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Ex Novelli, lavoratori “puniti” a Terni | Impiegati, tagli per 2,1 milioni | Il caso in Senato

Sara Fratepietro

Ex Novelli, lavoratori “puniti” a Terni | Impiegati, tagli per 2,1 milioni | Il caso in Senato

La relazione al Tribunale di Castrovillari, il quadro dei risparmi previsti | Dipendenti autorganizzati contestano la cassa integrazione: "preludio al licenziamento"
Gio, 11/05/2017 - 11:14

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Ex Novelli, lavoratori “puniti” a Terni | Impiegati, tagli per 2,1 milioni | Il caso in Senato

Oltre 3,9 milioni di euro di risparmi chiudendo le porte a 75 lavoratori, risparmi che per 2,1 milioni arriveranno dal taglio degli impiegati. Dopo l’ok – con qualche anomalia – al referendum tra i lavoratori, Alimentitaliani (la nuova proprietà delle società ex gruppo Novelli) inizia a mettere in campo per il taglio alle spese e per il rilancio delle aziende. Il tutto mentre una parte dei lavoratori non ha ancora ricevuto (se non parzialmente) le proprie spettanze, al contrario degli accordi ed in una situazione comunque piuttosto confusionaria.

Cassa integrazione e futura ricollocazione

E tra i primi a vedere gli effetti di tali decisioni ci sono 35 dipendenti  amministrativi della sede di Terni, che ieri, al rientro dopo un mese di ferie forzate, hanno ricevuto la comunicazione dell’attivazione della Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) per loro. Ad ottenere l’ammortizzatore sociale non sono stati tutti i lavoratori ternani, ma soltanto – denunciano sindacati e gli stessi impiegati – coloro che hanno scioperato un mese fa, venendo poi messi in ferie forzate. Un caso? Per crederlo bisognerebbe avere l’anello al naso. E di fatti i lavoratori lamentano di essere stati in questo modo puniti. Anche perché la Cgis a zero ore per un anno – come prevede l’accordo con la Regione Umbria che coinvolge 44 dipendenti all’interno dell’area di crisi complessa e quindi anche ad Amelia – è il preludio al licenziamento. Formalmente l’obiettivo dell’attivazione della cassa integrazione è la futura “ricollocazione dei lavoratori, anche attraverso l’esternalizzazione dei servizi amministrativi e commerciali”, come si legge nella relazione che la Alimentitaliani (gruppo iGreco) ha presentato al Tribunale di Castrovillari nell’ambito del concordato preventivo a cui l’azienda è stata ammessa di recente.

novelli-esuberi-nuoviLa relazione del giudice di Castrovillari

Proprio dalla relazione del giudice Elvezia Antonella Cordasco, che richiama la “prima relazione informativa” della proprietà, si apprendono ulteriori dettagli rispetto al sintetico ‘piano industriale’ che Alimentitaliani aveva presentato al Mise. “La   necessità  di riequilibrare   i   conti   aziendali   ha   indotto   la   Società ad avviare,   subito   dopo   l’acquisto   dell’azienda   da Gruppo   Novelli,   un confronto   con   le   organizzazioni   sindacali, tendente a raggiungere l’obiettivo della riduzione del costo del personale” spiega Alimentitaliani. E l’intesa raggiunta, diventata definitiva dopo il referendum tra i lavoratori prevede nel dettaglio:

