Dimissioni Marini: la lettera e la melina elettorale

Dimissioni Marini: la lettera e la melina elettorale

La strategia dei temporeggiatori del gruppo Pd, tra incognite e sfide alla linea Zingaretti

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Temporeggiare. Congelare le dimissioni di Catiuscia Marini per arrivare a dopo il 26 maggio. Anzi, se possibile a dopo il 10 giugno, così da vedere anche i risultati di eventuali ballottaggi nelle principali città dove si va al voto.

Questa la strategia tentata dalla maggioranza del gruppo Pd a Palazzo Cesaroni. Una linea, quella sulla quale insiste in particolare il capogruppo Chiacchieroni, che però non è condivisa da tutti i dem. Ci si possono trovare Smacchi, Porzi, Guasticchi, per fare i nomi dei più convinti. Leonelli, il più critico tra i dem sulla linea della Giunta negli ultimi mesi, prima ancora del caso Sanitopoli, è dubbioso: da una parte ci sono alcuni provvedimenti che avrebbe voluto portare in porto; dall’altra, c’è un futuro politico da (tentare di) salvare di fronte al probabile naufragio generale. Eros Brega si è già sfilato dalla maggioranza: questa mattina (lunedì) non era presente al vertice di Palazzo Cesaroni. Sul voto di “Liberi forti”, nel gruppo Misto, difficilmente si può contare. E il vice presidente Paparelli, vicino a Verini ed al segretario nazionale Zingaretti, andrà contro la linea dettata dal partito per seguire il gruppo regionale? Difficile.

Attesa per Barberini

E poi c’è Luca Barberini, assessore dimissionario dopo gli arresti domiciliari, poi revocati: qualora il suo voto fosse determinante su questa vicenda, sarebbe quantomeno imbarazzante per la maggioranza. Solinas e Rometti, con il passare dei giorni, stanno maturando l’idea che poco resti da fare in questa consiliatura: la patata è in mano al Pd, comunque, e loro attendono di vedere cosa succederà. Con qualche irritazione, considerando che tra i dem, in questa fase, non si sa chi comanda. Tant’è che nessuno ha provato a porre la questione nella Direzione, mantenuta da Verini nonostante il commissariamento seguito alle dimissioni di Gianpiero Bocci.

Insomma, in caso di voto, difficile anche che ci siano i numeri. Ecco perché l’idea sarebbe quella di cercare di non arrivare ad un voto finale. Congelandolo, appunto, fino alle elezioni. Una possibilità che, tra le pieghe dello Statuto, sarebbe stata intravista.

La lettera di Marini

Bisogna però prima apprendere cosa c’è scritto nel testo che Catiuscia Marini ha redatto. Consultandosi con il suo avvocato, per i passaggi relativi all’inchiesta nella quale risulta indagata, e forse con il partito nazionale. Non certo con i consiglieri dem, che continuano a chiedersi cosa ci sia scritto in quelle pagine.

Verini, a Marsciano, ha parlato di elezioni in autunno. Un punto, questo, che in pratica nessuno mette ormai in discussione. Il problema è come arrivarci. E per quanto tempo il Consiglio debba e possa restare in carica nell’esercizio delle sue funzioni.

Rischio boomerang

Ma poi, chi lo spiega all’opinione pubblica che quelle settimane eventualmente guadagnate servono per gli umbri e non per restare seduti sulla poltrona qualche giorno in più? Le opposizioni – la Lega in particolare – avrebbero un argomento in più da usare in campagna elettorale. Un altro assist, insomma. “Se il 7 maggio non verranno confermate le dimissioni di Marini andremo ogni giorno a manifestare sotto la sede della Regione” ha annunciato sabato Marchetti. E c’è anche chi si dice pronto ad occupare il Consiglio regionale. Un boomerang per il Pd. Per i sindaci impegnati ad arginare una Lega rampante pronta ad issare le sue verdi bandiere su pennoni che dal dopoguerra hanno visto solo il colore rosso. E per il voto delle europee, considerato come una sorta di breafing dopo le politiche di un anno fa. Zingaretti ha archiviato il caso Umbria e si gode le liti tra Lega e M5s su Siri. Riaprirlo con una presidente dimissionaria ancora in carica nonostante tutte le dichiarazioni fatte non è quello che il segretario si aspetta.

Gli auspici dei temporeggiatori

Né sembra volerlo la stessa Catiuscia Marini. Che presumibilmente confermerà le dimissioni, pur rivendicando la qualità del lavoro fatto in questi anni. Per meglio difendersi nell’inchiesta che la vede indagata. Ed anche per il suo futuro politico. Chiederle di restare “congelata” per fare un favore ad alcuni consiglieri regionali (alcuni dei quali, tra l’altro, non hanno avuto con lei un rapporto idilliaco in questi anni) sarebbe un po’ troppo. Eppure, alcuni dei temporeggiatori dem credono in questa possibilità. Così come sono convinti che su questa strada possano trovare come compagni di viaggio alcuni che siedono tra i banchi dell’opposizione. Qualche nome tra quelli favorevoli all’accordo, contattato, ha smentito categoricamente. Domattina alle 10, ora per la quale è convocata la riunione dei capigruppo dopo l’Ufficio di presidenza, i tatticismi inizieranno a venire allo scoperto.

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