Al Mater di Todi l'arte di Silvia Iorio, tra cosmogonie spirituali e codici profetici - Tuttoggi

Al Mater di Todi l’arte di Silvia Iorio, tra cosmogonie spirituali e codici profetici

Carlo Vantaggioli

Al Mater di Todi l’arte di Silvia Iorio, tra cosmogonie spirituali e codici profetici

Alla galleria Space Mater di Todi appuntamento con l’arte contemporanea di Silvia Iorio
Ven, 06/12/2019 - 12:25

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Al Mater di Todi l’arte di Silvia Iorio, tra cosmogonie spirituali e codici profetici

Gli artisti hanno sempre insita nella loro condizione umana una dualità esistenziale che lotta continuamente tra il “se” filosofico e lo spirituale, annullando molto spesso un “io” che nel tempo viene fagocitato, cannibalizzato, per lasciare spazio all’opera creata. I percorsi personali di ognuno di loro, diventano così una vera e propria ricerca del “centro delle cose” che affascina e tende a creare nell’osservatore empatia e una sorta di intimità solidale.

E tuttavia non sempre è possibile creare una relazione stabile con chi vive l’arte, molto spesso lontani da noi per aver già percorso miglia e miglia in più di una quotidiana umanità. Ma questo non è il caso di Silvia Iorio.

Silvia Iorio è un raro caso di medium, “filtro” come ama definirsi la stessa artista, che nella sua presenza umana e nella sua vicenda artistica, trova il senso del percorso individuale attraverso la creazione di strumenti interpretativi che dovranno aiutare l’osservatore esterno ad intraprendere un suo cammino di consapevolezza.

Dopo aver esposto le sue opere al MACRO di Roma, alla Biennale di Venezia e fino alla London Metropolitan University, in collaborazione con la Whitechapel Gallery, ora è il tempo di tornare nell’amata Umbria.

L’inaugurazione di Faith – questo il nome della personale della Iorio – si è tenuta infatti ieri 5 dicembre alla Galleria Space Mater di Todi, ma la collezione resterà esposta fino al 14 febbraio 2020.

Silvia Iorio, attraverso le sue opere, esplora l’universo dell’astrattismo visionario e del post-realismo utilizzando principalmente l’acquerello, le lacrime e il fluoro luminescente, insieme ai rotoli di carta intrecciata (che l’artista acquista in grandi quantità e che provengono direttamente dall’Himalaya), olografica e magnetizzata. Ne vengono fuori ampie o minuscole superfici blu, monocrome o trapunte di linee geometriche, asciutte o tempestate di stelle, che danno vita a un’opera enciclopedica e metaforica al tempo stesso, tentando di offrire ai visitatori le sue espressioni più intime, per renderle un universo cosciente. Una vera e propria cosmogonia.

E se la materia creata, i lunghi tendaggi in velluto, le lampade metafora dell’illuminazione e trafitte come un San Sebastiano, o anche le curiose poltroncine su cui abbandonarsi in una fluttuazione cosmica, sono la parte visibile del percorso di Silvia Iorio, esiste però anche un non visibile che è realizzato attraverso l’uso di codici misteriosi, per indurre l’osservatore in tentazione.

Lo spazio del Mater diventa così una sorta di Wunderkammer cinquecentesca dove la malizia lascia il posto alla curiosità consapevole. Si tenta di decifrare, con ciò che la Iorio ci mette a disposizione, quegli strani testi che sono una fusione sapiente tra i geroglifici egizi, i caratteri Devanâgâri del Sanscrito e gli alfabeti misterici di Giovanni Battista Della Porta e Enoch. Qualcosa che non può lasciare indifferenti. Non è un caso che una nota famiglia di industriali italiani ha da poco commissionato a Silvia Iorio la realizzazione di una intera stanza illustrata con i codici, in una villa palladiana del nord.

Faith, però, non è solo una sorta di confessione artistica della Iorio, ma è anche un atto di fede: “Per evolversi dalla Scienza alla Co_scienza, dall’empirismo all’illuminazione – spiega Silvia Iorio – è richiesto al pubblico un atto di fede nel futuro. Da qui il termine Faith, titolo ed essenza di una mostra che rifonda il proprio statuto, lo manifesta agli occhi e lo grida in silenzio, volgendo l’area espositiva in un luogo sacro di apparizioni”. “Così- continua la Iorio – l’invito è quello di rintracciare spazialmente il luogo dell’eterea realtà interconnessa, ma soprattutto di visualizzarla – ciascuno mediante il proprio spirito – rendendo il pubblico partecipe della mia sensibilità sottile per ricreare in galleria la percezione di una ri-nascita, spirituale e mentale”.

E questa rinascita aveva bisogno di un luogo simbolico per iniziare un percorso, un punto della circonferenza da cui tracciare un raggio per raggiungere il centro delle cose, proprio come la Galleria Space Mater di Todi.

Un luogo-scommessa su cui la sua direttrice, Marta Angeli Coarelli, crede molto: “Ho studiato interior design e poi, anziché andarmene, ho scelto di restare nella città in cui sono nata e di investire nella mia grande passione, l’arte. Per me la galleria Space Mater è un luogo “in movimento”, pronta ad ospitare le più svariate espressioni artistiche e il pubblico più vario. Vorrei che questo spazio diventasse un polo di aggregazione e di incontro”.
E continua: “Ho deciso di ospitare le opere di Silvia Iorio per questa sua capacità di entrare in sintonia con il pubblico e con lo spazio circostante. Attraverso la sua arte, ci prepariamo ad esplorare l’universo dell’astrattismo visionario per entrare in una dimensione non più solo terrena, ma cosmica”.

Silvia Iorio è nata a Roma. Studia biologia molecolare e astrofisica. Dopo 10 anni a Berlino, oggi vive e lavora in Umbria (Terni). La sua opera è parte di prestigiose collezioni d’arte pubbliche e private; l’artista ha anche esposto in importanti istituzioni, nazionali ed internazionali.

Galleria Space Mater è uno spazio espositivo a Todi che ospita espressioni artistiche statiche e performative guidato dall’interior design e giovane imprenditrice culturale Marta Angeli Coarelli.


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