Bimbo di Norcia ferito nel terremoto, da Genova colletta per donargli una casa - Tuttoggi

Bimbo di Norcia ferito nel terremoto, da Genova colletta per donargli una casa

Sara Fratepietro

Bimbo di Norcia ferito nel terremoto, da Genova colletta per donargli una casa

Parrocchia di Sturla e tifosi della Sampdoria raccolgono 30mila euro in 10 giorni per Fulvio | Intervista a don Valentino, parroco in prima linea nei luoghi del sisma
Mar, 14/02/2017 - 20:38

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Bimbo di Norcia ferito nel terremoto, da Genova colletta per donargli una casa

Un bambino di Norcia con seri problemi di salute dopo il terremoto, il grande cuore di una comunità, quella di Genova Sturla (e i tifosi della Sampdoria), ed un sacerdote speciale che soltanto con un post su Facebook fa ‘piovere’ in 10 giorni 30mila euro: è una delle bellissime storie di solidarietà che arrivano a seguito del sisma che ha colpito il Centro Italia, concretizzatasi con la donazione di una casa di legno ad una famiglia nursina.

Il sacerdote, parroco della chiesa della Ss. Annunziata, nel popoloso quartiere genovese di Sturla, si chiama don Valentino e subito dopo il terremoto del 24 agosto ha fatto i bagagli ed è partito per Amatrice, per rendersi conto di persona della tragedia avvenuta e per portare prima di tutto supporto morale e spirituale a sopravvissuti e sfollati. Poi, negli ultimi mesi, si è spostato in varie zone del “cratere” del sisma, da Accumoli a Norcia. Tessendo contatti con le famiglie del posto, ascoltando le esigenze e mobilitando la sua parrocchia, ma non solo.

In 10 giorni raccolti 30mila euro grazie al passaparola su Facebook

norcia-casa2E così è avvenuto il primo febbraio, quando sulla sua pagina Facebook compare un post, con delle foto di una casa crollata, in cui si chiede aiuto per un bambino di Norcia malato, Fulvio (nome di fantasia per tutelare la sua privacy).  “Questa era la casa di Fulvio. – racconta don Valentino – Nella notte del 24 agosto durante la scossa di terremoto è scappato correndo fuori casa. Mentre usciva è caduto, si è fatto seriamente male. Fulvio sarà operato nei prossimi giorni. Questa era la sua casa. Mamma, papà, lui e la sorella sono attualmente in una sistemazione di fortuna. Mamma chiede una casetta di legno, perché Fulvio possa recuperare la salute al meglio. Con i volontari ci siamo impegnati oggi a comprare una casa di legno per questo bambino, sapendo che in tanti seguite e aiutate. Su questa vicenda, vorremmo molto presto pubblicare solo due foto: una, di Fulvio sereno e sorridente; l’altra, della casa che tutti insieme vogliamo regalare a lui e alla famiglia”.

Poi i dati del conto corrente della parrocchia Ss. Annunziata di Sturla – Genova e l’indicazione della causale: “Una casa a Norcia per Fulvio”. Il post è stato l’unico appello fatto dal sacerdote. In una decina di giorni è stato  condiviso da 725 persone. Ma quello che più conta è che nel conto corrente della parrocchia sono arrivati 30mila euro. Ed in appena 10 giorni al piccolo nursino è stata donata una casa di legno.

Domenica scorsa alla famiglia di Norcia sono state consegnate le chiavi della casetta. “Un miracolo, un autentico miracolo in dieci giorni, frutto anche di tantissime piccole donazioni” ha scritto poco dopo su Facebook don Valentino. “Chiudiamo qui la raccolta di donazioni per questa causa. Ognuno si senta parte di questa ricostruzione. E il buon Dio ricompensi chi, generosamente e anonimamente, rende tutto questo possibile”.

La lettera della parrocchia genovese al bambino

Insieme alle chiavi, la parrocchia della Ss. Annunziata ha consegnato a Fulvio ed ai suoi genitori una bellissima lettera. “Caro Fulvio, caro papà, cara mamma. Vorremmo darvi un calendario di 363 giorni; un calendario dove non ci siano il 24 agosto e il 30 ottobre. Ma non possiamo. Vorremmo darvi la salute, ma anche questa noi non possiamo darla. Devono pensarci i medici, la natura, il buon Dio. Noi oggi vi lasciamo due cose. La prima: non siete soli. Qui avete trovato una comunità che da lontano vi penserà, trepiderà per voi, pregherà per voi. Qui tu, Fulvio, hai tanti amici che hanno pianto quando hanno ascoltato la tua storia, e che respirano felici se sanno che la tua salute migliora e che stai bene. La seconda; una casa. Fulvio, oggi abbiamo donato a papà e a mamma una casetta di legno dove poter vivere questi anni che passeranno, prima della ricostruzione della casa distrutta dal terremoto. Mamma ce l’aveva chiesta. Noi siamo partiti da zero, e in dieci giorni abbiamo assistito ad un autentico miracolo. Tantissime persone hanno dato quel poco che potevano dare. Anche il mondo del calcio si è mosso: tutta la tifoseria sampdoriana ha devoluto per te una somma per aiutarti. In questa casetta di legno potrai crescere, e soprattutto affrontare la malattia e la convalescenza, verso un futuro il più normale e sereno possibile. Noi vorremmo cancellare certe cose dalla tua vita. Ma non possiamo. E allora ti diciamo che queste cose le vogliamo affrontare con te. E tu, ogni volta che vorrai, potrai tornare qui a Genova; troverai il mare, ma soprattutto troverai tanti cuori nei quali tu sei entratoTanti amici che ti vogliono bene”.

