Perugia, 2025. Non 1945, ma 2025. Dopo un quarto di secolo trascorso nel nuovo millennio e ad 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, nel Consiglio comunale di Perugia si è assistito ad un dibattito surreale, proseguito poi ovviamente sui social.
L’occasione è stata il voto sul regolamento per la concessione in uso temporaneo delle sale comunali. Una serie di prescrizioni – evidenzia una nota dell’Ente – “per l’accesso e le dichiarazioni che deve rendere il richiedente in ordine al rispetto delle regole democratiche e di non discriminazione”.
Il nodo politico, però, è appunto quali siano da considerare idee ed ideologie accettate dall’ordinamento democratico. Se attenersi ai principi della Costituzione scritta e approvata dall’Italia uscita dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazifascista, o rifarsi a quelli più ampi, riconosciuti in sede europea, che indicano come antidemocratici tutti i regimi totalitari, compresi quelli comunisti.
“Comunismo e fascismo”: il dibattito politico a Perugia non sembra andare oltre queste categorie del Novecento. Ad eccezione forse di quello, vissuto in modo se possibile ancora più divisivo, tra “patriarcato e femminismo”.
Del resto, basta vedere come alcuni dei protagonisti della politica perugina, dalle opposte tifoserie, hanno vissuto e continuano a vivere il Giorno della Memoria (caduto proprio in concomitanza con il dibattito sulla concessione delle sale comunali) per comprendere come in troppi siano rimasti ancora ad 80 anni fa. E non perché quanto accaduto nel secolo scorso debba essere dimenticato, ma perché l’analisi di quei fatti, non deformati dalle lenti delle ideologie, dovrebbe aiutare oggi a fare un concreto passo avanti. Come avvenuto con il percorso che ha portato Gorizia e Nova Gorica ad essere riconosciute come la prima capitale europea transfrontaliera.