Figlio con febbre, mamma racconta l'odissea per il tampone (negativo al Covid)

Figlio con febbre, mamma racconta l’odissea per il tampone (negativo al Covid)

Redazione

Figlio con febbre, mamma racconta l’odissea per il tampone (negativo al Covid)

Lun, 28/09/2020 - 17:43

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Figlio con febbre,  mamma racconta l’odissea per il tampone (negativo al Covid)

Il figlio con la febbre, una mamma racconta l’odissea per avere il tampone (per fortuna negativo al Covid). Un racconto emblematico, perché purtroppo tanti genitori si stanno trovando in questa situazione e non riescono a trovare risposte univoche e immediate da parte del sistema sanitario.

Il figlio ha la febbre: comincia l’odissea per il tampone

L’odissea della mamma perugina inizia martedì scorso, quanto si accorge che suo figlio ha 38.5 di febbre. La pediatra le dice di attendere 24 ore per vedere l’evoluzione della temperatura.

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Ma il giorno dopo la febbre del piccolo è ancora alta. La dottoressa spiega che la mamma non ha l’obbligo di far fare il tampone al figlio, ma visto che è immunodepressa e che ci sono nonni con patologie, in via precauzionale è meglio richiederlo. Anche perché la febbre resta sui 39 gradi e il bambino perde il senso del gusto, uno dei sintomi del Covid.

Ma il giovedì non riceve risposta dai sanitari. Venerdì la mamma viene contattata dal centro salute che le dà appuntamento per lunedì mattina per il tampone, visto che il fine settimana è solo per le urgenze.

La pediatra la manda allora al drive in di piazzale Europa per fare il tampone, insieme al figlio. Ma quando la mamma dice al personale che il figlio ha la febbre viene allontanata.

La pediatra, nuovamente contattata, dice però alla mamma che i medici non possono recarsi a casa a fare visite.

La minaccia di rivolgersi ai carabinieri e il tampone negativo

Nel frattempo dal centro salute le danno appuntamento per il tampone per lunedì ore 8. 30 a piazzale Europa. Ma quando la mamma ribadisce che il figlio ha la febbre, minacciando di rivolgersi ai carabinieri, le viene fissato un appuntamento per il giorno dopo, sabato. Quando arrivano a casa gli operatori sanitari. Che in un attimo fanno il tampone al piccolo.

La sera, la mamma può scaricare la risposta: il figlio è negativo al Covid.

Lo sfogo della mamma: “In bocca al lupo!”

“Se ti serve il tampone – scrive la mamma protagonista di questa storia – devi minacciare gli operatori, tu però puoi andare a lavorare, lasciando tuo figlio minore a casa con febbre alta. Se hai altri figli puoi tranquillamente mandarli a scuola, poi però se il tampone fosse stato positivo avremmo fatto chiudere 2 scuole. Tuo figlio ha febbre alta? Lascialo morire solo nel letto perché nessun pediatra ti viene a casa a visitarlo. Facciamo turista fai da te sperando in una botta di culo sulla terapia scelta. Ma di cosa vogliamo parlare? Siamo solo alla fine di settembre e questi non sanno gestire un cavolo di niente… Vi auguro solo una cosa.. Che nessuno dei vostri figli prenda mai un’influenza.. È davvero il più grande augurio che possa farvi. In bocca al lupo ad ognuno di voi”.

Un’odissea che la mamma ha voluto raccontare sul gruppo Facebook Perugia: ieri oggi e domani. E che purtroppo non è un caso isolato, come si legge in diversi commenti.

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