Centrodestra rischia spaccarsi. Ospedale Spoleto, Pd “mancano 30 medici”

Verso le elezioni, Centrodestra rischia di spaccarsi | Ospedale, Pd “mancano 30 medici”

Carlo Ceraso

Verso le elezioni, Centrodestra rischia di spaccarsi | Ospedale, Pd “mancano 30 medici”

Mer, 26/05/2021 - 09:29

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Verso le elezioni a Spoleto: ecco chi non vuole chi nel centrodestra. Membri ex Giunta comunale ora "incensano" la presidente della Regione Tesei

A Spoleto si cominciano a scaldare i motori in vista delle prossime elezioni. A parte gli schieramenti già definiti di centrosinistra e centrodestra, c’è chi ancora si sta “annusando” in vista di eventuali accordi.

Così è per una buona parte di quelle liste civiche riaffiorate dal tempo o in fase di costituzione a cui si aggiunge lo schieramento di Forza Italia.

Le mosse dell’ex maggioranza e del centrodestra

Gli azzurri della coordinatrice provinciale Laura Buco stanno facendo di tutto per spalancare le proprie porte a ex assessori e consiglieri sfiduciati lo scorso marzo. I quali, a loro volta, partecipano attivamente alle varie riunioni, ora indette dalla lista civica di Andrea Fora, ora dall’ex consigliera Bececco, ora dal presidente Anci Michele Toniaccini.

Riunioni alle quali prenderebbero parte anche quella parte dei bocciani, al momento tenuti lontani dal Pd, intenzionati a presentarsi alle elezioni.

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L’idea quindi che Forza Italia decida di andare per conto proprio, come già successo altrove, lasciando Lega e Fd’I a rappresentare il centrodestra – destra, si fa di ora in ora più concreta. D’altra parte né la Lega ha intenzione di ‘trattare’ con i propri espulsi, né questi ultimi di tornare a dialogare con il partito di Salvini.

Dunque si potrebbero creare tre schieramenti; quello del Pd con le proprie liste, il centrodestra di Caparvi (Lega) e Zaffini (Fd’i), e quello di Forza Italia che potrebbe inglobare la lista di Laboratorio e quella di Rinnovamento di Loretoni. Salvo fare un accordo per il secondo turno.

A queste si aggiungerebbe la lista della sinistra, dove Casa Rossa sembra aver già individuato la propria candidata a sindaco.

Ospedale, Pd “mancano 30 medici”

Intanto la conferenza stampa della governatrice Tesei continua a tener banco in città. Se la decisione (politica) di riaprire viene presa benevolmente, la decisione (tecnica) di riaprire effettivamente i reparti trova molti contrari.

Tra le varie posizioni di queste ore c’è quella del Partito democratico di Spoleto che, entrando nel merito, richiama alla massima vigilanza Regione e Asl. Bacchettando Caparvi e Zaffini accusati di aver fatto “una passarella”; anche se il Pd sconta l’assenza finora dei propri parlamentari sul tema dell’ospedale e che, grazie alle prerogative parlamentari, avrebbero potuto ugualmente partecipare alla conferenza della Tesei.

Leggiamo la nota: “Il Partito Democratico ribadisce il concetto che riaprire un ospedale non è come rialzare la saracinesca di un supermercato. I nostri consiglieri comunali, in particolare Marco Trippetti che ben conosce l’argomento, lo avevano ben messo in luce chiedendo all’ormai ex sindaco di adoperarsi perché quella scellerata decisione di smantellare, anche fisicamente, i reparti del San Matteo degli Infermi fosse subito riconsiderata. A poco valgono quindi le parole sciorinate dalla Presidente Tesei durante la conferenza stampa con la quale ha annunciato la imminente riapertura degli ospedali di Spoleto e Pantalla quando, dopo la chiusura, mancano all’appello una trentina di medici che hanno preso altre strade. Il risultato della decisione di convertire interamente a ospedale Covid il San Matteo, per ben 8 mesi, comporterà conseguenze difficilmente sanabili. E’ bene che questo si sappia smontando i toni trionfalistici dei parlamentari Caparvi e Zaffini che, neanche fossero i controllori della Tesei, hanno preso parte alla conferenza stampa di cui sopra trasformando quello che doveva essere un incontro istituzionale con i giornalisti in una passerella politica a senso unico. Una propaganda boomerang perché non ha nemmeno il sostegno degli investimenti in programma per il nostro ospedale. Dei tre milioni di euro sbandierati, due e mezzo appartengono agli impegni di spesa del 2016, quando al governo della Regione c’era il centrosinistra. Non si è nemmeno pensato quindi di risarcire i cittadini di Spoleto del terribile danno che hanno subito e stanno subendo. Il quadro quindi è più che preoccupante: la pianta organica di tutte le strutture è in sofferenza.

