Dimissioni Marini, riunione infuocata a Palazzo Cesaroni: Giunta appesa a un filo

Dimissioni Marini, riunione infuocata a Palazzo Cesaroni: Giunta appesa a un filo

Porzi bacchetta il gruppo dem, che respingerà le dimissioni | Leonelli però si sfila | Le parole di Verini e la telefonata a Orlando

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Aggiornamento ore 19.15 Al termine dell’acceso confronto, che si è protratto oltre le 19, la maggioranza si è espressa per respingere le dimissioni di Catiuscia Marini. Linea non accettata dal dem Giacomo Leonelli. A questo punto il futuro della legislatura consiliare è appeso a un filo. Serve infatti la maggioranza assoluta. Che anche con una sola astensione (quella di Leonelli) fa diventare determinante il voto di Luca Barberini, indagato nell’inchiesta sulla Sanitopoli, la scorsa volta assente in aula. Oppure, nel caso si scelga la votazione segreta, confidare nella voglia di restare sulla poltrona da parte di qualcuno dell’opposizione.

Una sfida, a questo punto, alla linea del commissario del Pd umbro Walter Verini e del segretario nazionale Zingaretti, che domenica sarà in Umbria.

Ma oltre al nodo dei numeri in Aula, c’è quello relativo alla volontà di Catiuscia Marini. Che ha sempre parlato di dimissioni irrevocabili, ma che nel suo intervento in Aula ha detto anche che rispetterà la decisione del Consiglio. Non è scontato, dunque, che confermi le proprie dimissioni entro i 15 giorni successivi al voto dell’Aula, come previsto dallo Statuto.


Riunione di maggioranza infuocata a Palazzo Cesaroni per evitare di andare in ordine sparso sabato nella seduta in cui si dovrà decidere se prendere atto delle dimissioni presentate da Catiuscia Marini, indagata nell’inchiesta sulla Sanitopoli perugina, o respingerle.


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Toni accesi, nervosismo alle stelle. La presidente dell’Assemblea, Donatella Porzi, prova a serrare le fila. E’ lei a cercare di mettere in riga i dem: “Non si può prima accettare di votare il respingimento delle dimissioni e poi fare all’esterno dichiarazioni contrarie alla linea comune. La gente non ci sta capendo niente“. Si rivolge a tutti, ma guarda Leonelli, il quale ribatte che gli accordi, alla fine della puntata precedente, non erano quelli di respingere le dimissioni senza battere ciglio. Né quelle di un lungo rinvio. E l’ex segretario ha ribadito la sua posizione, quella cioè di accettare le dimissioni, pur attraverso un documento che dia atto del buon lavoro fatto in questi anni in Regione. Che poi è quanto si aspetta il segretario nazionale Zingaretti, che il giorno successivo alla seduta di sabato sarà proprio a Perugia. Vista la chiara posizione di Leonelli, la presidente Porzi parla soprattutto al vice presidente Paparelli. Il quale era presente nella delegazione che martedì si è recata a Roma per incontrare il vice presidente dem Orlando.


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Un incontro nel quale in realtà il vice segretario nazionale, in linea con la posizione di Zingaretti, ha rimbalzato le istanze degli irriducibili, pronti a proseguire l’esperienza di governo regionale. “Vedremo“, “valuteremo“, sono state le parole dette da Orlando. Che un’idea su quanto sta succedendo in Umbria se l’è fatta anche dopo una lunga telefonata con qualcuno a Perugia. Anche per questo non ha detto nulla di più. Senza che le posizioni delle parti si siano spostate di un centimetro. E ognuno, con quel “vedremo“, è tornato a casa pensando di avere il bicchiere mezzo pieno.

La posizione di Chiacchieroni

Il capogruppo Gianfranco Chiacchieroni, dopo quella seduta, all’Ansa ha anche detto che nel confronto si è parlato della possibilità di respingere le dimissioni. Ma un avallo a questa linea che sconfessa quanto chiesto da Zingaretti, da parte del vice segretario nazionale, non c’è stato, né poteva esserci.

Le parole di Verini

Diametralmente opposta l’interpretazione dell’incontro romano da parte del commissario umbro Walter Verini: “Nel corso dell’incontro l’orientamento su cui il gruppo consiliare farà le sue riflessioni è stato quello di tenere conto del gesto che la presidente Marini ha compiuto a tutela delle Istituzioni e conseguentemente della necessità di voltare nel migliore dei modi e nella piena condivisione una pagina difficile, ma dalla quale certamente il centrosinistra e il Pd sapranno uscire a testa alta“.

Quella condivisione che il gruppo Pd sta cercando di trovare, ma con tanta fatica.

 

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