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Basta bottiglie e lattine abbandonate, Perugia pronta a reintrodurre il “vuoto a rendere”

Redazione

Basta bottiglie e lattine abbandonate, Perugia pronta a reintrodurre il “vuoto a rendere”

Sulla proposta accordo bipartisan in Commissione: la sperimentazione
Sab, 25/01/2020 - 09:26

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Basta bottiglie, lattine e contenitori di bevande abbandonati in strada o addirittura sopra i monumenti cittadini. Perugia prova a reintrodurre il “vuoto a rendere” ed altre buone pratiche per ridurre l’abbandono di contenitori di bevande.

La III Commissione consiliare ha discusso e approvato all’unanimità l’ordine del giorno presentato dai consiglieri del gruppo Idee Persone Perugia Lucia Maddoli e Fabrizio Croce per l’adozione di modelli e buone pratiche finalizzate alla riduzione dell’abbandono in strada di contenitori di bevande, da realizzare in collaborazione con i gestori delle stesse attività di somministrazione e vendita, nonché attraverso un’adeguata campagna di promozione e sensibilizzazione della cittadinanza.

“Il  proposito di riqualificazione della città auspicato da tutti in termini di vivibilità, socialità, sicurezza, ospitalità, decoro urbano – ha premesso il capogruppo Croce nell’illustrare l’atto – deve passare anche attraverso il perseguimento di un livello minimo di educazione civica da parte di tutti i cittadini, l’acquisizione di consapevolezza dei propri diritti e doveri da parte di tutti gli operatori del settore autorizzati, l’introduzione nel comparto del commercio di buone pratiche e modelli sperimentati altrove che possano contribuire ad ottenere questo risultato”.

La sola regolamentazione delle attività di somministrazione non è in grado di ridurre i problemi di decoro, vivibilità e sicurezza nelle vie cittadine, in quanto la responsabilità degli esercenti termina al di fuori dei propri spazi fisici di competenza, mentre la responsabilità a carico dell’utente di rispettare le norme sulla raccolta differenziata di contenitori di bevande chiusi acquistati presso negozi di prossimità, mini-market e supermercati non è adeguatamente supportata dalla diffusione di appositi raccoglitori lungo le vie, né il semplice divieto di abbandono dei rifiuti pare avere un effetto dissuasorio senza un monitoraggio costante del territorio a fini sanzionatori.

L’abbandono in strada di contenitori, in particolare di quelli in vetro, oltre che influire sul decoro e costituire un pericolo per l’incolumità dei cittadini, finisce spesso per favorire la degenerazione di liti o discussioni, in contesti di degrado avanzato ma anche in luoghi che avrebbero tutt’altra vocazione (come la recente rissa con bottigliate sulle scale della Cattedrale ha evidenziato), con conseguenze pesanti per l’ordine pubblico, la sicurezza e la qualità della vita cittadina, nonché per la percezione dell’immagine pubblica di Perugia, in particolare del suo centro storico, troppo spesso coinvolto suo malgrado in fatti di cronaca conseguenza più o meno diretta di maleducazione, malcostume o disagio sociale.

Sull’esempio di quanto applicato in molti paesi dell’Unione Europea (Germania, Danimarca, Norvegia, Olanda, Lituania) in cui la pratica del “Vuoto a rendere” per i contenitori in vetro o in plastica venduti in luoghi pubblici (Bar, Alimentari, Supermercati, Autogrill, ecc.) è obbligatoria o è fortemente incentivata dalle norme vigenti, anche in Italia qualche anno fa si era provato a sperimentare questa pratica, ma senza particolare convinzione. La proposta dei consiglieri, quindi, è di reintrodurre un sistema che nel nostro paese era di uso corrente fino alla fine degli anni ’80, in particolare si impegna la Giunta e il sindaco a valutare la possibilità di avviare nel breve termine, previo un periodo di studio e confronto sul tema con altri comuni italiani, ma entro l’inizio della prossima estate, una sperimentazione del ricorso al vuoto a rendere, mettendo in atto alcune modalità ispirate da esperienze positive registrate altrove o dal semplice buon senso.

