Candidati Pd, l'ok nella notte dopo un Ferragosto di fuoco: conferme e sorprese

Candidati Pd, l’ok nella notte dopo un Ferragosto di fuoco: conferme e sorprese

Massimo Sbardella

Candidati Pd, l’ok nella notte dopo un Ferragosto di fuoco: conferme e sorprese

Mar, 16/08/2022 - 08:36

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Verini mantiene il posto di capolista per il Senato, Ascani alla Camera | Uninominale, un collegio ai socialisti

Il via libera alle liste pd per le elezioni politiche del 25 settembre è arrivato solo nella notte, con 3 voti contrati e 5 astenuti, al termine di un Ferragosto di accese trattative, rilanci, veti e rinunce preludio di possibili ulteriori strappi dell’ultima ora. Sta per scoccare la mezzanotte quando la Direzione nazionale del partito ufficializza la squadra con cui si presenterà agli elettori per sbarrare la strada a un centrodestra lanciato verso la conquista di Palazzo Chigi.

Una Direzione nella quale c’è stato dibattito vero, anche perché le mediazioni della domenica per arrivare ad una proposta ampiamente condivisa erano saltate. Così come sono più volte saltati gli accordi dell’ultimo momento. Tant’è che la Direzione è stata riaggiornata per ben tre volte, dopo la prima convocazione per le 11 della mattina. Sino al sofferto via libera finale, che lascia immancabilmente esclusioni e rancori.

“Potevo imporre persone ‘mie’, ma non l’ho fatto perché il partito è comunità” il commento del segretario Enrico Letta. Al termine di una seduta nella quale ha rimarcato la differenza con quanto avvenuto con il suo predecessore, Matteo Renzi: “Non ho fatto le liste tutto da solo, come avvenuto quattro anni fa”. Però i renziani, nel timore di future diaspore verso il polo centrista, sono stati tenuti fuori, come Luca Lotti. Che sui social ha dato spazio alla propria delusione, parlando di “scuse vigliacche”, dopo le spiegazioni del segretario Letta.

I candidati umbri

Tra coloro che hanno affiancato Letta per la composizione del puzzle candidature anche l’umbro Walter Verini, tesoriere del partito. Che il segretario regionale Tommaso Bori, su mandato del partito regionale compatto, ha provato, inutilmente, a far candidare in un posto sempre blindato, ma fuori regione.

Verini, come voleva, sarà capolista al Senato. Seguito da Manuela Pasquino. Il segretario Perugino Sauro Cristofani, chiamato per prendere eventualmente il suo posto, non ha dato la propria disponibilità per altre candidature.

Ci sarà invece Francesco De Rebotti, che pure, in una lettera firmata con Presciutti, aveva dato la propria disponibilità solo in cambio di un segnale di rinnovamento. L’ex sindaco di Narni sarà candidato al collegio dell’Umbria sud per la Camera. Per quello di Perugia, invece, ci sarà il segretario del Pd del Trasimeno, Stefano Vinti.

Come previsto, una delle tre sfide dell’uninominale sarà lasciato agli alleati. Al Senato, la sfida più dura, proverà il segretario regionale socialista Federico Novelli.

Anche perché Presciutti, coerentemente con quanto annunciato alla vigilia, vista la candidatura di Verini, si è chiamato fuori. Rivendicando poi la propria coerenza: “Anche stavolta, per l’ennesima volta, si è preferita l’autoconservazione” ha scritto su Facebook. Spiegando però che però continuerà la sua battaglia: “Forse il bello verrà proprio dal 26 ed io ci sarò come sempre!”.

Al proporzionale per la Camera, dietro alla capolista Anna Ascani, Terni ottiene il posto per il segretario Pierluigi Spinelli. L’unico posto, oltre ai due capolista, in cui si può sperare in un pur difficilissimo – col gioco dei resti – pass per Roma. Completano la lista l’assisana Claudia Ciombolini e Lorenzo Ermenegildo Zurli di Omphalos.

Le altre candidature

Il segretario nazionale Enrico Letta correrà da capolista alla Camera in Lombardia e in Veneto. Capolista al Senato a Milano sarà l’economista Carlo Cottarelli. C’è anche il virologo Andrea Crisanti, capolista nella circoscrizione Europa. Spazio anche a quattro under 35, capolista: Rachele Scarpa, Cristina Cerroni, Raffaele La Regina, Marco Sarracino. In Puglia, tra i candidati Luisa Torsi e Francesco Boccia, capolista al proporzionale per il Senato. Inizialmente fuori, ha poi accettato la candidatura in un collegio “tosto” a Roma Monica Cirinnà, la cui conferma era attesa dal mondo lgbt+, uno dei nomi su cui si è accesa la battaglia di Ferragosto.

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