Festival, il ’900 francese incanta Piazza Duomo ma con Rossini è il tripudio | Foto e video - Tuttoggi

Festival, il ’900 francese incanta Piazza Duomo ma con Rossini è il tripudio | Foto e video

Carlo Ceraso

Festival, il ’900 francese incanta Piazza Duomo ma con Rossini è il tripudio | Foto e video

Sab, 26/06/2021 - 13:53

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La musica del ‘900 francese, magnificamente interpretata dalla Budapest Festival Orchestra del Maestro Ivàn Fischer, ammalia il pubblico del Festival dei 2 Mondi che ieri sera ha visto il debutto della 64ma edizione, la prima sotto la direzione artistica di Monique Veaute.

Messa da parte l’Opera, la Veaute ha puntato sulla musica briosa d’oltralpe, quella che segnò buona parte dell’inizio del secolo scorso e che ha trovato nuova linfa nella suggestiva cornice di Piazza Duomo dove i 69 orchestrali e la straordinaria voce del soprano Luciana Mancini hanno regalato un concerto che rimarrà negli annali.

Festival, la Prima

Si comincia con le note di Le boeuf sur le toit (Il bue sul tetto), tra i più conosciuti brani di Darius Milhaud dove i colori e la canzone popolare brasiliana si fondano con l’originale ritmo imposto dal compositore che solo all’apparenza rende l’opera leggera. Scritta inizialmente come colonna sonora per un film di Chaplin diventerà la base del celebre balletto-farsa che spopolò in tutta la Francia tanto da convincere il titolare del bar cabaret dove si ritrovava Milhaud e buona parte degli artisti parigini a cambiare il nome in Le boufe sur le toit, ancora oggi molto frequentato come ristorante.

Luciana Mancini

Si prosegue sulle note melodiche di Shehérazade di Maurice Ravel, scritta originariamente per tenore, ma che il compositore francese preferiva lasciare al canto di una donna: ruolo che il Festival ha lasciato alla stupenda voce del soprano cileno-svedese Luciana Mancini, già affermata in tutto il mondo e che piazza Duomo ha salutato con un lungo applauso.

Un piccolo spazio è dedicato alla Gymnopédie n. 1 di Erik Satie, brano strutturalmente semplice ma dalla alta carica ipnotica che ricorda la festività spartana in cui veniva celebrata la gymnopedia, danza processionale di efebi nudi che eseguivano canti ed esercizi ginnici.

Ivàn Fischer si rivolge al pubblico, ammette la sua passione per la musica di Satie e concede un altro breve brano. Il gran finale è su La Valse (il valzer) di Maurice Ravel, dove l’Orchestra di Budapest si supera regalando al pubblico quel senso di vortice tipico del valzer viennese. Pulita, perfetta la prova degli strumenti ad arco del Primo violino Tamas Major.

Tripudio per Rossini, con il Premio CaRiSpo

Il Concerto è finito quando la Veaute, dopo aver consegnato un mazzo di fiori al maestro Fischer (“anche una donna può regalare dei fiori ad un uomo”, dice simpaticamente), introduce il Premio della Fondazione CaRiSpo, consegnato al Direttore d’orchestra dal Presidente Salvatore Finocchi.

La consegna del Premio CaRiSpo e un momento de “L’italiana in Algeri” di G. Rossini

E’ a questo punto che il direttore, per ringraziare la Fondazione e omaggiare la Piazza, annuncia un brano fuori programma, l’Ouvertoure de “L’italiana in Algeri” di Gioacchino Rossi che alla fine riscuote il lungo e caloroso applauso del pubblico (guarda il video).

Apprezzabile l’idea di citare nel libretto di sala tutti i musicisti della Budapest Festival Orchestra che hanno suonato per il Concerto inaugurale.

Bene dunque la Prima, con la città che si è subito riempita degli spettatori per la felicità anche dei ristoratori e commercianti.

Vip in piazza, poi la cena a Scheggino

Anche se il cerimoniale ha avuto qualche problema (non tutti i deputati umbri ad esempio sono stati invitati per tempo), il parterre di autorità e vip è stato discreto.

Monique Veaute con lo scialle nei colori francesi

Tra i presenti il ministro per il turismo Massimo Garavaglia, la Presidente della Regione Donatella Tesei con l’assessore alla cultura e bilancio Paola Agabiti, il Commissario prefettizio Tiziana Tombesi presidente della Fondazione Festival con il Vice Dario Pompili, il Sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè, il senatore Stefano Lucidi, l’ambasciatore di Francia in Italia Christian Masset (ricevuto dalla Veaute che per l’occasione indossava uno scialle con il tricolore rosso, bianco e blu), la presidente della Fondazione Carla Fendi, Maria Teresa Venturini Fendi, l’industriale Matteo Marzotto (consigliere della Fondazione Festival), il presidente di Confindustria Umbria Antonio Alunni, la famiglia Lewitt.

Non c’erano consiglieri e membri della Giunta De Augustinis (sfiduciata lo scorso 11 marzo) con l’unica eccezione dell’ex senatrice e assessora alla cultura Ada Spadoni Urbani che la Veaute, nonostante l’incidente diplomatico per la carica assegnatagli di “Consigliere per lo sviluppo”, mantiene al proprio fianco. E’ stata proprio la Spadoni infatti ad accompagnare in piazza il ministro leghista. E ad offrire una cena post Concerto per gli invitati della direzione artistica. Incontro rimasto blindata ma che rischia di alimentare ulteriormente le polemiche, con una parte della politica locale che proprio ieri è uscita con dei manifesti con cui si chiede di tener fuori la politica dal Festival.

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