Aeroporto dell’Umbria, la polemica volta alto

Aeroporto dell’Umbria, la polemica volta alto

Dopo il botta e risposta tra il management di Sase e FlyMarche ora serve una valutazione sull’operatore di chi lo scalo lo gestisce


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Se il rilancio dell’aeroporto umbro non decolla la polemica vola alto. Dopo il botta e risposta andato in scena nelle ore successive allo stop dei nuovi voli per Olbia, è inevitabilmente iniziato la caccia al responsabile. Da una parte il management di Sase, il cui cda è composto da 5 membri (presidente Ernesto Cesaretti, vice presidente Giorgio Mencaroni, i consiglieri Mauro Agostini in rappresentanza di Sviluppumbria e quindi della regione e Umberto Golinelli e Laura Tulli), dall’altra il tour operator FlyMarche. Al di là della barricata, l’Umbria e la sua immagine ancora una volta compromessa.


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C’è chi punta il dito sull’importante ruolo che la Regione, in particolar modo Svilupumbria, avrebbe dovuto avere nell’operazione di rilancio dell’aeroporto San Francesco. “I vertici di Sviluppumbria non sono stati in grado di rilanciare il turismo nella nostra regione e neppure di gestire in modo efficace il rilancio dell’aeroporto regionale, per questi motivi dovrebbero dimettersi”. Lo chiede il consigliere regionale Marco Squarta (Fratelli d’Italia), spiegando che “Sviluppumbria ogni anno incassa almeno sei milioni di euro dalla Regione Umbria, ma non ha messo in atto politiche di valorizzazione del ‘San Francesco d’Assisi’ e neppure investimenti per attrarre turisti nella nostra regione. Mentre sono state collezionate figuracce a livello nazionale per via dei passeggeri rimasti a piedi”. Insomma, il consigliere di opposizione parla di “politiche adottate, da Sviluppumbria ma più in generale dalla Giunta di Centrosinistra,  fallimentari e incapaci di affrontare le criticità di questo difficile periodo”. E in effetti, dopo i fatti degli ultimi giorni, di compromessa c’è l’immagine dell’Umbria e della sua capacità di attrarre turisti da fuori confine.


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Dopo la fallimentare operazione FlyMarche e la dubbia riuscita di FlyVolare, ricordiamolo, ancora in attesa delle certificazioni necessarie per attuare  nuove rotte da Perugia, qualcuno dovrebbe valutare le effettive capacità di attuare delle politiche di marketing territoriale da parte di chi l’aeroporto lo gestisce.

E la  tirata d’orecchie non mancano anche dalle file della maggioranza in Regione. “Che tipo di servizio Sviluppumbria stava dando all’utenza? – si chiede il consigliere del Pd Andrea Smacchi – . Il 2 agosto, fiutando qualcosa che non andava nel verso giusto, ho presentato un’interrogazione urgente proprio sulla incertezza degli accordi sottoscritti da Sase con FlyVolare (la compagnia in standby in attesa dei permessi necessari per attivare i collegamenti con Marocco, Olanda e Milano) e FlyMarche. Ora chi ha sbagliato dovrà pagare. La Regione Umbria che mette un milione all’anno per il rilancio dell’aereoporto non può permettere nè permettersi queste figuracce”.

Intanto sembra che qualcuno voglia vederci chiaro e sarebbe già in viaggio una convocazione firmata dal presidente della II commissione permanente di palazzo Donini. Eros Brega, infatti, invita il management di Sase in audizione in Regione. Di certo c’è solo il rilancio dell’aeroporto San Francesco dovrà attendere la prossima estate.

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