  • l’individuazione delle ridondanze occupazionali (rispetto agli attuali organici), determinate dalle inefficienze esistenti all’interno delle varie aziende interessate;
  • la definizione delle strategie da porre in essere per raggiungere gli obbiettivi occupazionali concordati e consistenti:
    • 1) nella voltura, con modifiche, del contratto di solidarietà, già facente capo alla Gruppo Novelli, in favore di Alimentitaliani, con prosecuzione fino al 30 aprile 2017;
    • 2) nel ricorso alla CIGS, a zero ore, prevista per le aree di crisi complessa, previo accordo con la Regione Umbria in merito al percorso di politiche attive, finalizzata alla ricollocazione dei lavoratori, anche attraverso l’esternalizzazione dei servizi amministrativi e commerciali;
    • 3) nel ricorso alla risoluzione del rapporto di lavoro, secondo il criterio della “non opposizione” individuale;
    • 4) nel monitoraggio periodico, attraverso incontri con cadenza di norma trimestrale e la verifica finale tre mesi prima della scadenza della CIGS, con facoltà  della Società, in caso di mancato   conseguimento degli obbiettivi occupazionali, di utilizzare ogni strumento di legge funzionale al loro raggiungimento;
  • la definizione di un incentivo all’esodo, per un importo pari a Euro 25.000 a persona, per i dipendenti dello stabilimento di Cisterna di   Latina,   del   quale   si   prevede   la   chiusura,   finalizzata   alla ristrutturazione dell’impianto   e   da   realizzarsi   in   tempi   non immediati (avvio dei lavori previsto non prima di 24 mesi), con impegno della Società ad allungare a 3 anni il diritto di preferenza nella assunzione presso le società del gruppo;
  • l’azzeramento dei superminimi assegni  ad personam  e delle altre indennità individuali erogate a qualsiasi titolo;
  • l’annullamento del valore economico degli scatti di anzianità, fino a un limite minimo fissato in Euro 1.500 di retribuzione lorda, con ripartenza del conteggio degli stessi dal 1° maggio 2017;
  • l’impegno   della   Società,   al   termine   dei   prossimi   due   bienni interamente   caratterizzati   da   parametri economico/finanziari positivi, di valutare la parziale e graduale re­immissione delle quote retributive azzerate.

novelli-risparmio-lavoratoriIl peso dei tagli sugli impiegati 

Dei quasi 4 milioni di euro di tagli previsti sul costo del personale per mettere in riequilibrio i conti, oltre la metà riguardano gli impiegati, molti dei quali sono quelli della sede di Terni. Nel dettaglio, su un risparmio finale previsto di 3.937.561,81 euro, i risparmi sulle spalle degli operai sono pari a 797.097,53 euro (di cui circa 235mila per indennità e 561mila per ridondanze). Sul fronte degli impiegati, invece, i tagli sono pari a 2.103.401,34 euro (1,9 risparmi per ridondanze, 187mila euro per indennità). Quanto ai quadri e dirigenti, si parla in totale di circa 1 milione e 60mila euro (409mila euro i quadri, 651mila i dirigenti).

Lavoratori di Terni “autorganizzati” sul piede di guerra

Se nei vari stabilimenti dell’ex gruppo Novelli la situazione sembra tranquilla, in attesa di sviluppi futuri, sul piede di guerra ci sono invece i dipendenti amministrativi di Terni, i più colpiti, in massa (insieme a quelli di Cisterna di Latina) dalle decisioni di Alimentitaliani. E dopo le contestazioni dei sindacati confederali, i lavoratori “autorganizzati” hanno diramato una nota al vetriolo.

“La questione Novelli giunge ad un nuovo tragico capitolo per i lavoratori. Mercoledì mattina sono arrivate le prime notifiche della CIGS, la cassa integrazione per un anno, che di fatto – sostengono – è il preludio al licenziamento per quei lavoratori che avevano scioperato chiedendo il rispetto degli accordi con cui è stata consegnata l’importante azienda alimentare ad 1 euro alla famiglia Greco a fronte dell’impegno a mantenere i livelli occupazionali ed evitare licenziamenti. Sono passati neanche cinque mesi e l’impegno è stato disatteso con la formalizzazione di 75 licenziamenti legittimati dagli accordi firmati al Mise (13 aprile) e alla Regione Umbria (5 maggio) dalla nuova proprietà e dai sindacati confederali.

Ora accade quello che in un territorio come Terni, in una città operaia ed industriale non avremmo mai pensato potesse accadere. La ex Novelli, oggi Alimentitaliani srl sta licenziando per rappresaglia chi ha scioperato, non ha chinato il capo, chi ha rivendicato diritti costituzionalmente garantiti per tutti”. Licenziamenti che in realtà sono ancora lontani, né messi neri su bianco da alcuna parte, ma che secondo la nota dei lavoratori ternani nei fatti sono strutturati su due passaggi: “il primo è stato quello dalle ferie forzate, imposte a coloro che si accingevano a rientrare al lavoro dopo aver scioperato per otto giorni contro i licenziamenti annunciati, l’attacco ai diritti acquisiti, al salario di tutti i lavoratori. Il secondo è iniziato mercoledì mattina con la notifica della cassa integrazione speciale a agli stessi lavoratori che, dopo le ferie imposte, sarebbero dovuti rientrare al lavoro. Questa CIGS porterà tra un anno al licenziamento di quei lavoratori che avevano scioperato. Sono infatti loro che la proprietà ha deciso arbitrariamente e in maniera assolutamente discriminatoria di espellere dall’azienda. Non è accettabile un attacco così pesante a lavoratori che hanno scioperato per i diritti di tutti”.

