E’ la storia del Quartiere 2 del Comune di Firenze a portarci indietro nel tempo, fino a 50 anni fa, alla terribile alluvione che colpì il capoluogo toscano nel 1996. Protagonista del racconto, questa volta, non è Luigi Lo Cascio, come nella splendida pellicola di Marco Tullio Giordana de “La Meglio Gioventù”. Questa volta è il cardinale Gualtiero Bassetti, all’epoca curato della parrocchia di San Salvi. Il presule di Perugia nel 1966, proprio nei giorni dell’alluvione, compì un atto eroico, insieme ad Aldo Bernardini, alla fidanzata di quest’ultimo Luciana Buccioni, a Franco Toti e ad altri giovani. Era la mattina del 4 novembre, quando Bassetti e gli altri misero in salvo 60 bidoni di idrocarburi, stipati illegalmente in un magazzino di via San Salvi. Decisero di aprirli, per fare in modo che non esplodessero se fossero venuti a contatto con l’acqua. Sulla vicenda era stata aperta un’indagine dalla Procura di Firenze, per cercare di scoprire a chi appartenessero quei bidoni.
E’ lo stesso Comune di Firenze a ricordarlo, a 50 anni di distanza: i giovani, si legge in una sua nota, “agirono da veri eroi perché il loro pronto intervento scongiurò un’esplosione che avrebbe provocato danni ingenti, e forse anche dei morti, come avvenne invece in via Scipione Ammirato, sempre nel quartiere 2, poco distante da via San Salvi, dove era presente un deposito del genere, e dove si registrò un morto”. Bassetti ha recentemente dichiarato che per il 4 novembre sarà a Firenze, per ricordare quanto accaduto in quei giorni terribili e tragici per i fiorentini, dei quali resta memoria anche nella mostra fotografica inaugurata in questi giorni nel capoluogo toscano, intitolata “L’alluvione di Firenze del 1966”.
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