E’ morto Antonio Meneghetti, ontoguru della “setta” dell’Ontopsicologia / Chi l’erede?

E’ morto Antonio Meneghetti, ontoguru della “setta” dell’Ontopsicologia / Chi l’erede?

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Carlo Ceraso
Antonio Meneghetti è morto. Il guru dell’ontopsicologia – disciplina creata senza alcun fondamento scientifico dall’ex frate francescano finito dagli anni ’80 al centro di numerose inchieste giudiziarie – è scomparso il 20 maggio scorso in Brasile e il suo corpo sarebbe stato già cremato.
La notizia della morte rimbalza solo in queste ore e trova una qualche conferma sul sito ufficiale del movimento e leggendo qualche post lasciato sul profilo facebook dell’associazione ontopsicologia. Ma nessun annuncio preciso. Come se il ‘Maestro’ fosse ancora vivo. Nessun cartello neanche all’ingresso della  sede di Borgo Trevi, fra Foligno e Spoleto, quella ribattezzata “Ontoarte Antonio Meneghetti” (vd foto) e fra le più frequentate dalla comunità.
Quella che aveva cominciato a creare verso la fine degli anni ’80 e che il Ministero degli Interni, nel 1998, inserì nella lista delle ‘sette religiose’ (anche se due anni più tardi il guru ottenne 50milioni di lire quale risarcimento danni di immagine).
Per questo ex sacerdote, sposato con una ex religiosa, tutto era “onto”: ontoarte, ontopsicologia, ontomoda, ontoarchitettura, ontopolitica, etc.. Su cui ha costruito un impero economico, finanziario e immobiliare. Le sue teorie contraddittorie (proprio perché tutto può essere relativo), avevano un certo seguito fra notabili, politici, star del jet set: persone comunque sempre abbienti e che per lui erano disposte a tutto. I fedelissimi favoleggiano di un suo incontro con Putin (di cui però non si è mai trovata traccia, anche se a San Pietroburgo il ‘professore’ aveva ottenuto una cattedra di ontopsicologia presso l’università statale) mentre è certo che nel 2006 partecipò ad un raduno dei Circoli del Buongoverno fondati da Marcello Dell’Utri insieme a Andrea Pezzi, il conduttore tv legato per diverso tempo al guru originario di Avezzano. Insieme a quest’ultimo aveva fondato anche Ovo, società televisiva indirettamente in affari con Fininvest. Alla Sapienza ottiene un corso su “La cinelogia, cinema e incoscio”. Mentre alle procure dimezza Italia continuavano ad arrivare denunce di ex adepti o dei loro familiari.
Gli avversari – più volte Meneghetti è finito alla ribalta delle cronache nazionali. E non solo per mano degli inquirenti. Una inchiesta di Emilio Radice, allora penna di punta di Paese Sera, raccontò alcuni episodi che convinsero la Procura di Roma ad aprire un fascicolo che di lì a poco si trasformò in sei mandati di cattura per il santone e cinque suoi collaboratori. Era l’ottobre del 1981. Un mese più tardi erano tutti in libertà; qualche anno dopo vennero tutti assolti con formula piena. Nel 1991 l’ex frate si salvò dal naufragio della sua imbarcazione nelle acque di La Caletta, in Sardegna, dove invece trovò la morte la 27enne Marina Furlan: per questo venne condannato a dieci mesi di reclusione per omicidio colposo. Più tardi chiese e ottenne la riabilitazione. In una cella di sicurezza della caserma dei carabinieri di Spoleto vi trascorse una intera notte con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale per aver tentato di ostacolare alcuni lavori commissionati dal Comune di Campello per il rifacimento di una strada. L’uomo patteggiò la pena, anche se anni dopo ottenne dal Got di Roma un risarcimento di circa 1.500 euro dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri per le lesioni subite durante l’arresto. Di Meneghetti si sono occupati anche due giornalisti de L’Espresso, Gianni del Vecchio e Stefano Pitrelli, con il libro  “Occulto Italia” (Bur-Rizzoli, 2011) che hanno tracciato la trama italiana, fra gli altri movimenti, di Scientology, dei buddisti della Soka Gakkai, dei misteri di Damanhur, del Movimento Umanista e della Ontopsicologia. Anche in questo caso il Meneghetti ha reagito citando in giudizio i due giornalisti: la sentenza è attesa per la fine 2014.
Il ‘nemico’ di sempre – l’avversario più temibile per Meneghetti è stato senza dubbio Joseph Inca, nome di fantasia creato probabilmente da un ex adepto che con il sito onto.provocation.net ha denunciato le gesta del guru e del suo movimento. Tanto da convincere quest’ultimo a intentare una causa contro Google Inc. affinchè rimuovesse dai risultati del motore di ricerca del link al sito di Inca. Il Tribunale di Firenze confermò che i contenuti del sito non erano illeciti e che Google Inc poteva essere definito come caching provider.
Una fortuna colossale – negli anni, e grazie ai sostanziosi contributi degli adepti, il santone ha accumulato una vera e propria fortuna. Aprendo e chiudendo spesso centri un po’ in tutto il mondo. Quelli che hanno resistito nel tempo sono in Russia e in Brasile, dove aveva aperto anche una Università. In Italia, dove secondo alcune informazioni poteva contare su più di 500 adepti, ha acquistato  decine di immobili. Compreso il borgo-castello di Pissignano di Campello sul Clitunno, dove si era insediata una parte della sua comunità. Che per anni si è chiusa dentro le mura spesso allontanando a malo modo anche i malcapitati turisti. E che ha ribattezzato Pissignano con il nome di “Lìzori” apponendo anche lungo la statale Flaminia della segnaletica stradale non autorizzata, a dispetto anche delle prese di posizione del sindaco di Campello. Una situazione che nel tempo è andata però migliorando ed ora i rapporti con il resto degli abitanti del piccolo comune vengono definiti cordiali. Specie da quando incontri e riunioni sono stati ospitati nella sede di Borgo Trevi. Chi prenderà ora in mano le redini del movimento? Difficile dirlo, anche se per gli inquirenti è molto probabile che il movimento è destinato a scomparire nel giro di poco tempo. Perché nessuno dei fedelissimi ha un “carisma come quello di cui indubbiamente era dotato Meneghetti”.

© Riproduzione riservata

(articolo modificato il 17 sett. 2014 come da richiesta dell’Avvocato della Fondazione Meneghetti)

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