Cade la segnaletica in supestrada, Ferrucci documenta e scatena il dibattito

Cade la segnaletica in supestrada, Ferrucci documenta e scatena il dibattito

Il professore dell’Università di Perugia tornava da Pisa | Per puro caso nessun ferito | Nazionalizzazione, il confronto a distanza con l’assessore Bartolini

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Fortunatamente non ha provocato incidenti, ma il crollo dei cartelli della segnaletica stradale sulla superstrada Firenze-Pisa-Livorno, documento dal professor Luca Ferrucci ha creato disappunto nei molti amici (anche umbri) che hanno commentato la disavventura del noto docente di Economia e gestione delle imprese all’Università degli studi di Perugia. Il palo che sorregge le insegne stradali è infatti caduto, nei pressi di Pontedera (dove soffiava un forte vento) proprio mentre Ferrucci stava tornando a Perugia dopo una riunione di lavoro all’Università di Pisa.

Ferrucci ha fotografato il singolare incidente, commentando: “Non se ne può più!“. Un post che ha creato dibattito, dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova e la conseguente volontà del Governo di nazionalizzare le autostrade. La superstrada in questione non è gestita da Autostrade che però, come ricorda Ferrucci, interviene nella manutenzione.

Tra l’altro, un operaio della squadra intervenuta per rimuovere il segnale che occupava la carreggiata, come si vede dalla fotografia, rivolge a Ferrucci un gesto di disappunto perché sta documentando il singolare incidente.

Rispondendo all’assessore umbro Antonio Bartolino, Ferrucci ribadisce la propria posizione in merito al dibattito sulla nazionalizzazione, espresso anche in organi di informazione nazionali: “Usciamo dal loop della dicotomia tra pubbliche virtù e privati vizi rispetto ai vizi pubblici e private virtù… Per usare uno slogan – prosegue Ferrucci – abbiamo bisogno di istituzioni pubbliche più intelligenti (in termini di capacità regolamentatoria e di monitoraggio) in più mercato concorrenziale… Come vedi – scrive ancora rivolgendosi all’assessore Bartolini – uno slogan assai diverso da quelli che in passato gridavano più stato e meno mercato oppure meno stato e più mercato“.

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