Ceri, deciso "No" alla Festa a numero chiuso "Ipotesi divisiva". Si lavora per 2022 - Tuttoggi

Ceri, deciso “No” alla Festa a numero chiuso “Ipotesi divisiva”. Si lavora per 2022

Davide Baccarini

Ceri, deciso “No” alla Festa a numero chiuso “Ipotesi divisiva”. Si lavora per 2022

Gio, 26/08/2021 - 13:19

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La proposta del gruppo 'Ceri 2020' è stata bocciata da sindaco e componenti ceraiole, che hanno sottoscritto un documento ad hoc "Ipotesi inaccettabile e discriminatoria per un evento popolare e comunitario"

“Questi Ceri non s’hanno da fare” avrebbe parafrasato Manzoni in così delicato momento storico, dove in ballo non c’è però un matrimonio in riva al lago ma una festa millenaria che da sempre rappresenta l’identità viscerale di Gubbio.

“No” all’edizione a numero chiuso

Dopo il “no” all’ipotesi 11 settembre, il sindaco Filippo Stirati e le componenti ceraiole, questa mattina (26 agosto) – anche (e non solo) in virtù dello stato di emergenza epidemiologica da Covid prorogato fino al 31 dicembre 2021 – hanno opposto il loro deciso diniego alla proposta del gruppo ‘Ceri 2020’, che aveva avanzato l’idea di un’edizione a numero chiuso entro la fine dell’anno.

Dalla “bolla” ai 3000 ceraioli, la proposta di ‘Ceri 2020’

La proposta di “Ceri 2020” (un folto gruppo di ex ceraioli ed ex Capodieci) prevede uno schema protocollato, progettato e sviluppato in conformità con le norme anti Covid, da un comitato tecnico interno (composto da esponenti del mondo medico-scientifico ed esperti del settore sicurezza), “con il valore aggiunto – si leggeva nella proposta – di essere ceraioli e dunque conoscere esigenze e peculiarità del rito dei Ceri”.

Il protocollo prevedeva la realizzazione di una “bolla” all’interno delle mura del centro storico e lo svolgimento del “rito essenziale”: l’Alzata e la corsa lungo l’itinerario cittadino fino in cima al monte Ingino, il tutto in uno spazio temporale ristretto di poche ore (“per preservare l’essenza autentica dell’omaggio al patrono”) con un massimo di 3.000 ceraioli (1.000 per cero) con Green Pass e tampone negativo.

Il documento sottoscritto da sindaco e componenti ceraiole

Il documento – una settimana fa – era stato depositato in Comune e presentato proprio al sindaco Stirati, perché lo sottoponesse all’attenzione del Prefetto Armando Gradone, indicando poi l’eventuale data della celebrazione entro la fine di dicembre. Ma questa mattina il primo cittadino, affiancato dal presidente della famiglia Santubaldari Ubaldo Minelli, il presidente dell’Università dei Muratori Giuseppe Allegrucci e il cappellano dei Ceri (in rappresentanza della Diocesi) don Mirko Orsini, hanno risposto presentando un ulteriore documento, sottoscritto da tutte le componenti e istituzioni ceraiole, che taglia definitivamente le gambe anche a quest’ultima ipotesi.

“Ipotesi inaccettabile e discriminatoria”

Citando l’espressione del compianto vescovo mons. Pietro Bottaccioli, che descrisse la Festa dei Ceri come “una sinfonia sociale”, Stirati e i presenti al tavolo hanno giudicato la proposta del gruppo ‘Ceri 2020’inaccettabile e non condivisibile, perché divisiva e discriminatoria. Si ignorano infatti momenti essenziali come quelli religiosi, le mostre, l’incontro e il coinvolgimento di tutta la città”.

“Lavoriamo insieme e non divisi per una grande edizione nel 2022”

Se vogliamo vedere riconosciuta la Festa dall’Unesco, ambizione a cui stiamo lavorando da anni, occorre evitare divisioni e discriminazioni, e lavorare con concordia e unità di intenti per una grande edizione del 2022, a cui guardiamo già da tempo. Se aveva un senso ragionare sull’11 settembre – importante data ubaldiana – immaginare una qualunque data pur di fare una qualunque corsa è un elemento più che fuorviante.

Bisogna preservare e tutelare l’essenza della Festa che ha molti momenti fondamentali, non solo la corsa, e salvaguardarne la natura popolare e comunitaria.ha concluso il sindaco – Ha poco senso anche fare paragoni con la Quintana, dove il pubblico è ben distanziato”.

Le parole delle istituzioni ceraiole

Il progetto del gruppo ‘Ceri 2020’, oltre a intasare i social di polemiche, “ha scatenato anche l’indignazione dell’intero mondo ceraiolo” ha aggiunto Minelli, a cui ha fatto eco anche Allegrucci, presentando la proposta a numero chiuso come “antitetica ai principali valori della festa, soprattutto quelli di unione e inclusione”. A concludere la conferenza stampa don Mirko Orsini, che ha ricordato: “Non dimenticate che la festa è in onore di Sant’Ubaldo, che ha lavorato tutta la vita perché il popolo di Gubbio fosse uno”.

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