Il braccio di ferro a suon di carte bollate in seno all’Atc 3 del Ternano-Orvietano sull’elezione a presidente dell’avv. Roberto Romani torna ad essere anche uno scontro “politico” tra le associazioni venatorie, dopo che Libera Caccia, con il proprio legale Marzio Vacari, ha presentato prima una diffida alla Regione, chiedendo la revoca del voto, poi un formale ricorso al Tar per l’annullamento.
Per la Libera Caccia, infatti, quel voto non avrebbe rispettato il numero legale richiesto. Da qui la presunta illegittimità del risultato che ha portato all’elezioni di Romani e degli atti conseguenti dello stesso Atc3.
Una mossa, quella della Libera Caccia, appresa “con stupore” da Federcaccia Umbra, che scrive: “Pur non volendo entrare nel merito giuridico della questione – che, siamo certi, verrà vagliata nelle sedi opportune – non possiamo esimerci dal manifestare profonde perplessità circa le finalità politiche e associative di tale iniziativa. Le norme che regolano il funzionamento e le elezioni degli ATC sono chiare, così come chiaro è il risultato emerso dalle urne: 13 componenti del comitato hanno espresso il loro sostegno all’avvocato Romani, mentre soltanto 6 hanno sostenuto altri candidati. Si tratta di una votazione inequivocabile che ha sancito la volontà di ampia parte del mondo venatorio territoriale. Il ricorso, presentato sulla base della presunta illegittimità del quorum – attacca Federcaccia – appare pertanto come un tentativo strumentale di bloccare l’attività di un Comitato di gestione appena insediatosi, e che esce da un lungo periodo di gestione commissariale. Si tratta, a nostro avviso, di un gesto di grave irresponsabilità, soprattutto alla luce delle sfide che il comparto venatorio deve affrontare oggi”.

Prosegue Federcaccia: “Ogni associazione venatoria ha il pieno diritto di agire come meglio crede, anche ricorrendo agli strumenti legali previsti. Ma va detto con chiarezza: le battaglie non si vincono nelle aule dei tribunali, si vincono con i consensi. Consensi che Libera Caccia, evidentemente, non è riuscita a ottenere per eleggere un proprio rappresentante alla guida dell’Atc. Invece di interrogarsi sulle ragioni della propria sconfitta elettorale, si è preferito scegliere ancora una volta la via del contenzioso”.
Scrive ancora Federcaccia: “Ci chiediamo: come giustificherà Libera Caccia questa scelta nei confronti dei cacciatori umbri, che attendono con urgenza una gestione tecnica efficace del territorio? Come risponderà alle esigenze di chi guarda alla prossima apertura della stagione venatoria con l’aspettativa di un Atc funzionale, finalmente pronto ad agire dopo mesi di stallo?”.
“La caccia, oggi più che mai – prosegue Federcaccia – ha bisogno di unità, responsabilità e collaborazione, non di divisioni e battaglie fratricide. Il nostro mondo è già sotto attacco da più fronti – legislativi, ideologici e mediatici – e non possiamo permetterci di sprecare tempo ed energie in guerre intestine”.
Federcaccia Umbria ribadisce quindi il proprio sostegno al presidente Romani, di cui riconosce la legittimità dell’elezione, e al Comitato di gestione dell’Atc3, “auspicando che possano finalmente iniziare a lavorare nell’interesse della comunità venatoria e della corretta gestione faunistico-ambientale e ribadisce la massima fiducia nella giustizia amministrativa che siamo certi si esprimerà con la consueta correttezza ed imparzialità”.