Molto critica è la situazione del settore materno infantile che da settembre non potrà contare su alcun pediatra. Infatti i due attualmente in forze a quel reparto hanno vinto un concorso all’ospedale di Terni dove entreranno in pianta stabile. La mancanza di pediatri, ovviamente, creerà anche problemi al ripristino del punto nascita. Ma medici mancano anche tra gli anestesisti, cardiologi, internisti, chirurghi e via dicendo. Ad aprire uno spiraglio di luce stanno intervenendo le linee guida nazionali del PNRR che costringeranno la Giunta Tesei a fare dietrofront rispetto al progetto, anche questo scellerato, di fotocopiare in Umbria il modello lombardo. Un modello che si è rivelato disastroso avendo praticamente azzerato la medicina territoriale concentrando negli ospedali e in mani private la gestione dei servizi. Se l’Umbria ha retto è perché la rete territoriale ha saputo far fronte alla pandemia. Anche in questo caso i numeri non lasciano spazio a commenti: ospedalizzando tutto in Lombardia hanno contato un morto su 200 persone, in Umbria uno su 800. E quindi il modello umbro del centrosinistra di capillarizzazione dei servizi sanitari, di medicina territoriale si è rivelato vincente. La riforma del sistema sanitario nazionale andrà proprio nella direzione del potenziamento della sanità del territorio con gli ospedali che dovranno occuparsi unicamente di patologie gravi e interventi chirurgici.

Sappiamo che i 7 miliardi messi a disposizione dal Recovery Fund da spendere in cinque anni, si baserà su 5 punti salienti: Case Comunità; Ospedali Comunità; Cure a domicilio; Centrali Operative Territoriali (COT); Riorganizzazione del sistema dei medici di famiglia. In Umbria dovranno essere realizzate 23 Case Comunità (una ogni 20mila abitanti). Nella struttura, operativa dalle 8 alle 20, saranno riuniti i medici di famiglia, gli specialisti, gli infermieri e gli assistenti sociali. Saranno attrezzate anche per prelievi ed esami diagnostici. Sarà la Regione a decidere dove collocarle. Il Partito Democratico di Spoleto si aspetta che la città ne abbia almeno due. Entro il 2026 l’Umbria dovrà realizzare 6 Ospedali di Comunità (uno ogni 50mila abitanti). Sono destinati a ricoveri e patologie a bassa intensità di cura. Considerato che su Spoleto orbitano anche i territori limitrofi e la Valnerina il PD chiede che uno venga assegnato alla nostra città. Per le cure a domicilio è previsto un incremento soprattutto nei confronti della popolazione anziana e bisognosa. Il COT sarà il punto di riferimento per medici e caregiver. Ce ne sarà uno ogni 100mila abitanti. Considerato il bacino d’utenza Spoleto – Foligno – Valnerina, tale centrale operativa territoriale potrà tranquillamente essere ubicata a Spoleto. Di certo il Partito Democratico vigilerà a tutti i livelli, regionale, provinciale e locale. Non permetteremo che sulla salute dei cittadini si continui il gioco al massacro e l’umiliazione di interi territori. Un messaggio lo mandiamo chiaro all’attuale esecutivo regionale: a Spoleto abbiamo competenze, anche politiche, per smantellare qualsiasi progetto che voglia penalizzare la città. Il PD di Spoleto andrà avanti con la coerenza e le modalità finora adottate, senza schiamazzi, ma con la capacità di coinvolgere i nostri rappresentanti istituzionali nel Consiglio Regionale, in Parlamento, nel Governo di cui siamo parte determinante e attiva” concludono dalla segreteria di Stefano Lisci

Ospedale, si rivede (mezza) ex Giunta

Sul tema dell’ospedale tornano a farsi sentire buona parte degli ex assessori della Giunta de Augustinis che, vista la situazione, sembrano tornare a più miti posizioni nei confronti della governatrice. Lasciando quasi isolato de Augustinis. La nota, non firmata dall’ex primo cittadino e dagli assessori Zucchelli e Mazzoli, è tutto un mezzo incensare la conferenza della Tesei di notizie giudicate “interessanti”, “pregevoli”, “apprezzabili” e “condivisibili”. Dimenticando che proprio la Giunta era stata la più acerrima rivale della Tesei nella decisione di trasformare l’ospedale in covid hospital al punto di ricorrere al Tar dell’Umbria e a segnalare alcune situazioni alla Procura della Repubblica.

