Festival 2Mondi, Spoleto Viva "Occorre svolta vera" | Un bel dì vedremo levarsi un fil di fumo... - Tuttoggi

Festival 2Mondi, Spoleto Viva “Occorre svolta vera” | Un bel dì vedremo levarsi un fil di fumo…

Carlo Vantaggioli

Festival 2Mondi, Spoleto Viva “Occorre svolta vera” | Un bel dì vedremo levarsi un fil di fumo…

L'attacco di Spoleto Viva ( filiazione di Italia Viva), "dopo 62 anni di questa gloriosa manifestazione riteniamo sia giunto il momento di trovare il coraggio di rinnovarsi"
Ven, 24/01/2020 - 12:12

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Festival 2Mondi, Spoleto Viva  “Occorre svolta vera” | Un bel dì vedremo levarsi un fil di fumo…

Come volevasi dismostrare! Il Festival parla (vota il suo bilancio previsionale 2020-CLICCA QUI) e subito qualsiasi CioCio San “de noantri” spera di vedere un bel dì levarsi un fil di fumo. Una speranza che nel melodramma pucciniano (Madama Butterfly) finisce peraltro anche maluccio. L’adagio popolare “Tanto fumo poco arrosto” lo certifica chiaramente del resto!

E nella parte di Madama Butterfly, fa il suo debutto sul palcoscenico della politica spoletina SpoletoViva, filiazione locale della renziana Italia Viva (chissà se ci sarà mai prima o poi una Pincano Viva? Mah, saperlo…).

In una robusta e gagliarda nota stampa gli spoletini vivi, visto la presumibile condizione inattiva dei cittadini “morti”, si scagliano contro la mancanza di coraggio del Festival nel rinnovarsi dopo 62 anni di onorato esercizio.

La direzione non ci sembra quella giusta, dopo 62 anni di questa gloriosa manifestazione riteniamo sia giunto il momento di trovare il coraggio di rinnovarsi. Per questo ci permettiamo di dare alcuni suggerimenti e idee…

E a suggello del cambiamento i “vivi” incastonano il direttore artistico Giorgio Ferrara come gioiello dell’immobilismo festivaliero, quello senza formula magica per trasformare il piombo in oro. E già qui uno si domanda da quanto vivano i nostri Cio Cio San, visto che anche alle isole Samoa sanno che a Ferrara nel 2008 fu affidato un corpaccione morente (questo vero e autentico con tanto di pedigree) a cui avevano staccato anche l’ossigeno, e che rispondeva al nome di Festival dei Due Mondi di Spoleto. Moribondo che un po’ alla volta è stato curato e rianimato fino a poter camminare con le sue stesse gambe. Il che in tempi di guerra è già una vittoria splendida.

L’Italia e l’Europa è piena di manifestazioni più o meno grandi e di appetiti giganteschi per quel che riguarda i finanziamenti pubblici e privati nel settore dello spettacolo, tanto che nessuno fa prigionieri.

Basta domandarlo al vicino di stanza, il Sig. Carlo Pagnotta di Umbria Jazz che nonostante il decennale piagnisteo per mancanza di piccioli (e anche più di un errore nello spenderli con gli artisti), solo da un paio d’anni ha visto riconosciuta dal Mibact la consistenza culturale della kermesse jazzistica che lotta con mostri internazionali dai bilanci più che milionari (in decine di…) Altro che i 5 e poco più del Festival di Spoleto.

Ma tornando ai nostri virgulti, va letta attentamente e con simpatia la lista dei consigli a “nuora perchè suocera intenda”, che Spoleto Viva convinta sottopone al Festival.

Ecco la nota stampa integrale:

