Casapound presenta il libro sulle foibe | Attacco alla stampa e presidio antifascista

Anpi “Sciogliere Casapound”

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“Un giorno storico” così il responsabile provinciale di Casapound, Piergiorgio Bonomi ha esordito nella presentazione di questa sera del libro-fumetto “Foiba Rossa – Norma Cossetto, storia di un’italiana” di Emanuele Merlino con illustrazioni di Beniamino Delvecchio.

La sala consiliare di palazzo Spada, con buona affluenza di pubblico, è stata concessa per la prima volta a un’iniziativa di Casapound, alla quale ha preso parte anche l’assessore alle Pari Opportunità Elena Proietti, circostanza che aveva scatenato un’aspra polemica politica che si è concretizzata con il presidio antifascista organizzato dall’Anpi prima della presentazione del libro.

Giorno storico dunque, che non ha però calmato le acque. A inizio conferenza, sempre Bonomi, ha accusato duramente la stampa locale e ha annunciato querela nei confronti di alcune testate locali per aver scritto “cose vergognose”.

“Le accuse di negazionismo che ci sono rivolte sono vergognose. Condanno le infami leggi razziali fasciste, e questo è un libro che serve a far luce sulla biografia di una donna che ha subito un’atroce ingiustizia”.

Peccato che non sia siano spese altrettante parole per spiegare come mai sia stato utilizzato impropriamente il logo del Comune per pubblicizzare l’evento, vera miccia dell’esplosione del dibattito politico che è seguito.

“Non siamo certo noi i fomentatori di odio – ha sottolineato Bonomi – ma coloro che, ad esempio mi hanno aggredito per aver deposto una corona funeraria in commemorazione delle vittime delle foibe. Noi siamo riusciti ad andare avanti e superare i retaggi storici legati alle vecchie ideologie, qualcuno, invece, non ci è ancora riuscito. Spero che il libro possa essere distribuito a tutte le classi terze delle scuole medie ternane” – ha concluso Bonomi.

“Il libro parla di Norma Cossetto, infoibata tra il 4 e il 5 ottobre del 1943ha spiegato l’autore Emanuele Merlino ed è una donna che rappresenta semplicemente quello che è successo. È importante parlare di foibe in luoghi istituzionali come questo, nelle scuole, perché si parla di valori e di patrimonio storico comune a tutti gli italiani. Uccidere infoibando – ha spiegato ancora – significa cancellare un’identità per sempre. L’esempio di Norma Cossetto, che ha rifiutato ‘l’invito’ dai partigiani ad unirsi al movimento di ribellione sotto la minaccia delle armi, è quello di una donna che per difendere la propria identità è stata capace di dire ‘no’ per poi essere torturata e uccisa”.

“Essere assessore alle Pari Opportunità significa essere qui oggi ha commentato l’assessore Elena Proietti questo è il mio primo passo per questo assessorato e voglio sottolineare che Norma Cossetto è una donna che ha subito una violenza e tutti i tentativi di attribuire a questo un significato politico sono ulteriori violenze della sua memoria. Nella storia non ci sono morti di serie a e di serie b – ha aggiunto – io ho pianto sia quando ho letto il diario di Anna Frank, sia quando ho visto il film su Norma Cossetto. Norma era una donna sportiva e che amava i suoi fratelli italiani; Norma avrei potuto essere io”.


Un’ora prima della presentazione l’Anpi e alcune associazioni (presenti tutti gli esponenti delle opposizioni, compresi il vicepresidente del consiglio regionale Paparelli e l’ex sindaco Di Girolamo) hanno dato vita al presidio antifascista, abbastanza partecipato, precisando che il loro ‘bersaglio’ non è Casapound, ma la giunta Latini. Il vicepresidente dell’Anpi provinciale, Rossano Capputi ha sottolineato: “Questa iniziativa è il risultato di tre episodi che ci hanno indotto alla mobilitazione. Il primo è avvenuto durante la commemorazione dei bombardamenti di Terni, quando il sindaco non ha fatto alcun riferimento al regime fascista. Il secondo è l’incontro organizzato con incontro promosso per esaminare il ruolo dei ternani nell’azione repubblichina; il terzo è la presunta concessione del logo del Comune a Casapound, movimento del quale chiediamo comunque lo scioglimento, in ottemperanza alla risoluzione del Parlamento Europeo del 2018 che invita gli stati membri a sciogliere i partiti di orientamento neofascista”.

Ricordiamo che la risoluzione in questione è non legislativa ed è stata approvata con 355 voti favorevoli, 90 contrari e 39 astensioni il 25 ottobre 2018. I deputati denunciano che la mancanza di azioni efficaci contro tali gruppi ha permesso l’attuale ondata xenofoba in Europa.

Il testo menziona l’attacco che ha ucciso 77 persone in Norvegia nel 2011, l’assassinio della deputata britannica Jo Cox nel 2016 e il recente attacco di squadre fasciste di CasaPound contro la deputata europea Eleonora Forenza e il suo assistente lo scorso settembre a Bari.

La risoluzione ricorda anche che un “cittadino italiano è stato condannato a 12 anni di carcere per avere sparato a sei migranti africani, ferendoli, in un attacco a sfondo razziale nella città di Macerata, nell’Italia centrale” e altri episodi di violenza fascista in Polonia, Francia, Spagna, Germania, Grecia e i paesi scandinavi.

Si sostiene che l’impunità di cui godono le organizzazioni di estrema destra in alcuni Stati membri è una delle ragioni che spiega l’aumento delle azioni violente, che colpiscono la società nel suo complesso e si rivolgono a particolari minoranze come i cittadini europei di colore e le persone di origine africana, gli ebrei, i musulmani, i rom, i cittadini di paesi terzi, le persone LGBTI e le persone con disabilità.

Sul sito del parlamento europeo si legge ancora: “In reazione alle notizie stampa su possibili collusioni tra leader politici, partiti e forze dell’ordine con neofascisti e neonazisti in alcuni Stati membri, la Plenaria invita i Paesi UE a condannare e sanzionare i crimini motivati dall’odio e i discorsi di odio da parte di politici e funzionari pubblici, in quanto normalizzano e rafforzano direttamente l’odio e la violenza. Sono inoltre necessarie misure per contrastare la diffusione del razzismo, del fascismo e della xenofobia su Internet, in collaborazione con le aziende di social media.

I deputati propongono di istituire unità anti-odio nelle forze di polizia per garantire che questi crimini siano investigati e perseguiti. Esortano inoltre le autorità nazionali a vietare la formazione di gruppi neofascisti e neonazisti e qualsiasi altra associazione che glorifica il nazismo e il fascismo”.

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