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Franco Riccardini “Ecco la mia poesia sul coronavirus”

Redazione

Franco Riccardini “Ecco la mia poesia sul coronavirus”

Il parroco Don Giorgio Mariotti ha voluto condividere il testo con la comunità
Dom, 29/03/2020 - 12:41

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Franco Riccardini “Ecco la mia poesia sul coronavirus”

Anche il parroco di Celle-Astucci-Lerchi-Piosina Don Giorgio Mariotti, già noto per la benedizione dei cellulari (e non solo), ha voluto sottolineare “l’esplosione di bontà” avvenuta in questo difficile momento di emergenza coronavirus.

Tutto questo bene ci dà fiducia e speranza” ha aggiunto il religioso, che ha così partecipare a suo modo condividendo con la sua gente e tutta la comunità un omaggio fatto proprio da un suo parrocchiano.

Il 68enne pensionato Enel Franco Riccardini, di Piosina, ha infatti preso carta e penna e scritto una poesia sul coronavirus e sul momento che tutti stanno vivendo. Don Giorgio ha deciso di farcene omaggio inoltrandoci il testo. Ecco qui il testo integrale della poesia:

Era prima di natale, tutti con ansia ad aspettare il Bambino, ma via etere ci fan sapere che arriva anche un insettino.

Tutti ci guardammo e così si pensava, è tanto piccolo che sicuramente non ci ammala.

Passano le feste e di tutt’altro si parlava, ma lui era ancora lì, studiava come muoversi e intanto dormiva.

Il capodanno, anche per lui fu una grande festa, trova la strada giusta per uscire dalla finestra.

Per l’Epifania già pronto per la strada si trovava il ceppo con tanti figli per la via si inoltrava.

Passata la sbornia delle feste, i media di virus ancor parlavano. Fu in quel momento, che il popolo e tutti si guardarono.

Ma questo insetto, non è solo piccolo ma è anche fetente se continua cosi, farà soffrire tanta gente.

La confusione inizia a dilagare, tutti si inventano dottori bisogna fare questo, quello, lo dicono tutti anche i muratori.

La scienza fin da subito ha ben capito, si parla di virus finora mai conosciuto.

I governi soprattutto quelli imperatori cercano di nascondere, e licenziano persino i ricercatori.

Intanto a quell’insetto, si dà un primo nome, si parla di coronavirus, e comincia ad essere isolato dalla sua stazione.

La scienza continua a correre, ma lui corre ancor di più di questa, ha preso il volo e ce lo ritroviamo alla finestra.

In Italia al nord per primo lo ritroviamo, volano di più, e per questo li giustifichiamo.

Ci accusano di essere noi i portatori, poi si scopre il paziente 0 e non siamo noi gli untori.

Ai primi di marzo la chiusura delle scuole vien decretata, ognuno vuole dir la sua, e non sanno neanche chi l’ha autorizzata.

I problemi sembrano tanto grossi, a chi lascio i figli, ancor peggio cosa gli faccio fare, ma son figli tuoi o dei conigli?

Una cosa sola di positivo si intravede, i rapporti con i nonni sin oggi trascurati, ci fan dormire tranquilli sonni.

L’insetto si sta facendo adulto, ma non è pronto a morire, gli hanno cambiato di nuovo nome, Covid-19.

Io spero di non continuare questa specie di poesia, ne andrebbe della vita vostra e della vita mia.

Impariamo a rispettare quello che ci richiedono, non moriamo per riposare, ma si muore perché ci contaminiamo.

Affidiamoci al buon Dio che illumini la scienza, è solo lei che ci può salvare, perché sempre pensa.


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