Questa la nota: “Noi personalmente “ scrivono i 5 ex assessori “non abbiamo mai voluto dubitare della volontà della Presidente di ripristinare l’Ospedale di Spoleto così com’era, così come mai abbiamo pensato che Spoleto si potesse sottrarre dal fare la propria parte nella lotta al Covid. Questo però non significa che avremmo potuto accettare senza opporci che da oltre un anno i cittadini sono stati privati, al di là di quanto gli si voglia far credere, di servizi essenziali. Interessanti le rassicurazioni date dalla Presidente Tesei nella conferenza stampa di giovedì, precisiamo solo che l’Ospedale di Spoleto già dal 31 gennaio non sarebbe dovuto essere più COVID. Pregevole anche la volontà di investire nuovi fondi, ma riteniamo che i 3 milioni di euro – di cui circa 2 milioni per l’antincendio – siano pochi rispetto a quanto sarà investito in altre strutture. Apprezzabile inoltre il rispetto degli impegni presi negli anni passati, ci riferiamo all’acceleratore lineare e al passaggio tra l’Ospedale e la Palazzina Micheli, ci saremmo però soprattutto aspettati un cronoprogramma dettagliato sui tempi di riapertura dei reparti (chirurgia, robotica, ortopedia, punto nascite e quant’altro). Condivisibile l’idea di integrazione con l’Ospedale di Foligno al fine della creazione del “terzo polo dell’Umbria”, anche qui però avremmo voluto sapere che cosa concretamente questa integrazione comporterà. Prendiamo pertanto atto dei rinnovati propositi pubblicamente espressi dalla Presidente Tesei e, fiduciosi, rimaniamo in attesa di vedere le azioni che saranno intraprese” concludono Urbani, Montioni, Zengoni, Loretoni e Flavini.

Il comitato “Protesta bianca”

Torna sull’argomento anche il Comitato “Protesta bianca”, quello che ha registrato un centinaio di adesioni con la manifestazione dei lenzuoli, e che continua a rimanere poco chiaro chi ne faccia parte (anche se le immagini da piazza duomo hanno individuato proprio ex amministratori e sostenitori della ex Giunta).

Alla nostra domanda qual è il piano per la reintegrazione del personale dirottato versi altri siti e l’implementazione dello stesso, non è stato rilasciato un programma di assunzioni e di bandi di concorso. E’ stata fatta menzione di eventuale assunzione di personale a tempo determinato mentre è oramai noto che difficilmente il personale medico sanitario accetta tali tipi di contratti quando in altre regioni le assunzioni sono tutte a tempo indeterminato. Inoltre quale medico deciderebbe di venire in un Ospedale senza un futuro certo? Senza personale è impossibile il ripristino di tutti quei servizi e quelle strutture che caratterizzano un Ospedale di Emergenza Urgenza. E alla domanda quali sono i tempi, gli interventi, gli acquisti e il piano finanziario la risposta è stata che non ci sono i fondi neanche per l’adeguamento sismico della struttura che ricordiamo è il Presidio sanitario del cratere sismico. Comunque gli eventuali interventi per Spoleto ammontano a spiccioli mentre per altri Ospedali umbri si parla di decine di milioni di euro.

Gravissimo che si siano dichiarati ancora incerti tra l’acquisto ed il noleggio dell’acceleratore lineare per radioterapia, in quando tale reparto è sempre stato di grande importanza per tutta la regione. Spoleto non si può accontentare di promesse e parole che non trovano conferma in atti e per questo noi continueremo la nostra protesta finché l’Ospedale di Spoleto non tornerà a svolgere nel territorio il suo ruolo fondamentale per la salute dei cittadini”.

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