ora sta addirittura funzionando senza autorizzazioni. Ancora una volta – concludono – i soldi dei cittadini verranno utilizzati per riparare ai danni della cattiva politica, ma nel frattempo un’interrogazione urgente M5S sia in Comune che in Regione incalzerà gli enti per ottenere l’immediata chiusura della discarica e un nuovo piano di gestione dell’emergenza rifiuti nell’Ati 3“.

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