Ddl Zan, il sindaco Mele a testa in giù come Mussolini: polemica a Marsciano

Ddl Zan, il sindaco Mele a testa in giù come Mussolini: polemica a Marsciano

Redazione

Ddl Zan, il sindaco Mele a testa in giù come Mussolini: polemica a Marsciano

Ven, 07/05/2021 - 18:13

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La Lega attacca il post di un esponente politico locale contro Francesca Mele, membri della Giunta e consiglieri di maggioranza

Il Ddl Zan continua ad essere terreno di scontro politico e ideologico pure in Umbria, anche con colpi proibiti. Come nel caso dell’attacco social di cui è stata vittima la sindaca di Marsciano, Francesca Mele, insieme ad alcuni membri della sua Giunta e consiglieri comunali che esprimevano il proprio pensiero contro il disegno di legge sull’omofobia.

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La Lega Umbria stigmatizza il post pubblicato sui social da un esponente
della sinistra di Marsciano. Un posto che termina con la frase “civiltà vs barbarie”, ma che sotto al testo unisce una foto di Mele e degli altri esponenti della maggioranza a testa in giù. Con evidente riferimento a Mussolini e agli altri fascisti uccisi e appesi a testa in giù a piazzale Loreto a Milano.

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“Tutta la nostra solidarietà all’amministrazione comunale di Marsciano,
vittima di un post social vergognoso e colpevole solo di aver espresso
legittimamente la propria posizione sul Ddl Zan – dichiarano il
segretario regionale Lega Umbria, Virginio Caparvi e il referente
provinciale di Perugia, Manuela Puletti -. A ‘stuprare’ le istituzioni, come scrive una parte della sinistra marscianese nel post, non è stato né il sindaco Francesca Mele, né la sua Giunta o i consiglieri di maggioranza. Reputiamo ridicolo nel 2021 utilizzare questi mezzi per esprimere dissenso e non tollerare idee diverse dalle proprie, arrivando addirittura a pubblicare la foto a testa in giù di esponenti dell’amministrazione comunale”.

“Tutto questo – proseguono gli esponenti leghisti – sembra essere solo il preludio a quello che accadrà con l’approvazione di un disegno di legge che di fatto limita la libertà di espressione, che obbliga ad accettare la pratica dell’utero in affitto, che condanna coloro i quali pensano che un bambino abbia il sacrosanto diritto di crescere con un padre e una madre. Evidente che i grandi fautori di queste ‘rivoluzioni sociali’ sono i primi ad attaccare in maniera indegna un’amministrazione comunale solo per aver espresso
pareri contrastanti al pensiero unico della sinistra. Non saranno queste
stupide dimostrazioni di ignoranza e povertà d’animo a fermarci –
concludono Caparvi e Puletti – andremo avanti con la forza delle nostre
idee e dei nostri valori”.

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