Celebrazioni Giuseppe Sordini, uno studio dell’archeologo nel ricordo di Marco Ambrogioni

Celebrazioni Giuseppe Sordini, uno studio dell’archeologo nel ricordo di Marco Ambrogioni

L’autore del volume “La congiura” uscito ad aprile scorso, cita una singolare e sorprendente ipotesi del Sordini, riportata nel romanzo

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Di Marco Ambrogioni (*)

Secondo uno studio di Giuseppe Sordini del 1901, (1) quello che nell’affresco absidale della Cattedrale, è il personaggio col berretto rosso e raffigurato di profilo a fianco dell’autoritratto di Filippo Lippi, potrebbe essere, con molta probabilità, Pierleone da Spoleto, colui che più tardi diverrà il medico personale di Lorenzo il Magnifico.

Molti hanno ritenuto quel personaggio un aiutante del pittore, o meglio un suo operaio.

L’archeologo e studioso d’arte Giuseppe Sordini, di cui ricorre oggi il centenario della morte, confutò decisamente questa tesi, avanzando invece l’ipotesi che quel personaggio fosse proprio Pierleone Leoni in gioventù. Da un rapido calcolo si direbbe intorno ai ventiquattro anni e probabilmente già medico.

Sordini ha elaborato questa tesi in base ad altri tre affreschi staccati, di cui uno in particolare raffigura San Cosma, anch’egli col berretto rosso cioè il patrono, insieme a San Damiano, della corporazione dei medici. Affreschi questi conservati nella pinacoteca comunale.

Sordini individuò il luogo preciso in cui questi affreschi originariamente si trovavano con anche un’annunciazione e cioè in un rincasso posto nei pressi dell’altare maggiore della chiesa di San Nicolò, ovverosia nella chiesa che, da quanto ci riporta un cronista del ‘400, Ser Mugnoni da Trevi, come lo stesso studioso riferisce, fu il luogo della sepoltura del celebre medico, convincendosi così che quegli affreschi staccati costituissero l’ornamento della sua tomba.

Sordini notò anche come quel San Cosma fosse dipinto proprio come un ritratto di qualcuno e si convinse che quella figura celasse le fattezze di Pierleone, anche se in età più matura rispetto al più giovane personaggio ritratto dal Lippi, ma che comunque si trattasse sempre di lui. Inoltre la tradizione del culto di quei due santi era completamente estraneo a tutta la pur vasta archidiocesi di Spoleto così come egli stesso ci riferisce.

Egli tuttavia non trovò prove certe che avvalorassero quella convinzione, ovverosia non trovo gli elementi inconfutabili che individuassero quello come il sito della tomba di Pierleone e si espresse con la prudenza che il rigore di studioso gli imponeva, tuttavia il suo sesto senso e perizia di archeologo e storico dell’arte lo assistettero così tante volte nei suoi molteplici ritrovamenti che, personalmente, non dubito affatto che anche questa volta avesse avuto l’intuizione giusta.

Se posso sommessamente permettermi un ulteriore contributo, aggiungerei che, guarda caso, i patroni della famiglia Medici furono proprio San Cosma e Damiano e parrebbe proprio che Cosimo de’ Medici – il nonno del Magnifico – festeggiasse il suo compleanno non in corrispondenza del giorno della propria nascita, ma il giorno in cui ricorreva la festività di San Cosma e Damiano forse proprio per l’assonanza del nome Cosma col suo.

Infine, la scheda ufficiale della pinacoteca comunale attribuisce quegli affreschi staccati ad un seguace di Benozzo Gozzoli il quale, a sua volta, lavorò agli splendidi dipinti della Cappella Dei Magi a palazzo Medici a Firenze.

Tutti elementi questi che paiono proprio confermare la giustezza dell’ intuizione del grande archeologo e studioso Giuseppe Sordini.

 (1) Giuseppe Sordini, – Alla ricerca della tomba di un uomo celebre – in atti dell’Accademia Spoletina anno 1901.

 (*) Scrittore e saggista 

 

 

 

 

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