Il futuro delle scuole tifernati si trasforma in un campo di battaglia legale e politico. Nelle ultime ore, il fronte del dimensionamento scolastico per l’anno 2026/2027 è stato scosso da tre eventi simultanei: la bocciatura del ricorso regionale da parte del Consiglio di Stato, l’affondo del centrodestra locale e la nascita di un coordinamento di genitori pronti a dare battaglia al Tar.
Il “no” del Consiglio di Stato e la difesa di Barcaioli
Il ricorso straordinario alla Presidenza della Repubblica presentato dalla Regione Umbria contro i tagli agli organici è stato dichiarato inammissibile dal Consiglio di Stato per motivi procedurali. Un verdetto che l’assessore regionale all’Istruzione, Fabio Barcaioli, definisce “sorprendente e inappropriato”, sottolineando come il parere non entri nel merito della sostanza. “Il procedimento non è chiuso – avverte Barcaioli – presenteremo memorie di controdeduzioni. La nostra è una battaglia necessaria contro i tagli del Governo Meloni che penalizzano territori già fragili, come Città di Castello, dove si accorpa un istituto che attende ancora la ricostruzione della propria sede”.
Fratelli d’Italia attacca “Responsabilità della Giunta”
Non si fa attendere la replica del centrodestra. Francesco Algeri Rignanese, coordinatore comunale di Fratelli d’Italia, punta il dito contro l’amministrazione regionale: “Questa sentenza certifica l’inerzia della Giunta. La Regione doveva decidere e non l’ha fatto, causando l’individuazione di Città di Castello come sede dei tagli. Si è scelta la caciara politica invece di tutelare il territorio”. FdI auspica che la fine di questa contesa legale possa finalmente accelerare la ricostruzione della scuola “Dante Alighieri”, ferma per inadempienze contrattuali.
I genitori si mobilitano, ricorso al TAR e raccolta fondi
In questo clima di tensione il Coordinamento dei Genitori di Città di Castello ha deciso di passare alle vie legali costituendosi in giudizio “ad adiuvandum” a sostegno del ricorso al Tar presentato dal Comune. Nel mirino – come ormai noto – c’è l’accorpamento forzato dell’Istituto Alighieri-Pascoli e la riorganizzazione dei circoli didattici, che creerebbe “giganti scolastici” da oltre 800 studenti.
“È un provvedimento illogico – spiegano i genitori – che ignora la realtà di una scuola smembrata tra sedi provvisorie e CVA. Il taglio di dirigenti e personale ATA comprometterà la sicurezza e la qualità educativa”. Il coordinamento ha lanciato una raccolta fondi per coprire le ingenti spese legali: “Non difendiamo una sigla, ma la dignità dei nostri figli contro decisioni calate dall’alto che ignorano le 3.200 firme già raccolte”.
Lo scenario
Mentre la politica si divide tra vizi di forma e responsabilità amministrative, la comunità scolastica di Città di Castello resta in bilico. Lunedì il tema approderà quasi certamente in Consiglio Comunale, ma la vera partita si giocherà nelle aule del Tar dell’Umbria, dove i genitori sperano di ribaltare un decreto (il n. 62 del 28 gennaio 2026) che considerano una condanna per l’istruzione locale.