Don Valentino torna ad Accumoli e Norcia

Quello che don Valentino (affiancato dai volontari della sua parrocchia e non solo) è riuscito a fare  per il bimbo malato di Norcia è solo la punta di un iceberg di una miriade di cose che insieme ai suoi parrocchiani ha messo in campo in questi mesi a favore delle popolazioni terremotate. E il suo impegno non finisce qui.

Oggi il sacerdote si trova ad Accumoli e Grisciano, la settimana prossima tornerà nella città di San Benedetto. Grazie ai contatti con le famiglie riesce a capire i bisogni specifici e a far arrivare gli aiuti necessari: i genovesi si fidano di lui e contribuiscono, con il cuore e con i portafogli.

A raccontarci come nasce il suo impegno è lui stesso: “Tutto è iniziato con il terremoto del 1997: da lì in poi, mi sono reso conto che, quando succede qualcosa di questo genere,  uno dei modi per poter aiutare al meglio le persone e per poter dire cosa fare di utile, è quello di rendersi presenti sul territorio, senza aspettare alcune lungaggini che ci possono essere in questi casi. Nel 1997, prima di riuscire ad intervenire in prima persona sono passati 6-7 mesi, durante i quali stavo ad aspettare persone che mi indicassero quello che serviva. Da quella volta mi sono reso conto che, con mille cautele, senza mettersi in situazione di pericolo o scavalcare nessuno, se ci si rende presenti sul territorio ci si rende conto di cosa si può fare di utile”.

E questo ha fatto poi don Valentino in occasione del terremoto dell’Aquila del 2009, per quello in Emilia Romagna nel  2012 ed in occasione delle alluvioni a Genova nel 2011 e 2014. E che dall’inizio di settembre sta facendo in Abruzzo ed in Umbria. “Sono nati dei rapporti continui, stiamo seguendo in questo modo diverse situazioni da vicino”.

A Norcia, in particolare, il sacerdote e i volontari che lo aiutano hanno conosciuto di recente una famiglia e grazie a loro sono entrati in contatto con altre. Mentre ad Amatrice ormai è da mesi che è presente, in contatto con il parroco, con la Caritas, la scuola e le famiglie.

“Sono le persone che ci vengono a cercare per donare”

Tante le richieste delle persone colpite dal terremoto che sono state esaudite in questi mesi, soprattutto appunto ad Amatrice. Con una particolarità: non è la parrocchia di Sturla ad andare in giro a chiedere finanziamenti o beni, ma è la gente che cerca la parrocchia ed il parroco per donare.

Non andiamo in giro a chiedere le cose – spiega don Valentino – noi rendiamo note le richieste che ci vengono fatte e poi sono le persone che ci vengono a cercare, perché sanno dove le cose vanno a finire. Le persone si fidano e danno gli aiuti”. Una particolarità è anche il fatto che dai volontari genovesi non vengono fatte raccolte generiche di beni o generi alimentari, ma prima si conoscono le persone e poi si cerca di soddisfare i loro bisogni.

Ad Amatrice il primo aiuto, dal 5 settembre in poi, è stato di tipo psicologico, “è stata un’opera toccante” racconta il prete. Poi sono arrivate le raccolte di generi alimentari a lunga scadenza, distribuiti sul territorio dalla Caritas di Santa Giusta. Ma sono stati anche fatti più volte carichi di generi alimentari deperibili, anche perché ad Amatrice i negozi aperti fino a poco fa erano a decine di km di distanza. Sono stati portati nel piccolo comune del Lazio migliaia di euro di frutta, verdura, carne e pane, distribuiti direttamente famiglie. Grande anche il supporto alla mensa scolastica: “A Genova abbiamo raccolto  52mila euro che sono stati donati alla scuola di Amatrice per questo. Ma con la scuola abbiamo un contatto continuo, ogni volta che scendiamo andiamo a trovare i ragazzi”.

Abbiamo anche comprato miratamente – racconta orgoglioso don Valentino – dei doposcì nuovi per tutti i bambini, ci siamo fatti dire i numeri di scarpe, se erano maschio o femmina, uno per uno”. Varie le famiglie aiutate con interventi economici mirati, magari per poter acquistare una casetta o altro. E poi il sostegno alle aziende del posto: i prodotti tipici di Amatrice (il ‘kit’ per l’amatriciana), ma anche quelli di Norcia (miele, formaggi, salumi, legumi, cioccolata) forniti dalle aziende locali vengono venduti costantemente dalla parrocchia a Genova. E ad Amatrice molte cose – come stufe, elettrodomestici – sono  state acquistate in loco, dall’unica attività aperta, una ferramenta, per essere donate poi agli stessi abitanti della zona.

Insomma, se qualche cosa le scosse di terremoto che hanno colpito il centro Italia in questi mesi l’hanno insegnata, è che il cuore degli italiani è grande. Tante sono le comunità (anche estere) che si sono mobilitate per le parti di Umbria, Lazio, Marche e Abruzzo colpite dal sisma negli ultimi mesi. Tanti i singoli volontari, le associazioni, le parrocchie, i Comuni, le aziende che sono anche partiti per recarsi sul posto, portare generi alimentari e beni vari, ma perfino roulotte e camper. E ci sono anche i bambini che hanno voluto inviare i 5 euro risparmiati, i loro giochi. Gesti piccoli e grandi che danno un enorme segnale di speranza.

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