“Facciamo appello  – concludono – alle forze sindacali, politiche, culturali della città, agli altri lavoratori, ai cittadini ed alle istituzioni di rompere questo assordante silenzio, di contrastare questa inaccettabile deriva padronale e di prendere una chiara posizione contro questo intollerabile attacco ed alla dignità di chi lavora, a quei diritti garantiti dalla Costituzione. Evitiamo di creare, nel nostro territorio, un pericoloso precedente”.

L’Usb: “Costruiamo un comitato di lotta”

Dalla parte dei dipendenti si schiera l’Usb, unione sindacale di base. “Il referendum di due settimane fa – evidenzia – mette in evidenza il fatto che l’accordo siglato per la ex Novelli non piace a quasi la metà dei lavoratori. Del resto, le criticità sono innumerevoli:

  • Una pesante ristrutturazione (4 mln di euro), che ricadrà solo su impiegati e operai (1.915.990 euro solo dagli esuberi) e che prevede la chiusura dello stabilimento di Cisterna di Latina e ben 75 esuberi.
  • Mancanza di un piano industriale di rilancio del gruppo, al netto dei milioni di euro che si dice di voler investire e che non garantisce circa il futuro del gruppo.
  • Scorporo e terziarizzazione della parte amministrativa.
  • Cancellazione dei superminimi e degli scatti accumulati.
  • Un anno di Cigs e contratti di solidarietà, tramite l’area di crisi complessa.

Assistiamo ora al commissariamento del gruppo Novelli, per fallimento, con la presa in carico del concordato da parte del gruppo legato alla famiglia Greco, che già si sta adoperando per lo scorporo delle attività economicamente interessanti da quelle considerate improduttive”.

L’Usb contesta non solo la “ristrutturazione produttiva che passa per la chiusura di tante piccole e medie aziende” a livello nazionale, ma anche il comportamento dei sindacati confederali, anche nella gestione della vertenza Novelli, “separando e contrapponendo operai ed impiegati, separando gli stabilimenti e non costruendo invece una lotta unica di tutto il gruppo! Strategia messa in atto per indebolire la vertenza e che si è palesata anche con il fatto che i lavoratori sono stati chiamati a pronunciarsi sull’accordo in fretta e furia ed in maniera separata! E’ la prima volta inoltre che si mettono in ferie forzate i lavoratori che sono in sciopero! Siamo arrivati al paradosso che chi sciopera e difende i propri diritti viene inteso come pericoloso ed inserito tra i cassaintegrati. Questo è per noi inaccettabile!”. E per cercare di arginare la situazione, l’Usb punta sulla “lotta e l’auto organizzazione! L’Usb è, come sempre, al fianco dei lavoratori. Costruiamo insieme il comitato di lotta del gruppo ex Novelli!”.

Il caso dei lavoratori di Terni finisce in Senato

Intanto il caso è finito al Senato. Il senatore della Lega Nord e segretario per la regione Umbria, Stefano Candiani, ha infatti letto in Senato il documento integrale inviato dai lavoratori auto-organizzati della Ex-Novelli che avevano scioperato e ai quali sono state recapitate le notifiche della cassa integrazione per un anno che, di fatto, preludono al licenziamento. “La situazione che si è creata ha superato il limite – ha aggiunto Candiani intervenendo in Senato– Questi sono i risultati di politiche sbagliate sul lavoro. Noi a queste cose ci opponiamo, facciamo nostro il documento dei lavoratori della Ex Novelli e saremo al fianco di questi lavoratori per difendere il loro diritto e quello degli altri operatori del gruppo Novelli che la proprietà sta assolutamente discriminando e comprimendo. Su questa vicenda siamo intenzionati ad andare fino in fondo e per questo siamo pronti a collaborare fattivamente con chiunque condivida questo obiettivo, a partire da chi tra le altre forze politiche non si rassegna e si oppone a un’Umbria depredata e svenduta”.

(aggiornato alle 15)


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