Cinghiali e aumenti quote ai cacciatori, scontro all'Atc 1

Cinghiali e aumenti quote ai cacciatori, scontro all’Atc 1

Redazione

Cinghiali e aumenti quote ai cacciatori, scontro all’Atc 1

Mar, 25/05/2021 - 11:03

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Federcaccia, Libera Caccia e Enalcaccia fanno mancare il numero legale sul bilancio per bloccare gli aumenti | Mercoledì nuova seduta

Scontro sul bilancio dell’Atc 1. Dopo l’assenza del numero legale nell’ultima seduta, mercoledì il Comitato di gestione torna a riunirsi per approvare il rendiconto. Servono 13 voti validi su 19, ma Federcaccia, Libera Caccia ed Enalcaccia sono sul piede di guerra, perché contrarie all’aumento delle quote per i cacciatori delle squadre che non hanno raggiunto il numero fissato di cinghiali da abbattere. In un anno, viene evidenziato, in cui a causa della pandemia sono state ridotte le giornate di caccia e ci sono stati vari limiti, come lo spostamento tra comuni, almeno fino alla deroga.

Scontro su bilanci e quote, chiesto l’azzeramento
dei vertici degli Atc 1 e 3

Le tre principali associazioni venatorie chiedono dunque di rinviare la rendicontazione al 31 maggio, dopo aver trovato su questo punto un accordo con la Regione che non porti ad aumenti delle quote a carico dei cacciatori. Nel mirino finiscono le associazioni degli agricoltori, che premono per avere i risarcimenti dovuti. E in particolare la Cia.

I tempi della caccia al cinghiale

“Veniamo continuamente chiamati in causa da poco informati dirigenti di qualche associazione agricola – scrivono Federcaccia, Libera Caccia ed Enalcaccia – in merito a fatti che in nessun modo possono essere ricondotti a nostra responsabilità. Questa è la volta di tale Bartolini (presidente regionale della Cia, ndr), che conosciamo più per l’assenza che per la presenza a tutte le consulte e a tutti i tavoli tecnici in materia venatoria e di cinghiali, dove ha sempre inviato un delegato. Forse per questo si sarà perso passaggi importanti come il periodo di apertura alla specie cinghiale che, come per ogni animale selvatico, è rigorosamente limitato a tre mesi dalla legge nazionale. Pertanto non c’è alcuna volontà dei cacciatori di non cacciare in gennaio, ma semplicemente l’esigenza di anticipare ad ottobre l’inizio della caccia per evitare – come successo quest’anno – che il prelievo si riduca nettamente per la neve, oltre al blocco delle squadre dovuto al lockdown”.

Le tre associazioni imputano alla Cia il ritardo del prelievo. Giustificato con “presunte transumanze di mandrie di cinghiali da regione a regione a gennaio, quando chiunque conosca veramente la caccia sa che in territorio cacciabile i cinghiali a gennaio sono quasi spariti, come è nettamente dimostrato che sono le aree impenetrabili e quelle protette a costituire solide basi per l’irradiamento del suide in primavera”.

Un tema, quello dell’eccessiva presenza di cinghiali, tornato purtroppo di attualità negli ultimi giorni in Umbria. Dopo che l’attraversamento di un cinghiale potrebbe essere la causa dell’incidente costato la vita a una bambina di 5 anni a Corciano. Con proprio la Cia che aveva invocato anche l’intervento dell’Esercito.

Chi fa leggi e regolamenti

I cacciatori sottolineano poi come “ogni regola e legge sia fatta dallo stato, dalla regione o dall’Atc con pochissima influenza dei cacciatori, visto che sono in minoranza in tutti i contesti decisionali, compresi quegli organismi che, pur essendo i reali tecnici della presenza faunistica, poco possono fare contro l’intervento di enti, associazioni agricole e associazioni ambientaliste che spesso si trovano concordi su linee anticaccia”.

Viene poi sottolineato: “Il dialogo perso con alcune associazioni agricole in Umbria non dipende certo da noi ma dal fatto che ormai da qualche anno, pur avendo in mano le redini della caccia con le presidenze di due ATC su tre, soffriamo una minore influenza in ambito regionale e le cose non vanno per niente nel verso giusto”.

I bilanci degli Atc

Ma i cacciatori da sempre sono spesso anche agricoltori e mantengono forti legami con questo mondo. “Si scopre così – scrivono – che praticamente proprio gli Atc gestiti dagli agricoltori non solo dirottano gran parte dei soldi pagati dai cacciatori verso i danni dei cinghiali, ma in due casi su tre sono anche quelli che intavolano continue proposte deleterie per il controllo dei cinghiali e ancor più gravi per il ripopolamento di altre specie meno problematiche. Bilanci che andrebbero verificati meglio, non tanto dal punto di vista della correttezza contabile, che non vogliamo mettere in discussione, ma sicuramente dal punto di vista della coerenza con gli obiettivi e le finalità di quell’Ambito territoriale di caccia che dovrebbe porsi principalmente come priorità il miglioramento della caccia e del suo rapporto con il resto degli attori territoriali”.

Bilancio Atc1,
salta ancora il numero legale

Proprio la rendicontazione dei bilanci degli Atc 1 e 3 è stata chiesta in Commissione regionale, visti i forti squilibri.

Le tre più grandi associazioni venatorie hanno chiesto il rinvio del bilancio consuntivo e sono concordi nel bocciare totalmente il bilancio dell’Atc PG1, “reo di colpire pesantemente buona parte dei distretti della caccia al cinghiale addebitando cifre astronomiche nonostante l’aver proibito per legge, per settimane, la caccia per via delle norme Covid-19”.

Questo, assieme all’avere praticamente azzerato le risorse verso le ZRC, con conseguenze nefaste sul ripopolamento e in vista di regole in arrivo che vieteranno l’importazione di animali di qualità.

Le critiche all’Arcicaccia

Non è su questa linea Arcicaccia: “Purtroppo – scrivono Federcaccia, Libera Caccia ed Enalcaccia – ci dispiace che pur avendo simili intenzioni non abbiano seguito l’esempio associazioni venatorie come Arcicaccia e associazioni venatorie e ambientaliste che, sulla carta, dovrebbero essere con i cacciatori come EPS, evidentemente appagate dal colpo mortale inferto alla sola caccia al cinghiale che inevitabilmente si rifletterà su tutta la caccia”.

Rischio trasferimenti

In base al regolamento 6/2008 gli Atc devono votare i bilanci consuntivi entor il 31 marzo di ogni anno. Pena la sospensione delle erogazioni, in assenza di una deroga. Insomma, lo scontro all’interno dell’Atc 1 potrebbe portare a paralizzarne l’attività se non verrà trovata un’intesa.

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