“Casa Ancarano”, cantiere rimane sotto sequestro | I commenti

“Casa Ancarano”, cantiere rimane sotto sequestro | I commenti

La decisione dei giudici del Riesame emessa giovedì, non accolta l’istanza delle difese contro i sigilli alla struttura | Le motivazioni entro 45 giorni

share

Il cantiere di “Casa Ancarano” rimane sotto sequestro. Il Tribunale del Riesame di Perugia ha infatti bocciato l’istanza che chiedeva il dissequestro della struttura in fase di realizzazione nella frazione di Norcia devastata dal terremoto di fine ottobre 2016.

Martedì si era tenuta la discussione davanti ai giudici perugini da parte dei difensori delle tre persone indagate nella vicenda, il sindaco nursino Nicola Alemanno, il presidente della Pro loco di Ancarano Venanzo Santucci ed il direttore dei lavori Riccardo Tacconi, rappresentati dagli avvocati Luisa Di Curzio, Massimo Marcucci, Valentino Angeletti e Benedetta Pugnali. All’esito dell’udienza il Riesame si era riservato la decisione, arrivata nel pomeriggio di giovedì. Una doccia gelata per quanti speravano che potessero essere tolti i sigilli al cantiere della struttura polivalente di Ancarano e che potessero riprendere così i lavori.

I giudici evidentemente hanno ritenuto valida la tesi della Procura, che attraverso una memoria aveva ribadito la sua ipotesi poi convalidata dal gip di Spoleto che aveva disposto il sequestro di “Casa Ancarano”: la struttura cioè avrebbe dovuto essere autorizzata con procedure ordinarie e non con quelle emergenziali post sisma. Non accolta, quindi, la linea difensiva che puntava tutto su una ordinanza del capo dipartimento della protezione civile nazionale, la 460, che autorizzerebbe opere come quella in corso nella frazione nursina, grazie alla generosità di tante persone. Per le motivazioni dei giudici, però, bisognerà aspettare 45 giorni.


Casa Ancarano, chiuse le indagini | Martedì udienza al Riesame


Sul fronte dell’inchiesta coordinata dai pm Iannarone e Mattei, intanto, dopo l’avviso di conclusione delle indagini notificato quasi un mese fa, le difese degli indagati hanno presentato delle memorie. Il sindaco Alemanno, in particolare, attraverso i suoi legali ha chiesto di essere interrogato.

Bisognerà quindi capire se con i nuovi elementi apportati negli ultimi giorni cambierà qualcosa sul fronte dell’inchiesta e delle varie posizioni o meno. In caso contrario soltanto lo svolgimento del processo potrà chiarire il destino di “Casa Ancarano”.

I commenti

L’attenzione dell’opinione pubblica rimane al momento focalizzata sul Parco nazionale dei monti Sibillini, il primo  a sottolineare l’irregolarità nel voler realizzare la struttura socio-ricreativa di Ancarano in un’area sottoposta a particolari vincoli, dove non è possibile edificare nulla. Il presidente dell’Ente Oliviero Olivieri ha voluto ribadire  la posizione del Parco quest’oggi ospite in studio del Tgr dell’Umbria. Ricordando che negli ultimi mesi il Parco dei Sibillini ha emesso 207 provvedimenti, di cui 99 correlati al terremoto. “Soltanto in 2 casi sono stati dei no” ha osservato Olivieri, ricordando che 11 provvedimenti hanno riguardato un’area delicata come quella di Castelluccio di Norcia, dove è stato bocciato (dopo il no della Soprintendenza) il parcheggio, “ma abbiamo dato alternative e se non vanno bene il Parco è disponibile ad incontrare tutti i residenti”.

Intanto sulla bocciatura del dissequestro di “Casa Ancarano” interviene anche il sindaco di Norcia Nicola Alemanno, indagato per aver firmato l’ordinanza ritenuta valida dal Comune (ma non dalla magistratura) come titolo edilizio. Di seguito il commento alla decisione del Riesame.

“Ho ricevuto la notifica del rigetto del ricorso al Tribunale del Riesame per il dissequestro della struttura per la Comunità di Ancarano. Amarezza. Si amarezza, e disorientamento sono i sentimenti che sento di esprimere. Amarezza perché non riesco a trovare le parole per spiegare ad una comunità che con i denti resta aggrappata alla sua terra dopo aver perso tutto, che non può provare a ricominciare dallo stare insieme, senza peraltro pesare sulla spesa pubblica ma sul grande cuore degli Italiani.

Disorientamento perché ho utilizzato gli strumenti individuati dalle ordinanze del CDPC (Capo Dipartimento della Protezione Civile) e da uomo delle Istituzioni, alle quali porto devozione e rispetto, mi sarei aspettato che tutti ne avessero preso atto e che tutte le componenti dello Stato, quello che amo e per il quale lotto ogni giorno per farne rispettare i dettami, tutte insieme cercassero di aiutare la nostra Comunità a ripartire. In particolare l’Ente Parco che prima di altri dovrebbe comprendere che insieme alla tutela del nostro meraviglioso ambiente naturale, dobbiamo evitare il pericolo più grande: la deantropizzazione del nostro territorio. La costruzione in oggetto risponde proprio a questa esigenza!

Prendo amaramente atto che l’impostazione adottata non è condivisa ed è ovvio che attendo rispettosamente di leggere le motivazioni della sentenza per comprendere!

Ora però ho bisogno di essere aiutato a dare risposta anche alle altre Comunità della nostra terra che sulla scorta di questo esempio virtuoso hanno trovato soldi privati per dotarsi di un luogo sicuro per vivere in comunità ed esorcizzare la paura. Sono certo che la Presidenza del Consiglio, attraverso il Dipartimento di Protezione civile, tenterà di porre riparo anche a questa ennesima emergenza. Non ho mai voluto, insieme alla mia Comunità, rappresentare un problema. Anzi, ci viene da ogni dove riconosciuto di averne risolti tanti. Direi quasi tutti. Eccetto questo! E mentre lottiamo ogni giorno per resistere, per la Vita, siamo altresì consapevoli della necessità dei controlli che lo Stato effettua per dare garanzia dell’operato cristallino di tutti. Tuttavia le legittime ispezioni dei vari organismi competenti abbisognano del continuo e costante supporto dei nostri uffici che così vengono distolti da quello che, in questo momento, dovrebbe essere il loro compito prioritario: concludere prima possibile la fase dell’emergenza.

Non so come, non so quale possa essere il lavoro di compromesso per rispondere ancora una volta ai problemi di tutti, ma so che uno Stato Vero deve saper trovare la giusta mediazione tra queste diverse esigenze.

Non me ne vogliano i Magistrati, per il cui lavoro porto grande rispetto, ma questa volta non riesco proprio a comprendere: anche ammesso che secondo la loro interpretazione tale procedura non fosse stata pedissequamente rispettata (per mesi abbiamo lavorato in uffici sotto le tende in mezzo alla neve e sotto il sol leone), mi rimane difficile comprendere dove sia il reato penale. Persevero però nel reiterare incondizionata fiducia nella Giustizia. Non può che essere così”.

(aggiornato alle ore 15)

share

Commenti

Stampa