Le proposte

Avvio di un piano di comunicazione e sensibilizzazione rivolto ai cittadini ed agli operatori che proceda in  parallelo con il perseguimento delle Linee programmatiche della Giunta in materia di Ambiente e Sviluppo sostenibile (nonché con le attività di rafforzamento della candidatura di Perugia a Capitale Verde);

Avvio di un apposito tavolo con gli operatori della Grande Distribuzione e con le rappresentanze di categoria che faciliti la introduzione da parte loro di modelli e pratiche in grado di premiare un consumo virtuoso e rispettoso dell’ambiente;

Progettazione di un piano di dislocazione in alcune aree cittadine, dove la criticità è particolarmente sentita, di appositi apparecchi mobili per la “restituzione dei vuoti”, previa individuazione di un sistema premiale verso gli utenti compatibile con i mezzi e le risorse messe in campo ed eventuale reperimento di partner privati sensibili a sostenere i costi della iniziativa (si vedano esperienze analoghe fatte a Rimini, Ferrara, Trento, in alcuni comuni della Sardegna, ecc);

Concertazione con gli esercizi cittadini della somministrazione e con le piccole rivendite al dettaglio di una sperimentazione “a tempo” della formula della “cauzione”, che preveda anche piccole forme premiali nei confronti degli operatori che aderiscano volontariamente (dalla pubblicità alle tariffe sui rifiuti, ecc,)

Stipula di un vero e proprio Patto con gli stessi esercizi per la condivisione di un nuovo sistema di “somministrazione etica” (si veda la recentissima esperienza del Comune di Bologna) che da un lato impegni il Comune ad adottare agevolazioni a beneficio degli esercenti virtuosi (riduzione premiale di alcune tasse comunali, conferimento di un bollino di qualità, supporto alla promozione di eventi per chi li organizza, ecc.) e nel contempo introduca nuovi obblighi a carico dell’esercente, commisurati ad alcuni indicatori critici in qualche modo certificati, come l’introduzione della cauzione sul conferimento di contenitori da asporto in vetro, metallo e plastica, il contributo ai costi di gestione condivisa di servizi igienici (per chi non ne dispone per le ridotte dimensioni dell’esercizio) e di steward (nelle aree a maggiore criticità), l’iscrizione ed aggiornamento dei propri dati e dei propri recapiti in un apposito Registro pubblico di reperibilità e l’impegno al rispetto delle normative in materia di impatto acustico, occupazione suolo pubblico, decoro urbano, sicurezza nei luoghi di lavoro.

Non solo il centro

“La problematica – ha precisato ulteriormente Croce – riguarda tutta la città e non solo aree specifiche, anche se la sperimentazione proposta potrà partire in centro per poi estendersi a tutta la città. Su questo tema la giunta già ha dato una prima adesione, con l’accoglimento da parte del Sindaco del nostro emendamento alle sue linee programmatiche di mandato, che introduce proprio l’oggetto dell’ordine del giorno. L’atto vuole essere un ulteriore momento di indirizzo, a cui poi sarà compito dell’amministrazione stessa, delle associazioni degli esercenti e di Gesenu trovare il modo tecnico di dare attuazione”.

Le associazioni

Alla seduta di commissione sono intervenuti anche i rappresentanti di Legambiente Umbria e di Legambiente Perugia, delle associazioni di categoria, Confcommercio e Confartigianato, e di Gesenu, che si sono detti, tutti, disponibili e pronti a collaborare per la realizzazione di quanto proposto.

In particolare, sia il presidente di Legambiente Umbria Maurizio Zara che quello dell’area di Perugia Castagnoli hanno ribadito l’interesse e l’importanza dell’argomento. “Al riguardo – ha spiegato Zara – Legambiente ha già iniziato una sorta di censimento delle attività del centro storico che hanno avviato un’attività di corretta raccolta e differenziazione dei rifiuti, in un’ottica di riduzione generale dei rifiuti e della plastica in particolare. C’è, dunque, un movimento in città su questi temi ed è fondamentale dargli sostegno e metodo, anche attraverso la collaborazione tra tutti i soggetti interessati”. Sui benefici economici e di immagine che possono derivare dall’attuazione della proposta ha messo l’accento il presidente Castagnoli, che ha ribadito la disponibilità di Legambiente a collaborare sia nella fase di progettazione che di realizzazione e promozione del progetto.

