Carcere di Terni, detenuto aggredisce e minaccia di morte agenti della Penitenziaria

Carcere di Terni, detenuto aggredisce e minaccia di morte agenti della Penitenziaria

Sindacati denunciano situazione insostenibile, la posizione della Cgil e del Sappe

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Ennesima aggressione nei confronti degli agenti della Polizia Penitenziaria nel carcere di Vocabolo Sabbione di Terni, dove la questione della carenza di organico è stata sollevata dalla Cgil che raccoglie la denuncia del Sappe.

Secondo quanto è stato possibile apprendere da un nota del Sappe, un detenuto, dopo aver aggredito un agente, ha poi minacciato di morte, con un’arma impropria, anche il comandante del reparto, accorso prontamente a sostegno del giovane collega.

“Il detenuto responsabile – si legge nella nota – condannato all’ergastolo, ha aggredito il poliziotto per motivi incomprensibili, non è nuovo a certi atteggiamenti e da giorni è in protesta nella casa circondariale di Terni perché vuole essere trasferito. Spesso si rifiuta di rientrare in cella e questo è inaccettabile. Tutto ciò è sintomatico della grave carenza di sicurezza dovuta sempre alla scarsa presenza di personale”.

“Ancora una volta assistiamo all’assenza dell’Amministrazione Centrale e del Provveditorato della Toscana, che non vogliono farsi carico di problematiche ormai annose scrive la CgilSiamo al paradosso per cui non solo non viene garantita a Terni una dotazione di personale sufficiente a garantire elevati standard di sicurezza, ma addirittura, come abbiamo già denunciato, si prospetta l’arrivo di ulteriori 60 detenuti.

Fortunatamente, anche questa volta le vittime potranno cavarsela con un intervento da Pronto Soccorso ed una rapida prognosi di guarigione. Ma cosa si aspetta per intervenire? Che si arrivi alla tragedia?

Ancora una volta assistiamo a promesse delle politica che rimangono inevase. Il personale è stanco, deluso e amareggiato non vuole commemorazioni o medaglie, ma cerca attenzione e considerazione che può e deve essere espressa con atti concreti e non con parole vuote”.

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