FESTIVAL DEI DUE MONDI, SI ABBIA IL CORAGGIO DI UNA SVOLTA VERA Leggiamo dalla stampa che nel corso dell’assemblea dei soci della Fondazione Festival, il direttore artistico Giorgio Ferrara ha annunciato, per la prossima edizione, più alzate di sipario, sempre concentrate nello stesso arco di tempo, cioè poco più di due settimane. Aumentare la concentrazione del numero degli spettacoli servirà ad avere più pubblico e soprattutto ad incrementare il turismo in città legato alla kermesse? E se aumentasse il pubblico in quelle due settimane, la capacità ricettiva cittadina sarebbe in grado di accoglierlo o i frequentatori dovrebbero alloggiare in alberghi fuori Comune? L’eccessiva sovrapposizione di spettacoli potrebbe avere come risultato la dispersione di risorse se il pubblico rimanesse numericamente lo stesso, mentre se aumentasse rischieremmo di non poterlo ospitare a Spoleto. La direzione non ci sembra quella giusta, dopo 62 anni di questa gloriosa manifestazione riteniamo sia giunto il momento di trovare il coraggio di rinnovarsi. Per questo ci permettiamo di dare alcuni suggerimenti e idee quali: – allungare il festival di una settimana, diluendo nel tempo gli spettacoli per dare modo a tutti di vedere tutto, ma soprattutto per recare maggior respiro agli operatori turistici e commerciali che trarrebbero maggior vantaggio con una affluenza di visitatori legati al festival distribuita su un maggior numero di giorni. Servirebbe a questo proposito una riflessione sul format del festival dei due Mondi Winter che non sta avendo gli effetti sperati, cioè la destagionalizzazione del turismo. – coinvolgere maggiormente le imprese e le maestranze locali per la realizzazione delle scene, dei costumi e di tutto ciò che di tecnico ruota intorno al festival, con una operazione di informazione capillare e tempestiva. – coinvolgere maggiormente le nuove generazioni, il festival deve diventare attrattivo per i giovani con iniziative specifiche che guardino a quel mondo spesso non preso troppo in considerazione. – intraprendere un accordo strutturale per portare a Spoleto una sede stabile, distaccata, dell’Accademia Silvio D’Amico, fucina di nuovi talenti e di interessantissimi spettacoli, con corsi per allievi di recitazione e regia durante tutto l’anno. – aprire un dialogo tra il Festival dei due Mondi e l’altra pregevole istituzione spoletina, il Teatro Lirico Sperimentale. Si metta in atto finalmente quella auspicabile sinergia tra le due importanti istituzioni della nostra città. – evitare il conflitto di interessi legato ad un doppio ruolo del direttore artistico: o si fa il direttore, o si fa il regista/attore/autore/musicista ecc. A meno che la partecipazione non sia del tutto gratuita. Infine auspichiamo che il nuovo direttore artistico sia scelto attraverso un bando internazionale basato su un progetto preciso e che abbia competenze comprovate e capacità di realizzazione. La politica non cali dall’alto il nuovo direttore, ma sia scelto per merito e sulla base di un progetto. Dopo 62 anni serve una svolta vera, più coraggiosa e non di facciata.

Comitato Spoleto Viva Aderente a ITALIA VIVA

Spiluccando tra i super-consigli, suscita tenerezza fanciullesca tutta la faccenda delle alzate di sipario (136 preventivate, contro le 135 del 2019…) che andrebbero a creare una sorta di mismatch tra afflusso di spettatori-visitatori e la capacità alberghiera cittadina. Per arrivare poi alla fatidica domanda “la capacità ricettiva cittadina sarebbe in grado di accoglierlo o i frequentatori dovrebbero alloggiare in alberghi fuori Comune? ” .

Fantastichiamo da diverse ore sulla reazione a una simile considerazione, del buon Tommaso Barbanera, presidente di Confcommercio e del ConSpoleto, che pur di garantire un servizio efficiente svuoterebbe anche una piscina attrezzandola a dormitorio, per non scontentare un turista. Ma è bene riportare l’attenzione sul fatto che parliamo di uno spettacolo in più e in un bilancio “previsionale”. Che dire, si esagera un pochino?

Segue la già nota lista delle buone intenzioni sulle maestranze locali che dovrebbero produrre in loco costumi e scene e chissà che altro. Sfugge alle nostre Madame Butterfly che questo già accade con una buona parte dei service tecnici e che costumi e scene prodotti in casa costano i soldini (molti) e se il bilancio deve quadrare per non subire sforbiciate al budget, allora per il momento è meglio noleggiare. Altrimenti si va subito in crisi e “fuori mercato”, con il rischio di perdere gli amatissimi fondi che qualche squalone, meno avezzo alla delicatezza, si mangerebbe in un boccone.

Ciò detto sarte, costumiste e maestranze tecniche locali sono di assoluto prim’ordine e non ce li toglie nessuno. Ma diciamolo una volta per tutte, il Festival non è un Ministero e chi sceglie la professione teatrale, sa perfettamente da solo che la propria vita professionale sarà randagia in giro per i teatri d’Italia. Immaginiamo, anche perché qualcuno lo conosciamo personalmente da anni, che nessun macchinista locale ambirebbe a lavorare fisso a Spoleto tutto l’anno, al minimo sindacale.

E visto che i “giovani” stanno sempre bene da per tutto, i nostri “vivi” inseriscono a buffo, una manciata di proposte giovanilistiche su sedi stabili dell’Accademia Silvio D’Amico a Spoleto e di accordi, altrettanto stabili, con il Teatro Lirico Sperimentale.

