ROMA (ITALPRESS) – L’intelligenza artificiale sta cambiando anche il mercato del lavoro. Rende più veloci i processi di selezione, aiuta i candidati a presentarsi meglio e accelera il recruiting. Ma apre anche un nuovo problema: quello della fiducia. Secondo il report globale Talent Trends 2026, basato sulle risposte di oltre 60 mila professionisti in 36 Paesi, Italia compresa, il 51% dei lavoratori è oggi alla ricerca attiva di nuove opportunità. Una quota in lieve calo rispetto agli anni precedenti, ma con un dato nuovo: candidati e dipendenti sono sempre meno disposti a tollerare inefficienze organizzative, mancanza di trasparenza e incoerenze da parte delle aziende. La vera sfida per le imprese, quindi, non è soltanto adottare strumenti di intelligenza artificiale sempre più avanzati, ma costruire ambienti di lavoro credibili, sostenibili e coerenti, capaci di trattenere persone più selettive e pronte a cambiare al primo segnale negativo. Il report evidenzia anche il paradosso dell’IA generativa. In due anni la sua adozione è triplicata, passando dal 17 al 53%. Il 55% dei candidati dichiara di utilizzarla per ottimizzare il proprio profilo professionale. Il risultato è che i curriculum diventano sempre più curati, efficaci e apparentemente perfetti. Ma proprio questa perfezione rende più difficile il lavoro dei recruiter. Il 36% degli hiring manager afferma di non riuscire più a distinguere con certezza un curriculum autentico da uno generato o migliorato artificialmente. La tecnologia, dunque, semplifica una parte del processo, ma non elimina il problema centrale: capire davvero competenze, motivazioni e affidabilità delle persone. Nel lavoro del 2026, l’intelligenza artificiale può aiutare a selezionare meglio. Ma la fiducia resta ancora una questione profondamente umana.
abr/gtr
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