Dello stesso avviso anche Leonardo Panfili in rappresentanza di Confcommercio, che ha sottolineato la sensibilità dell’organizzazione da lui rappresentata rispetto a queste tematiche, e la disponibilità alla collaborazione con altre associazioni e istituzioni, come già dimostrato in altre realtà in Italia. Panfili ha quindi sollevato il problema spinoso, dell’abusivismo nella somministrazione che è presente soprattutto nei centri storici, “una piaga -ha detto- che, da un lato, peggiora la condizione di chi rispetta le regole e, dall’altro, del decoro e dell’ambiente della città. Credo, pertanto, -ha concluso- che l’impegno concreto nel contrasto all’abusivismo debba essere un altro elemento da dover considerare attentamente.”

Anche per il rappresentante di Confartigianato Imprese Perugia, Fabrizio Scacciatella, riuscire a mettere in piedi un percorso di buone pratiche è la migliore strada non solo per risolvere il problema del decoro e della cura dell’ambiente a beneficio di tutta la città, ma anche quello dell’abusivismo, tanto più dannoso proprio perché più difficile da controllare. Anche Scacciatella ha rinnovato la disponibilità dell’organizzazione degli artigiani e delle aziende rappresentate a collaborare, auspicando un’attuazione della proposta a tutta la città.

Massima disponibilità a raccogliere eventuali suggerimenti di miglioramento e a collaborare per la realizzazione della proposta è stata espressa anche da Fabrizio Valocchia, Coordinatore dei servizi Umbria di Gesenu. Valocchia ha spiegato che “attualmente il servizio prevede che Gesenu ritiri direttamente dalle attività il vetro e la plastica che le attività stesse correttamente differenziano, quindi che si proceda ad una pulizia generale, raccogliendo in maniera indifferenziata ciò che viene lasciato in giro da una certa ora in poi. Il problema, dunque, è proprio questa parte residuale di rifiuti, che è particolarmente impattante per quanto già espresso. In caso di grandi eventi -ha proseguito Valocchia – solitamente sono presenti dei nostri operatori per spiegare al pubblico come fare la raccolta differenziata di contenitori di bevande e altro. Da parte di Gesenu -ha concluso – c’è ampia disponibilità a una variazione del servizio che possa andare incontro ad un effettivo miglioramento delle attuali condizioni, nonché a mettere in campo un piano di comunicazione e sensibilizzazione nella direzione indicata dall’ordine del giorno”.

Anche il responsabile dell’U.O. Commercio del Comune, Ciccarelli, ha evidenziato come non vi siano difficoltà particolari nell’attuazione della proposta, anche in tempi ristretti, magari attraverso un sistema di premialità per i pubblici esercizi che si adeguano alla pratica del “vuoto a rendere” e una promozione adeguata, con il supporto indispensabile di Gesenu e delle associazioni di categoria. “Quello che, invece, è difficile prevedere è, piuttosto, -ha detto- è un intervento regolamentare che imponga agli esercizi commerciali di intraprendere questa strada, perché la normativa pone molti vincoli al Comune nel limitare la liberalizzazione dell’attività commerciale stessa”.

I tentativi del passato

Nel dare il via al dibattito tra il consiglieri, la presidente Casaioli ha ricordato il tentativo fatto, nel corso della precedente amministrazione Romizi, di attuare un maggior controllo sullo stazionamento di clienti fuori dai locali pubblici, per limitare sia il rumore che la presenza di rifiuti lasciati per strada. “L’attuazione pratica – ha sottolineato – è risultata più complessa del previsto, ma ci sono buoni spunti da cui riprendere”.

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