Sulla Silvio D’Amico le chiacchiere stanno a zero. Spoleto E’ già la sede estiva della scuola (e proprio dai primi anni della gestione Ferrara), quella dove mettere in pratica uno stage lussuoso con un palcoscenico dalla visibilità internazionale. Che altro si vorrebbe da una gloriosa istituzione impregnata di romanità? Lo stage invernale forse? Magari se fa la neve…

E proseguendo nei desiderata, l’operazione “collaborazione” con il Lirico è già iniziata proficuamente da tempo. Ma chi ci legge da qualche giorno sa anche bene che un dì scrivemmo che la dirigenza dello Sperimentale non era poi così entusiasta di un rapporto organico- strutturale con il Festival che è altro genere di manifestazione rispetto alla Stagione del Lirico e alle sue finalità formative. Il che non vuol dire che i due non possano amoreggiare con soddisfazione reciproca. Anzi, personalmente, sogniamo il giorno in cui il progetto Opera Nuova del Lirico, diventi il banco di prova per un debutto ufficiale da mettere in scena al Festival, come seconda opera in programma.

E’ divertentissima poi la mescolanza semantica tra Festival dei Due Mondi e Umbria Jazz Winter, così che lo spettacolo invernale del Festival, per Spoleto Viva (e non defunta), diventa il “Due Mondi Winter”. Aspettiamoci un piagnisteo perugino a tiro di schioppo, per pareggiare i conti sui fondi del ministero.

Ma come Cyrano, che di prassi professava “Al fin della licenza io…tocco”, eccoti la stoccata per cui è valsa la pena scrivere una intera nota stampa.

evitare il conflitto di interessi legato ad un doppio ruolo del direttore artistico: o si fa il direttore, o si fa il regista/attore/autore/musicista ecc. A meno che la partecipazione non sia del tutto gratuita. Infine auspichiamo che il nuovo direttore artistico sia scelto attraverso un bando internazionale basato su un progetto preciso e che abbia competenze comprovate e capacità di realizzazione. La politica non cali dall’alto il nuovo direttore, ma sia scelto per merito e sulla base di un progetto.

E che te pare! Ciccia che ti riciccia, sempre lì si va a finire. Lo diciamo da tempi immemori: siamo pronti a sostenere un cambio al vertice della direzione artistica del Festival, quando uno solo dei viventi spoletini ( per non parlare degli orfanelli menottiani) ci avrà convinto di amare il teatro e le arti, profondamente, tanto da andare almeno un paio di volte a teatro. Già perché molto spesso in questi ultimi anni, gli spettacoli dell’era ferrariana si davano per “letti”, anzi “per sentito dire” e quindi li si poteva censurare e criticare a babbo morto. Tutto era utile alla causa della richiesta di rimozione. E noi, che a teatro ci andiamo anche 3 volte in un giorno durante il Festival, tutti questi viventi locali non abbiamo avuto la fortuna di incontrarli.

Di Giorgio Ferrara si conosce tutto, successi ed insuccessi (mai nascosti), errori ed intuizioni geniali, mocassini rossi e giacche color pastello. Di una cosa Spoleto può stare certa però: se ancora oggi parliamo di Festival e di pubblico in crescita, di bilanci in ordine e di fondi ministeriali certi ed intoccabili (al momento), questo lo si deve in larghissima parte anche a lui, che un giorno fece la respirazione bocca a bocca ad un “moribondo” a cui non rimaneva che portare i libri in Tribunale.

Ovviamente, poichè la cosa è nota già da tempo, non occorre ricordarsi di cambiare aria a fasi alterne proprio quando il Direttore Artistico è in scadenza naturale di mandato. Lo Spoleto63 è infatti l’ultimo Festival del triennio ferrariano, salvo riconferma.

A volte la continua richiesta di rimozione del direttore artistico Ferrara, per cause che hanno a che fare con il fatto che il bel tempo che fu (fino all’avvento del ben noto figlio adottivo del M° Menotti) oggi è un tempo gestionale e culturale completamente diverso, sembrano tanto assomigliare ad una famosa scena del film di Alberto Sordi Il Marchese del Grillo. In questa il Marchese, nobiluomo della Guardia Papale, decide di non pagare per un lavoro il falegname-ebanista Aronne Piperno accampando la scusa che lo stesso, giudeo, sarebbe il successore di quelli che avevano fabbricato la croce in cui fu inchiodato il Cristo. “Posso esse ancora un po incazzato pe sto fatto?”, si giustifica il Marchese. Ed è così anche per i nostri spoletini vivi (unitamente agli orfanelli menottiani), che non hanno mai accettato la defenestrazione del figlio adottivo del fondatore (gridando allo scippo politico ai danni di un nome e non più di una manifestazione efficiente) e invece di prendersela con chi aveva fatto disastri contabili inenarrabili (altro che i 150mila euro di stipendio di Ferrara+ rimborsi spese), se la prendono con il dottore che ha riattaccato l’ossigeno al moribondo dandogli la giusta cura per vivere. Possono essere ancora un po incazzati? Boh!

Ma chissà, a forza di dai e dai può anche darsi che un giorno vedremo un fil di fumo…e magari Madama Butterfly eviterà di uccidersi. Ma questa è un’altra storia, sicuramente non pucciniana.

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